Wondercity 5

Il prologo di L’uomo elettrostatico ci presenta il Dottor Kronov, inventore di una tuta che gli costerà la vita, finendo in mani sbagliate e diventando così una minaccia per i ragazzi del Wonder Team. Pur comparendo solo in due pagine, la sua caratterizzazione è particolarmente riuscita grazie a una manciata di frasi pronunciate dalla Dottoressa Martha, che ha un’evidente passione per la scienza (e gli scienziati). La storia scritta da Alessandro Bilotta è la più autoconclusiva della prima stagione di Wondercity: essendo meno densa di eventi e indizi legati alle sottotrame orizzontali, è caratterizzata da un ritmo meno frenetico delle precedenti.

Sul fronte dei rapporti tra i protagonisti, Roary viene definitivamente trasferita nella camera di Charlotte, e la timida scintilla che si è accesa tra lei e Thomas inizia a evolversi in maniera sostanziale.

Se la loro è la tipica relazione adolescenziale, non si può dire lo stesso di quel che lega Martha e Bazyli, mai esplicitato davvero ma lasciato intuire tramite sguardi e parole. È un aspetto che magari non viene colto dai lettori più giovani ma aggiunge un ulteriore livello di lettura, a conferma del fatto che il target della serie sia più adulto di quello di altri prodotti analoghi.

Non portando avanti la trama principale, L’uomo elettrostatico risulta un capitolo di Wondercity più debole degli altri, imperniato sul “mostro della settimana”. Questo aspetto potrebbe essere conseguenza del fatto che per la prima volta la sceneggiatura non è firmata dal world-builder Giovanni Gualdoni. Genera altresì interesse la perdita dei poteri da parte dei membri del Wonder Team, elemento che se fosse stato anticipato (si palesa poco prima del finale) avrebbe caratterizzato maggiormente l’episodio, aumentando la sensazione di pericolo.

 

 

Gli accenni al furto della macchina passamuri e l’ennesima sfuriata di Erik sono riempitivi che non aggiungono granché alla mitologia della serie e sembrano più dei “promemoria” di quel che è avvenuto in precedenza. Si può dire lo stesso del filmato di Aki, una sequenza la cui funzione è quella di aprire una finestra sulla base sottomarina, così da poterla riutilizzare in futuro in maniera più organica.

Graficamente, Stefano Turconi realizza tavole sorprendenti (infilando anche una gradita citazione a Steamboat Willie), supportato dai giochi di luce e dagli effetti cromatici di Emanuele Tenderini e la sua squadra di coloristi. Purtroppo non è altrettanto efficace la copertina, che di per sé risulta gradevole ma nel complesso ricalca fin troppo la struttura delle precedenti, con l’intera squadra schierata per affrontare la minaccia di turno, appena accennata.

La storia breve Il male e la cura ci presenta il Christi Asylum – un carcere a metà tra Azkaban e il Manicomio Arkham – dove non si punta a punire i prigionieri ma a riabilitarli. Dietro questo nobile intento sembra però nascondersi qualcosa di losco, che ci porterà a vedere un direttore Bistruggle diverso da quello apparso negli episodi “principali”.

È intrigante come questi racconti di poche pagine non si limitino a essere dei divertissement ma aggiungano effettivamente qualcosa all’universo di Wondercity, permettendo ai lettori di scoprire (o intuire) qualcosa che in seguito si rivelerà importante per la macro-trama.

 

CHRONO WONDERCITY

 

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