Nel contesto di Year of the Villain, l’iniziativa DC Comics che vede i cattivi protagonisti di alcune delle serie più importanti in assoluto, John Carpenter, leggendario sceneggiatore e regista, si è occupato di una storia dedicata a Joker. Assieme a lui, a scrivere questa avventura a quattro mani, l’attore e scrittore Anthony Burch.

 

 

Joker: Year of the Villain, disegnato da Philip Tan e Marc Deering, arriva sugli scaffali delle fumetterie americane il prossimo 9 ottobre, e Nerdist ha raccolto le seguenti dichiarazioni dei due scrittori:

 

Joker: Year of the Villain, copertina di Philip Tan

Burch – La nostra idea era quella di raccontare una storia di Joker nel contesto degli eventi di City of Bane. Joker è colui che vuole da sempre incarnare l’epitome del caos e porsi in contrasto con tutto quel che il resto della società abbraccia. Cosa si troverà a fare quando quel modello sociale impazzirà? Da folle totale qual è, non sarebbe poi così felice di trovarsi a fare quel che fanno ormai tutti quanti, la cosa gli risulterebbe del tutto noiosa. Quindi, forse prenderebbe la direzione contraria e potremmo vedere che tipo di super eroe e giustiziere sarebbe.

Carpenter – Sono convinto che Joker sia il più grande cattivo dei comics. Inoltre è un personaggio incredibilmente versatile a cui puoi far fare quello che vuoi. Può essere folle, può essere sinistramente brillante e lucido, può prendere ogni direzione. È un personaggio eterno, lo adoro.

Burch – Scrivere Joker in questo contesto è stato meraviglioso, perché i personaggi che ruotano attorno a Batman sono ormai diventati più che delle icone della cultura popolare. Sono quasi divinità moderne, e noi abbiamo potuto giocare un po’ con questa figura che rappresenta un sacco di cose e un sacco di diverse visioni del mondo.

Carpenter – Ricordo la serie TV del ’66, quando ogni volta c’era un cattivo diverso ospite dell’episodio e Cesar Romero interpretava il Joker. Faceva davvero un lavoro grandioso. La sua faccia era seriamente inquietante. C’è una vignetta, nella nostra storia, in cui lui e uno dei suoi scagnozzi camminano su un muro che è presa pari pari dalla serie TV dell’epoca.

Burch – Non siamo i primi, poiché l’ha già fatto Grant Morrison con la sua graphic novel su Arkham, a introdurre l’idea che Joker non sia affatto pazzo, ma sappia perfettamente quel che fa. Si tratta di un’interpretazione che mi ha sempre affascinato, perché è sempre molto facile stigmatizzare la malattia mentale, e il comportamento del personaggio non è affatto conforme alla realtà dei disturbi mentali.

Per esempio, chi è affetto da forme di malattie mentali è più incline a soffrire che a procurare sofferenza agli altri. Quindi pensavamo che sarebbe stato interessante, divertente ma anche piuttosto tragico focalizzarci su un personaggio per nulla folle che attrae a sé i veri pazzi e li radicalizza, trasformando le loro paure e ansie, la loro solitudine e il loro senso di abbandono, in una rabbia cieca verso la società.

 

 

 

Fonte: Nerdist

 

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