Wondercity 1

Nel marzo 2005, Edizioni BD pubblicò uno speciale sketchbook di Wondercity, un volume che proponeva le tavole in bianco e nero del primo episodio e alcuni studi preparatori del fumetto ideato da Giovanni Gualdoni (Akameshi, L’anello dei 7 mondi), Stefano Turconi (PKNA, Witch) ed Emanuele Tenderini (100 anime). Già in questa versione il progetto risultava decisamente promettente, tanto che sarebbe potuto diventare una perfetta collana di cartonati alla francese. I diritti passarono in seguito a Free Books, che intendeva portare Wondercity nelle edicole.

Gualdoni aveva concepito Wondercity come una miniserie in tre parti, ma durante la lavorazione lo sviluppò arricchendolo di sottotrame, ambientazioni e personaggi, fino a ritrovarsi tra le mani un’opera con le potenzialità di diventare una saga ben più elaborata, da proporre suddivisa in stagioni. A fine 2005 uscì il primo numero della serie, che ricalcava il formato e la veste editoriale di testate Disney di nuova generazione, come Monster Allergy e Mickey Mouse Mystery Magazine.

La storia si svolge alla fine degli anni Trenta tra le sconfinate praterie africane, dove è stata costruita un’avveniristica città autosufficiente dal punto di vista energetico e ricca di tecnologia automatizzata. Wondercity vuole professare un ideale di progresso e benessere mondiale raccogliendo le menti più illuminate del pianeta, le quali istruiscono ragazzi dotati di talenti, il corrispettivo dei poteri mutanti degli X-Men o della magia in Harry Potter.

Proprio nei confronti della saga di J.K. Rowling il fumetto ha il debito maggiore, fin dalle prime tavole in cui due misteriosi personaggi sovrannaturali osservano l’incidente che provoca la morte dei genitori della protagonista, una scena che ricorda l’incipit con Silente, la McGrannitt e Hagrid a Privet Drive.

 

 

Il modo in cui viene presentata la città, l’istituto, i professori e gli studenti ricalca una struttura simile, e il cast è composto da figure che rientrano in tipologie di personaggi ben riconoscibili, ma il risultato appare tutt’altro che derivativo: il fumetto ha una forte identità e riesce a catturare il lettore con una vicenda ricca di elementi che definiscono le fondamenta della serie.

Roary è un’orfana che, a seguito della morte dei genitori, ha vissuta in campagna insieme ai nonni, in una sorta di fattoria dei Kent; la sua vita cambia quando viene invitata al Collegio delle meraviglie per imparare a gestire il suo talento, grazie al quale è in grado di far uscire il suo spirito dal proprio corpo e comunicare così con i defunti. Arriva in città accompagnata da due strani individui che stanno cercando di rapirla: questo perché, a quanto pare, i suoi poteri sono stati presi di mira da diversi gruppi. La ragazza sarà però tratta in salvo dal Talent Team, la squadra operativa composta dai migliori studenti dell’istituto: il leader Tej, il cascamorto Vittorio, il ribelle Erik, la socievole Charlotte, il secchione Thomas e la dispettosa Aki.

Wondercity 1, anteprima 01

Il talento di Roary riesce in modo efficace nell’arduo compito di introdurre l’elevato numero di location e personaggi della serie; alcuni sono solo accennati, come i professori, ma questa rapida carrellata permette già di intuire quanto sia complesso il wordbuilding di Wondercity.

Tra dinamiche scene d’azione e dialoghi frizzanti, la vicenda scorre con un ritmo sostenuto (anche per via della quantità di elementi da introdurre) e, inoltre, offre a Roary la possibilità di dimostrare le sue abilità, quando i fuochi fatui del cimitero dell’istituto decidono di impossessarsi di un gigantesco robot senza però riuscire a controllarlo. Tra strane creature che osservano gli eventi da lontano e U-boot nazisti pilotati da una ciurma di scimmie, ci sono davvero tantissimi semi lanciati per i prossimi episodi, a dimostrazione dell’accurato lavoro di pianificazione che garantisce una forte connessione tra i vari albi della serie.

Turconi realizza tavole straordinarie, nelle quali può sfoggiare il mastodontico lavoro di documentazione e di design effettuato per la serie: ogni vignetta contiene architetture e figure su cui soffermarsi, uno dei modi migliori per costruire un universo narrativo credibile. Impossibile non rimanere affascinati dalle espressioni dei volti, dal diner Siberia… persino le nuvole hanno una propria identità visiva! Tenderini, che all’epoca era all’inizio della sua carriera, riesce a definire l’atmosfera delle diverse scene grazie a uno stupefacente utilizzo della palette cromatica. Dall’uscita di questa storia sono passati quasi quindici anni, ed è sbalorditivo come la colorazione digitale dell’epoca risulti fresca e attuale ancora oggi.

L’albo contiene anche il primo appuntamento con Tales of Wonder, una breve e simpatica storia scritta da Teresa Radice e disegnata dallo stesso Turconi, che in sole dodici tavole forniscono una visione di Wondercity parallela alla trama principale. L’Ipnonauta racconta la disavventura del professor Scrubs, inventore di un ipnoscafandro in grado di entrare nei sogni delle persone per trasformarli in incubi. In qualche modo, però, il macchinario si ritorce contro il suo creatore dopo un incontro felino del tutto imprevisto…

I fumetti sono accompagnati da alcuni redazionali che approfondiscono i personaggi e la storia del Collegio delle meraviglie, con una cartina dell’istituto e la descrizione degli ambienti principali. Sono il materiale extra migliore che un lettore possa trovare: contenuti enciclopedici che permettono di immergersi a fondo nel mondo di Wondercity. Molto gradevoli anche gli articoli di giornale che rendono tutto ancora più “reale”: il primo è incentrato sugli eventi della storia principale, il secondo sul racconto breve e il terzo che fa da gancio all’episodio successivo…

 

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