Special Marvel Edition #15, copertina di Jim Starlin

Il Comic-Con International 2019 è ormai alle spalle ed è inutile negare: l’evento del 2019 è stato senza ombra di dubbio l’annuncio dei Marvel Studios riguardo alla Fase 4 del Marvel Cinematic Universe. La maggior parte dei film e delle serie TV che ci aspettano metterà in mostra personaggi già consacrati, ma siamo certi che una domanda solca la corteccia cerebrale di tanti fan non proprio appassionati dei fumetti della primissima ora: chi diavolo è Shang-Chi? Andiamo a fornirvi con piacere le nozioni fondamentali su questo personaggio.

Il film, che uscirà nella primavera del 2021, diretto da Destin Daniel Cretton e interpretato da Simu Liu, per quanto riguarda il protagonista eponimo, porta al Cinema il Maestro di Kung Fu dell’Universo Marvel. Unico possibile concorrente al titolo è Pugno d’Acciaio, Iron Fist, che un malaccorto serial Netflix ha in qualche modo sottratto alle nostre speranze di una convincente resa sullo schermo. Se quest’ultimo è un artista marziale fortemente compromesso da componenti mistiche, Shang-Chi non condivide questa vicinanza con il soprannaturale: il suo talento è puramente atletico e mentale.

Tuttavia, Shang condivide con Danny Rand il periodo di nascita. Erano gli anni Settanta, epoca di enorme popolarità dei film di arti marziali provenienti dall’Oriente e di santificazione della figura di Bruce Lee (cui il personaggio di cui vi parliamo è chiaramente ispirato), quando ha visto la luce, grazie a Steve Englehart e Jim Starlin, proprio lui, il creatore di Thanos, personaggio entrato di diritto a far parte dei villain più famosi della Storia del Cinema; debutta sulle pagine di Special Marvel Edition #15, del 1973, come tentativo di intercettare l’ondata di successo del kung fu presso la cultura popolare. Da quest’ultima, e in particolare dai romanzi pulp di qualche decennio prima, sono tratte anche le sue dolorose origini.

Master of Kung Fu #126, copertina di Mike Mayhew

Shang-Chi è infatti il figlio di Fu Manchu, criminale per eccellenza dei romanzi di Sax Rohmer, scrittore della prima metà del secolo scorso. Vera e propria eminenza grigia dei complotti internazionali provenienti dalla Cina, Fu Manchu è il leader di una tentacolare organizzazione criminale. Suo figlio Shang-Chi, sin da piccolissimo artista marziale provetto, cresce nella convinzione che sia un benefattore, ma ben presto scopre la verità e diventa la principale spina nel fianco di Manchu, del resto della sua poco raccomandabile famiglia e dei loro scagnozzi. Nel film che vedremo, dato che il titolo parla dei Dieci Anelli come suoi avversari, la figura di Fu Manchu sarà probabilmente sostituita dal villain Marvel che più gli somiglia in assoluto: il Mandarino, non quello fasullo, che abbiamo visto in Iron Man 3.

La serie che racconta le sue gesta è Hands of Shang-Chi: Master of Kung Fu, che ci mostra il giovane guerriero collaborare con l’organizzazione spionistica dell’MI-6, il servizio di intelligence britannico, per poi fondare una gruppo di spie tutto suo, il Freelance Restorations. Fino agli anni Ottanta, la serie propone storie che mescolano due generi fondamentali: le arti marziali e lo spionaggio. Shang-Chi vive in questo periodo il massimo della propria popolarità, accedendo al novero piuttosto ristretto di quegli eroi Marvel in grado di entrare nel cuore dei lettori pur non avendo super poteri; uno dei pochi a farcela tenendo in vita così a lungo una serie personale.

 

 

Una popolarità che va però scemando con il passare tempo. Nel 1983, dopo dieci anni di pubblicazioni e dopo essere stato ospite frequentissimo di Deadly Hands of Kung Fu, serie che narrava storie dei vari personaggi Marvel legati alle arti marziali, la sua testata regolare chiude. Shang-Chi resta sostanzialmente relegato, da allora, al sottobosco dei comprimari della Casa delle Idee. Fa comparsate sporadiche nelle storie degli altri eroi, soprattutto quando queste hanno a che fare con le arti marziali o la Cina. Vive un momento di revival negli anni Novanta, con la storia autoconclusiva Master of Kung Fu: Bleeding Back, scritta da Doug Moench. Dopodiché arrivano un suo ciclo di storie all’interno del rilancio di Journey into Mystery, alla fine del decennio, e una miniserie, Master of Kung Fu: Hellfire Apocalypse, dai toni molto adulti e dal successo traballante, all’interno dell’etichetta Marvel Knights. Il 2006 vede per lui un ruolo in una formazione minore degli Eroi in Vendita.

Master of Kung Fu #1, cover

Negli ultimi anni, pur senza tornare ai livelli di popolarità di un tempo, è stato oggetto della considerazione di alcuni sceneggiatori. Ed Brubaker, nelle storie di Secret Avengers, ne ha rivisitato le origini: la Casa delle Idee non ha da decenni i diritti sul personaggio di Fu Manchu, quindi ha rettificato l’identità del padre di Shang-Chi, facendone uno stregone cinese immortale che usava come pseudonimo il nome del famoso personaggio pulp.

Da allora, il Maestro del Kung Fu ha persino fatto parte, per qualche tempo, della formazione ufficiale degli Avengers, portando al gruppo degli Eroi più potenti della Terra le sue straordinarie abilità marziali: velocità sufficiente a evitare i proiettili, controllo della propria forza vitale e del proprio equilibrio psicofisico e capacità di utilizzare al meglio le proprie qualità atletiche e spirituali, che ne fanno un personaggio rispettatissimo dagli eroi più quotati. Non a caso, lo hanno cercato come mentore in situazioni di necessità personaggi come Wolverine, Capitan America, Spider-Man e Domino. L’ultimo sceneggiatore in ordine di tempo a utilizzarlo in una storia tutta sua è l’ex wrestler CM Punk, sul revival del 2017 di Master of Kung Fu, parte dell’iniziativa Legacy.

Non sappiamo quale direzione abbiano intenzione di prendere i Marvel Studios con il personaggio. Certamente la scelta di Shang-Chi come protagonista è dettata, almeno in parte, dalla volontà di approdare con sempre maggior successo presso l’enorme mercato cinese. La casa di produzione ha già mostrato di essere in grado di portare alla notorietà personaggi di seconda fascia dell’Universo Marvel, come Ant-Man e Pantera Nera. Qui ci troviamo di fronte a un eroe di terzo, forse anche quarto piano, ma non certo privo di potenziale, se trattato con intelligenza e gusto. Due qualità che, sinora, non sono mancate a Kevin Feige e ai suoi.

 

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