Abbiamo avuto il piacere di intervistare Rachele Aragno e di parlare con lei della sua prima opera da autrice completa, Melvina, edita da BAO Publishing. Si tratta di un’avventura colorata e fantastica ambientata nel mondo di Aldiqua, che ha come protagonista una ragazzina con un grande desiderio: quello di diventare grande!

Ecco come ce ne ha parlato la sua giovane creatrice:

 

Ciao, Rachele, e benvenuta su BadTaste.it!
Comincerei con una domanda di rito per presentarti ai nostri lettori: com’è nata la tua passione per l’illustrazione e per il Fumetto? E quando hai deciso di intraprendere questa carriera professionale?

La prima cosa che ho fatto, da piccola, è stata prendere in mano una matita e disegnare. Non ho più smesso. E disegnando, giorno dopo giorno, sentivo che da grande avrei voluto farne una professione.

Ho scoperto che amavo i fumetti solo dopo averne comprato uno… Ne ero totalmente affascinata, quelle storie sembravano film ma con la possibilità di immaginare le voci degli attori e la colonna sonora. Il Fumetto ha un linguaggio tutto suo e, se si imparano a usare gli strumenti giusti, si hanno potenzialità infinite per poter emozionare, sconvolgere o divertire il lettore. Ho sempre avuto un sacco di cose nella testa da raccontare e ho capito che avrei potuto farlo solo così.

Sulla quarta di copertina di “Melvina” campeggia la frase: “Questa non è una favola!”. Se dovessi descrivere la tua storia, dunque, come la definiresti?

Una storia che parla di coraggio. Melvina è una ragazzina piena di rabbia, in attesa di diventare grande per potersi affermare e far valere la propria voce. Ma si scontra con la realtà di Aldiqua e con un temibile nemico che le faranno capire quanto sia difficile fare la scelta giusta e imparare dagli errori. Credo che, a un certo punto, lei abbia dovuto far appello a tutto il suo coraggio e provare a combattere la paura, perché non aveva alternative. Ed è questo che ci fa diventare grandi: affrontare la paura anche se dentro moriamo dallo spavento, cadere e poi rialzarci, fare la voce grossa per essere ascoltati, guardare in faccia i mostri che popolano la nostra vita e cercare di essere più cattivi di loro.

Melvina è un personaggio che hai creato quando eri molto giovane: ti va di parlarci di com’è nata? E se dovessi descriverla in tre parole, quali sceglieresti?

È nata quando avevo più o meno tredici anni. Era morto mio nonno e, superato il primo periodo di sconforto totale, ho deciso di reagire creandomi un alter ego – Melvina, appunto – che fosse coraggiosa e piena di problemi come me. Magari insieme avremmo saputo affrontare la vita che si prospettava inaspettatamente crudele, e così è stato. Se dovessi descriverla con tre parole? Testarda, coraggiosa e sensibile, forse anche troppo.

I genitori di Melvina hanno un ruolo molto importante nella storia, ma allo stesso tempo non appaiono mai: a cosa è dovuta questa scelta?

Ho deciso di non far apparire i genitori di Melvina perché volevo che l’attenzione si concentrasse solo su di lei e sul mondo di Aldiqua. Ricordo che da adolescente ero completamente assorbita dai miei problemi, dai miei stati d’animo, dalle emozioni che mi distoglievano da tutto il resto e soprattutto dal mondo degli adulti. Volevo che si capisse il senso di alienazione che si prova da ragazzi e come viene vissuto il primo vero distacco dalle attenzioni dei genitori: è come se si creasse un piccolo mondo composto solo da noi stessi. Era importante avere un punto di vista empatico con la protagonista, che ci facesse mettere nei suoi panni e ci riportasse a quando anche noi ci siamo sentiti distanti mille miglia da tutto il resto.

“Melvina” è il tuo esordio come autrice completa: nel corso della lavorazione ci sono stati particolari momenti di difficoltà?

Moltissimi! Ho iniziato a lavorare al mio libro con un sacco di ansia. Mi chiedevo se sarei stata all’altezza di raccontare una storia così lunga e complessa, se i colori che sceglievo fossero giusti per i personaggi e i paesaggi, se i dialoghi fossero troppo infantili o troppo lunghi. Ho avuto il terrore che, una volta arrivata a metà, non sarei riuscita ad andare avanti e mantenere un buon livello di narrazione. Ho anche provato milioni di emozioni che non saprei nemmeno definire. Insomma andavo dritta nel buio e senza un’arma per difendermi. La cosa bella è stata avere editori fantastici che mi hanno aiutata ogni giorno, ascoltando le mie paranoie e confrontandosi con me nei momenti no. Un grazie di cuore va a loro.

La tua opera è popolata da numerosi personaggi secondari piuttosto pittoreschi: ce n’è qualcuno a cui sei particolarmente affezionata? E a cosa ti sei ispirata per crearli?

I bambini che aspettano di nascere sono i miei preferiti, perché incarnano il senso della vita e della purezza, sono in assoluto le creature più buone e delicate di Aldiqua. Ovviamente anche Malcape è importante per me: rappresenta il male assoluto, quello che non si può redimere mai. Loro, così come tutti gli altri personaggi, sono nati per puro caso, guardando le persone che conosco o che ho incontrato: di solito appunto su un quaderno tutti i particolari che mi colpiscono e poi li unisco o li perfeziono ai fini della storia che devo raccontare.

Il tuo è un fumetto trasversale che può essere apprezzato da un pubblico di giovanissimi ma anche da lettori adulti. Quando hai cominciato a lavorare alla storia, avevi in mente un target specifico?

Non avevo in mente nessun target, ho deciso di raccontare la storia così come l’avevo creata all’inizio. Volevo essere fedele il più possibile all’originale, senza soffermarmi troppo per capire a chi fosse destinata. Ma sono molto felice che sia apprezzata in ugual modo da ragazzi, bambini e adulti, perché non credo esista un’età giusta per leggere un libro come “Melvina”. I suoi messaggi possono essere interpretati e letti senza difficoltà da tutti, ognuno poi li elaborerà a seconda del suo grado di maturità e di sensibilità.

Leggendo la tua storia è difficile non pensare a romanzi come “Alice nel paese delle meraviglie”, di Lewis Carroll, e “Il meraviglioso mago di Oz”, di L. Frank Baum. Ci sono delle opere che ispirandoti hanno contribuito alla nascita di “Melvina”?

Tutto quello che leggo ha contribuito a far nascere “Melvina”, dai fumetti ai romanzi! Leggo davvero tanto fin da quando ero bambina, e leggo di tutto, dai libri horror alle storie per ragazzi, dalle graphic novel francesi ai fumetti americani. Roald Dahl, Tolkien, Poe, Eisner, Moebius, Mignola, Miller, King, Barker, Moore… Sono solo alcuni degli autori che nel tempo hanno saputo sussurrarmi all’orecchio idee buone per il mio libro. E sono sempre alla ricerca di bravi autori e storie fantastiche che riescano a stuzzicare la mia creatività.

Il tuo stile di disegno si sposa perfettamente con le atmosfere fantastiche dell’avventura di Melvina e compagni. Ci sono degli artisti ai quali ti ispiri o che ritieni possano aver avuto una particolare influenza su di te?

Tutti gli illustratori di favole, fiabe o racconti dell’epoca vittoriana, come William Blake, Vogel, Rackham, Rossetti… Poi i Preraffaelliti, Mucha, Beatrix Potter, Jill Barklem, E.H. Shepard, Carter Goodrich, Hayao Miyazaki. Ovviamente i fumetti hanno giocato un ruolo fondamentale e autori come Mike Mignola, Kevin O’Neill, Guillaume Bianco, Toni Sandoval, Manu Arenas, Corrado Roi, Will Eisner e Moebius, per citarne solo una piccola parte, hanno contribuito a far nascere il mio stile.

Stai già lavorando ad altre opere? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sì, sto lavorando a nuovi progetti di cui ancora non posso parlare, ma spero di poterlo farlo presto! Mi auguro che tutte le persone che hanno letto “Melvina” continuino a seguirmi e a leggere i fumetti che scriverò, e spero di scriverne davvero moltissimi altri…

Grazie mille per l’intervista e la bellissima videorecensione! Onoratissima!

 

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