Di Joker: Killer Smile e Question: The Deaths of Vic Sage, storie che Jeff Lemire scriverà per l’etichetta Black Label della DC Comics, con un dietro-front importante rispetto alle dichiarazioni che ci ha rilasciato in un’intervista di poco più di un anno fa, vi abbiamo già dato notizia.

Il fumettista canadese ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito che vi riportiamo di seguito:

 

Joker: Killer Smile #1, copertina di Andrea Sorrentino

Nel corso delle nostre collaborazioni su testate come Green Arrow e Old Man Logan, io e Andrea Sorrentino abbiamo sviluppato una grande chimica e condividiamo la stessa sensibilità visiva. Siamo sempre in cerca di nuove sfide ed è stato proprio lui a suggerire che avremmo potuto lavorare su un progetto riguardante Joker. Credo che lui sia molto attratto dalle storie più oscure, con un sacco di elementi psicologici e drammatici, quindi il personaggio è perfetto.

Come accade con Batman, icona assoluta, credo che Joker sia aperto a grandi interpretazioni, come abbiamo visto accadere con artisti, scrittori e versioni diverse nel corso degli anni. Quel che mi attraeva era l’idea di una versione un po’ più terra terra e realistica di presentarlo, il che è di per sé un concetto terrificante. Non è la figura cartoonesca ed esagerata a cui siamo abituati quella che vedremo, ma avrà comunque la follia dentro di sé e il consueto desiderio di caos.

Volevo raccontare una storia intimista sul modo in cui la sua malvagità sia in grado di devastare una famiglia normale o una relazione esattamente come fa con la società in generale. Questa idea mi ha conquistato: il senso di terrore che darebbe avere il Joker nella propria cerchia familiare. Da padre e marito, l’idea che questo caos e questa oscurità invada il mio spazio personale è la cosa più spaventosa a cui riesca a pensare. E da lì sono partito.

 

Ci sarà un nuovo personaggio, il dottor Ben Arnell, brillante psichiatra che ha in cura il Joker, ad avere a che fare con lui. Niente di nuovo, ma il rapporto tra i due sarà qualcosa di completamente inaspettato, secondo Lemire, che preannuncia che Arnell rappresenterà il punto di vista dei lettori sul personaggio.

Killer Smile non sarà però una storia sull’Arkham Asylum in sé. La celeberrima struttura sarà solo il teatro degli eventi.

 

Ad essere onesto, non mi sono mai sentito legato particolarmente al Joker, ma amo raccontare storie per Andrea, che illustra il paesaggio psicologico di un personaggio. Quindi, quando lui ha fatto la proposta, l’idea di esplorare il suo mondo in senso metaforico, surreale e psicologico la cosa mi ha entusiasmato. Non voglio calcare la mano sull’aspetto di riflessione, nella storia, su quel che sta succedendo nel mondo contemporaneo, ma ci sono alcuni elementi del caos e della paura che mettiamo in mostra in Killer Smile che credo siano evidenti nella società odierna, politicamente e socialmente.

Spesso la gente prende un personaggio come il Joker, già tenebroso di per sé, e vi proietta la propria oscurità per romanticizzare le sue azioni, il che mi ha sempre un po’ infastidito. Voglio usare il personaggio di Ben, che ha una luce dentro di sé molto forte, per marcare le ombre di Joker e mostrare nuove cose di lui su cui i lettori possano riflettere. L’idea generale di cercare un equilibrio tra luce e ombra è per me più interessante del tentativo di raccontare una storia tipo The Killing Joke.

 

Se Lemire non ha mai particolarmente desiderato lavorare su Joker, le cose stanno diversamente quando pensa a Question, il personaggio creato da Steve Ditko:

 

Question: The Deaths of Vic Sage #1, copertina di Bill Sienkiewicz

Ho sempre desiderato scriverlo. L’anno scorso, al San Diego Comic-Con, Dan DiDio chiacchierava con me di progetti da sogno, e io ho immediatamente nominato lui e Denys Cowan, perché la run di Denys e Denny O’Neil su Question era definitiva e anni avanti per l’epoca. La storia aveva una voce davvero singolare e il personaggio sembrava parlarmi direttamente. Quando scrivevo le storie di Freccia Verde, ho avuto modo di reinventare un po’ quel super eroe e, nel pensare a un modo per farlo mio, le storie di Question sono state un riferimento fondamentale di come narrare una storia su un personaggio metropolitano, che fosse anche una grande vicenda di detective.

Per quanto ami la run di Denys, non seguiremo quelle trame con questa serie, perché non è mio dovere proseguirle. Tuttavia ho voluto remixare alcune delle idee che funzionarono in quel caso, in modo da renderle ancora più rilevanti nel 2019. C’è molto di quell’ambizione di raccontare una storia con un lato politico e una rilevanza sociale, ma che sia anche un grande giallo.

Sin dalla primissima versione di Steve Ditko, Question è un uomo estremamente connesso alla società, ma al loro nucleo le storie sono sempre esistenziali, parlano della ricerca di un’identità. C’è molta rabbia nel mondo di oggi che proviene dal fatto che le persone sono diventate incapaci di capire il punto di vista altrui, e un personaggio come Question è a suo modo la cifra di colui che va alla ricerca delle sfumature di grigio della società.

La storia riguarda Vic Sage, sin da quando l’ho immaginata. Ho voluto tornare all’idea di Denny e Denys e ho sempre avuto la sensazione che il personaggio di Renee Montoya appartenga troppo a Greg Rucka, che ne comprende la natura meglio di chiunque altro. Amo le storie di Renee nei panni di Question e non ho voluto pestargli i piedi in alcun modo.

 

 

Fonte: Gizmodo

 

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