Tra gli ospiti di BAO Publishing alla quinta edizione di ARF!, abbiamo avuto il piacere di incontrare Alberto Madrigal, autore di Un lavoro vero, Va tutto bene e disegnatore di Berlino 2.0.

Lo scorso aprile, la casa editrice milanese ha pubblicato Pigiama computer biscotti, nuova opera in cui per la prima volta il fumettista spagnolo si racconta in prima persona. Nell’intervista che trovate qua sotto parliamo con lui di questo differente approccio alla narrazione e dei suoi progetti per il futuro.

Ringraziamo Daniela Mazza e lo staff di BAO Publishing per la disponibilità.

 

Ciao, Alberto e bentornato su BadComics.it!
Sulle pagine d “Pigiama computer biscotti” ti metti in gioco in prima persona, sia come artista che come uomo, raccontandoci molti aspetti della tua vita privata e della tua professione. Come è nata questa scelta?

Pigiama computer biscotti, copertina di Alberto Madrigal

Ciao a tutti e grazie. Prima di dedicarmi a “Pigiama computer biscotti”, ero impegnato nella lavorazione di un altro libro non autobiografico, sebbene sempre incentrato su episodi tratti dalla mia vita. Era un’opera che mi stava appassionando molto, ma improvvisamente mi sono fermato, perché non riuscivo ad andare avanti. A quel punto ho iniziato a leggere alcuni saggi incentrati sulle esperienze di altri scrittori, sulla maniera in cui si approcciavano i loro blocchi creativi. Inoltre, il materiale che avevo realizzato fino a quel momento mi piaceva molto, avevo anche iniziato a disegnare qualcosa in maniera diversa, per cercare di dare una voce e una forma diversa a quanto stavo scrivendo, ma tutto mi appariva finto.

La mia fortuna è stata parlare in quel periodo con Michele Rech, Zerocalcare, il quale mi ha consigliato di aprire un blog sul quale poter sperimentare un nuovo linguaggio in totale libertà. Devo essere sincero, è stata un’esperienza bellissima, lavorare sul blog mi ha aiutato tantissimo. Cosa posso dire, aveva ragione lui! [Ride] “Pigiama computer biscotti”, dunque, riprende alcune pagine inizialmente realizzate per il blog, in quanto molto più spontanee rispetto ad altre tavole da me realizzate.

Per quanto riguarda l’aspetto narrativo, invece, sono rimasto piacevolmente colpito da opere come “On Writing”, di Stephen King. Mi hanno dato lo spunto per realizzare un libro che trattasse lo stesso argomento ma focalizzando la mia attenzione sul Fumetto: un’opera che possa in qualche modo essere utile per altri fumettisti. È una delle regole che mi sono dato, ovvero realizzare il fumetto che io vorrei leggere. Di certo non ho l’esperienza e il peso specifico di King, però volevo portare a quanti più lettori possibile la mia esperienza e il mio punto di vista. Mentre pensavo tutto questo, sono diventato papà.

 Il materiale che hai realizzato in precedenza l’hai accantonato definitivamente o verrà ripreso in futuro?

L’idea di realizzare “Pigiama computer biscotti” è stata così inaspettata e forte che ho deciso di mettere in pausa quanto precedentemente realizzato. Il materiale è molto buono, ma volevo prima completare questo volume, poi riprenderò il tutto. L’autobiografia è un tipo di racconto che mi piace tanto. Quando ho iniziato a realizzare le prime pagine di “Pigiama computer biscotti” sono stato felice di riaprire questa parentesi in cui ho potuto parlare di quanto mi è accaduto negli ultimi anni.

 Rispetto ai precedenti lavori in cui affidavi il tuo pensiero a personaggi immaginari, questa volta ti metti in gioco in prima persona. Quanto è stato differente per te gestire questo diverso punto di vista?

È stato sicuramente diverso. Oltre a parlare di me, ho coinvolto nella storia anche mia moglie, i miei amici, e quindi avevo meno libertà, in quanto non potevo cambiare troppo gli eventi. Tieni presente che quando realizzi qualcosa con te in prima persona non si tratta mai del 100% di verità, però volevo che la storia fosse quanto più veritiero possibile, senza fare troppe modifiche. Ad esempio, nel mio primo romanzo grafico, “Un lavoro vero”, il protagonista era un personaggio di finzione con il quale condividevo lo stesso percorso formativo, i sentimenti e le emozioni, ma non tutto quello che gli succedeva è preso dalla mia vita. In questo caso, non ho voluto cambiare gli eventi anche se sarebbe stato più funzionale per il libro.

Quindi, mi sono imposto di non uscire dai binari della realtà e di raccontare tutto così come l’ho vissuto. Da una parte è stato difficile, dall’altra però mi viene abbastanza naturale parlare di fatti reali. È come quando racconti un aneddoto a un amico: hai ben precisa in testa l’informazione, poi sta a te aggiungere qualcosa che renda il tutto più divertente, accattivante. Inventare tutto è molto più faticoso.

Testi e disegni: quale aspetto è stato favorito maggiormente dall’esperienza del blog?

Entrambi. Da anni ero alla ricerca di un tratto che fosse ancora più spontaneo e immediato. Avevo paura che realizzare un fumetto lungo con uno stile nuovo magari non avrebbe incontrato subito il favore dei miei lettori. Con il blog ho potuto sperimentare avere maggiore libertà di presentare le mie scelte artistiche.

Anche sotto l’aspetto narrativo, il blog è stato un laboratorio. Mi capitava spesso di disegnare una tavola senza sapere cosa sarebbe successo nella pagina dopo. Quando realizzi un’opera più lunga, non puoi farlo. È stata un’esperienza fondamentale per me.

 In “Pigiama computer biscotti” ci mostri i tuoi ultimi anni senza alcun filtro e, soprattutto, ci mostri il processo creativo alla base del tuo lavoro. Quanto è difficile aprire le porte del tuo studio al mondo esterno, mostrando le paure, le ansie e le aspettative che ti accompagnano?

È qualcosa che ho fatto senza troppi problemi, anche perché cerco sempre negli altri un confronto sulle paure o le ansie. A me piacciono tantissimo i saggi in cui gli autori si mettono a nudo. L’unica mia preoccupazione era quella di poter risultare noioso, perché non tutti sono appassionati di lettura, e chi lo è magari sa già tutto. Quindi, sì, ero molto preoccupato all’idea di sembrare noioso. Ho provato a scrivere in maniera ironica, divertente. Speriamo che arrivi ai lettori.

 La nascita di un figlio ha sicuramente cambiato la tua vita, sia come uomo che come fumettista. Alla fine del libro, sembri aver trovato una risposta alle domande che hanno messo a rischio la tua carriera. Le tue motivazioni sono ancora solide o in qualche modo la paternità ti ha spinto a rivedere alcune posizioni?

Le motivazioni sono ancora più solide di prima. In questo senso, “Pigiama computer biscotti” mi è servito per rafforzare la mia posizione, comprendendo meglio perché per me sia importante raccontare storie. Credo che ognuno di noi debba seguire le proprie passioni, ciò che lo far star bene. Se non lo fai, rendi una persona peggiore te e coloro che hai accanto. Grazie a questo libro l’ho capito ancora di più.

La cosa difficile è trovare un equilibrio tra il lavoro, la passione e la famiglia. Al netto di tutte le difficoltà connesse all’essere padre, un figlio ti spinge a essere più pragmatico, concentrato solo sulle cose realmente importanti.

Ti sento molto tranquillo in questo momento, credo che tu abbia infine trovato questo equilibrio.

A volte mi sembra di sì, altre invece no. Una cosa, però, è chiara nella mia testa: so in che direzione andare e come ritrovare l’equilibrio. Credo che capire questo sia un aspetto importante per la vita di ognuno di noi.

 L’aver indagato così a fondo in te stesso ti ha lasciato esausto oppure l’essere consapevole della direzione intrapresa ti ha reso carico e pronto a realizzare un nuovo fumetto?

La scintilla è scattata e voglio ripartire. Ho tanta voglia di completare quel libro che ho messo in pausa. Solo che tra un mese divento padre nuovamente.

 Che bella notizia, auguri!

Grazie. Quindi ho deciso di dedicare quest’ultimo periodo della gravidanza a mia moglie e i miei figli. Prima di rimettermi a lavoro, voglio essere mentalmente libero, così da poter riprendere il progetto e non interromperlo più.

 Le tue opere sono fortemente legate alla tua esperienza personale, traducendo in fumetto il disagio di una generazione. Alla luce del tuo percorso di maturazione, senti il desiderio di spostare la tua ricerca narrativa verso altro?

Non ragiono molto su queste cose. Magari, guardandomi indietro, mi dico che avrei potuto variare un po’ le tematiche dei miei fumetti, ma sono un autore spontaneo, mi lascio guidare da ciò che sto vivendo nel momento in cui mi metto a lavorare. E, in tutti questi anni, il mio pensiero era rivolto al conflitto tra inseguire una passione e trovare un lavoro che mi desse stabilità.

Non volevo che “Pigiama computer biscotti” parlasse solo di lavoro ma che si soffermasse anche sulle passioni, sulle relazione tra le persone della mia età. In tal senso, la nuova storia ha un approccio diverso. Non posso assicurarti che resterà tale per tutto il fumetto, visto che non è ancora conclusa, ma in questa prima parte ho cercato di mantenere un approccio inedito rispetto ai miei precedenti lavori. In realtà, già questo libro è diverso dal primo. Vediamo come si evolve il prossimo.

Dal punto di vista artistico senti di volerti spingere più in là oppure hai trovato una dimensione che ti soddisfa pienamente? Insomma, quel benedetto cassetto in cui custodisci gli acquerelli lo aprirai o non è ancora il momento?

Fosse per me, lo aprirei subito! [Ride] Per ogni mio lavoro inizio provando a fare qualcosa con gli acquerelli, ma poi non sono convinto e lascio perdere. Spero di riuscire a non fermarmi alla prima difficoltà, in futuro, ma di andare avanti.

Sarà sincero: non sento l’esigenza di cambiare la componente grafica. Ammiro molto artisti come Gipi o Manuele Fior e la loro necessità di cambiare. Per quanto mi riguarda, non avverto tutta questa esigenza. Quando mi metto a disegnare, lascio che il disegno fluisca senza troppi pensieri, ogni volta influenzato da un particolare momento della mia vita.

Mi accorgo che con gli anni è cambiato, è un po’ diverso. Magari il lettore non lo nota, ma io avverto delle differenze importanti che ho potuto sviluppare grazie alla mia esperienza sul blog. Cominciare con gli acquerelli è sicuramente ciò che vorrei più di ogni altra cosa.

Vista l’importanza ricoperta dal blog per la maturazione della tua esperienza artistica, lo porterai avanti?

Vorrei portare avanti questa esperienza. L’ho interrotta solo nell’ultimo periodo, per completare “Pigiama computer biscotti”. Curare un blog porta via un bel po’ di tempo, e farlo saltuariamente è brutto non solo per te ma anche per i tuoi lettori. La mia preoccupazione, dunque, è non avere tempo visti i tanti impegni.

Per ovviare a questo problema, ho un’idea tutta mia e tu sei la prima persona a cui la confesso: vorrei aprire un mio account su Patreon, così da poter fornire a pagamento a chi mi segue del materiale con il quale mostro il mio lavoro, dallo storyboard alla sceneggiatura. A qualcuno, addirittura, potrei inviare direttamente delle tavole ad acquerello. In questo modo, potrei accantonare qualche lavoro di illustrazione e concentrarmi sul blog anche mentre lavoro al nuovo libro. Potrebbe essere un modo per finanziare la mia attività. È un metodo che ha più successo all’estero che in Italia, ma è onesto e diretto. Io offro un servizio al lettore in cambio di pochi Euro. Per dirti, se Gipi facesse una cosa del genere, io darei tutto quello che ho!

 

Alberto Madrigal e Pasquale Gennarelli

 

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