Di recente abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Ariel Vittori e Laura Guglielmo, le fondatrici di Attaccapanni Press. Al centro dei diversi temi trattati c’è SYNTH/org, la loro nuova autoproduzione, attualmente acquistabile tramite crowdfunding tramite la relativa campagna Indiegogo, e l’apparato produttivo dietro alla creazione di un volume, dalla scelta del tema fino al prodotto finale.

 

Ciao, Ariel e Laura! Benvenute su BadTaste.it!
Recentemente avete lanciato una campagna su Indiegogo per la produzione della vostra nuova antologia, “SYNTH/org”. Com’è nata l’idea robotica alla base del progetto?

Laura Guglielmo – Il volume è nato, come spessissimo succede con le antologie di Attaccapanni Press, dal desiderio di esplorare temi di cui in primo luogo sia io che Ariel siamo già appassionate. La fantascienza – e i temi correlati di esplorazione, sfondamento dei limiti dello spazio, del tempo e del progresso, il contatto con il nuovo e con l’inatteso, la meraviglia, la sorpresa – sono una palestra ideale per creare storie memorabili.

Lo spunto robotico, invece, è arrivato dopo: ci piaceva molto l’idea di realizzare una coppia di raccolte che esplorassero la fantascienza attraverso le lenti di due tropes opposti. Se il primo volume è sui robot, è facile immaginare su cosa possa essere il secondo!

Quando realizzate un’antologia, scegliete sempre di riunire un gran numero di artisti. Come si è svolta la selezione in questo caso? Potete già dirci qualcosa riguardo alle tredici storie che proporrete e ai rispettivi autori?

SYNTH/Org, copertina di LRNZ

Ariel Vittori – Come sempre, avevamo già deciso un certo numero di autori da invitare, sei in questo caso. Luca Claretti, che abbiamo invitato per il suo dinamismo e colore esplosivo, confermati dalla sua storia che racconta il primo videoclip di una band completamente robotica. Susanna Rumiz, con una freschissima storia di un robottino cleptomane ossessionato dalle cose verdi. Francesco Guarnaccia, che ci ha proposto una storia sul concetto di vacanza, e come due freelance cerchino di insegnarlo a un robot (e forse anche a se stessi). Beatrice Zeo Bovo, che ci parla di un robot che affronta l’ardua impresa di insegnare l’empatia ad adolescenti problematici. Leonardo Mazzoli ci porta in mezzo a un’avaria nello spazio profondo con un ufficiale marziano che ha la sola I.A. della nave come aiuto. E, infine, Laura Guglielmo, che con un fumetto full color presenta una storia sull’obsolescenza tecnologica e il significato del condividere anni di lavoro con un robot.

Gli altri sette, invece, sono emersi da un’Open Call internazionale indetta nel settembre dell’anno scorso: hanno partecipato principalmente italiani, ma anche molti americani. Semplicemente, i sette più in linea con la nostra sensibilità e idea di racconto robotico sono stati i nostri connazionali.

Ben cinque sono esordienti incredibili: Francesco Ramilli e Daniele Aquilani che ci raccontano un noir a tinte rosa (letteralmente); Kam Racine ed Enrica Leone, che invece ci portano in un remoto villaggio dal sapore medievale in cui i robot sono dei draghetti che portano la posta; e infine Arianna Climaci, con la storia di una biologa e il suo motivatissimo assistente robot.

Gli altri invece sono professionisti già pubblicati (talvolta da noi!) e che ci hanno piacevolmente sorpreso partecipando. Si tratta di: Valeria Favoccia, con “Iris”, che è una storia breve di rincorsa e di perdita; Giorgio Abou Mrad, che ci parla di collaborazione e comunicazione tra robot in una missione su Marte; AlbHey Longo che ci racconta di robot, rivoluzione e rock; e, infine, Zeno Colangelo, che ci porta nella finalissima di un torneo di lotta tra robot dalle conseguenze insospettabili, un “Robot Wars” all’ennesima potenza.

Molto spesso le antologie che uniscono stili anche parecchio diversi tra loro rischiano di essere caratterizzate da una mancanza di armonia estetica. Nel vostro caso, però, la veste grafica viene sfruttata per rendere il più possibile coerente e morbido il passaggio tra una storia e l’altra. Qual è il percorso che porta all’ideazione di un impaginato grafico coerente?

Guglielmo – Quando mi trovo (e credetemi, è uno dei momenti che più mi entusiasmano ogni volta) a immaginare la “confezione” per le nuove antologie, mi chiedo sempre essenzialmente due cose: che impressione voglio che dia alla prima sfogliata? Cos’hanno in comune tutte le storie?

Partendo dall’elemento unificante, che nel caso di “SYNTH/org” è la tecnologia futuristica e tutti i suoi rimandi visivi a linee pulite, essenziali e dinamiche, cerco di tradurre questa intenzione in veste grafica. Nelle raccolte che vogliono includere sotto la stessa copertina estetiche diverse è fondamentale cercare di far sì che la grafica sia al tempo stesso cornice, vetrina e piedistallo per il contenuto del libro. Trovarne una che sia sufficientemente neutra da rispettare le vere protagoniste del volume, sufficientemente d’impatto da farsi ricordare e sufficientemente coesa da completare il prodotto non è facile, ma è sicuramente una delle sfide che più pregusto ogni anno!

Una delle cose che più mi aiutano a immaginarla è scegliere una palette di colori che faccia da “firma” al progetto e lo distingua fortemente dai precedenti. Usando questa come punto di partenza inizio a pensare al logotipo e al font dei testi dell’interno: una volta trovato il giusto matrimonio tra questi elementi è tutto in discesa!

La copertina è realizzata da LRNZ, un grande autore che ha più volte trattato il tema tecnologia/uomo nelle sue diverse declinazioni. Da cosa nasce l’idea dell’illustrazione?

Vittori – L’idea è veramente tutta sua: noi abbiamo messo in tavola il tema dell’antologia e lui ha cominciato a pensarci ed elaborare. Noi siamo davvero quasi solo state ad ascoltare e seguirlo nella sua elucubrazione.

Da subito sapeva di voler sfruttare un forte contrasto tra ambientazione e soggetto, e da qui lo sfondo sacrale della chiesa del Borromini con un grande, oscuro robot a fluttuare davanti al rosone. Il soggetto stesso, il robot, ha attraversato diverse evoluzioni, passando da semplice drone fino ad arrivare a questo complesso aspetto quasi floreale. Ovviamente è voluto: è una rappresentazione tecnologica e invertita della “Candida Rosa” del Paradiso Dantesco, in cui tutto ruota attorno alla divinità; che, in questo caso, è il robot e la sua “singolarità”, che crea un’unica mente collettiva tra lui e tutti i robot esistenti, collegati e divenuti quindi un tutt’uno che non smette mai di migliorarsi ed evolversi. Ci tende la mano in maniera forse benevola, forse minacciosa, per rendere anche noi un tutt’uno con lui, forse, in qualcosa che potrebbe anche essere in verità vicino alla beatitudine.

Come si sviluppa il vostro sistema produttivo, dalla call agli artisti fino alla realizzazione del volume?

Vittori –  Prima della call c’è la scelta del tema, che di solito è basata in maniera squisitamente auto-indulgente su ciò che io e Laura vogliamo disegnare e leggere – come da lei ben detto nella prima risposta. Dopodiché facciamo “shopping di autori” su Instagram e Facebook, attingendo sia quelli con cui abbiamo già collaborato che tra le schiere di talentuosissimi salvate in board segrete di Pinterest, con cui moriamo dalla voglia di lavorare, in attesa del progetto giusto. Spesso li contattiamo prima ancora di indire la call con una semplice descrizione del tema e dei requisiti (formato, cosa cerchiamo e cosa no) oltre alle condizioni economiche e alle scadenze, programmate nel dettaglio.

Dopo, se c’è una call la organizziamo con già in mente un numero massimo di posti/pagine che possiamo riempire, a seconda anche di quanti degli invitati ci ha confermato o meno la presenza. Da qui, è solo una questione di ricevere il materiale relativo alla fase del lavoro (e quindi far rispettare la scadenza!), fare editing, correzioni e poi passare alla fase successiva, fino alla fine, nell’arco di circa nove mesi che passano per pitch, storyboard con testi, matite, inchiostri e definitivi.

Nel mezzo, come in questo caso, c’è il crowdfunding, circa un paio di mesi prima della scadenza finale, ed è tutto un lavoro a sé di promozione e comunicazione. Il resto è impaginazione, mandare in tipografia (e pregare). Poi rimane solo la logistica tra spedizione di centinaia di pacchetti e poi corrieri e macchinate in fiera, ma quella è tutta un’altra sudatissima storia.

Fists of love, studio di Zeno Colangelo

Nel rapporto con i vostri lettori siete decisamente schiette, in particolar modo per quanto riguarda l’aspetto economico. Come influisce la pianificazione dei costi di produzione nella scelta della tiratura, del prezzo di copertina, del formato e della foliazione?

Guglielmo – Influisce parecchio! Quest’anno abbiamo voluto tentare di alzare leggermente il tiro sulla qualità del prodotto editoriale e passare alla stampa offset, e speriamo che questa scelta, per quanto rischiosa, ci premi. Nel progettare ogni uscita cerchiamo di mettere d’accordo il desiderio di riuscire a far uscire un libro di qualità competitiva con l’investimento più contenuto possibile.

In genere stabiliamo un budget massimo orientativo, e da lì iniziamo a limare i nostri sogni megalomani per farli rientrare nella scatola di quel che oggettivamente possiamo fare.
I compromessi spesso sono tanti ma facciamo del nostro meglio per far sì che, con i nostri mezzi, i libri che offriamo non sfigurino di fianco a quelli di chi l’editoria la fa per mestiere.

Questa è la vostra quinta campagna come Attaccapanni Press, e ormai è passato qualche anno dal vostro primo crowdfunding, imperniato su “Grimorio”. Cos’è cambiato in tutto questo tempo?

Guglielmo – Sicuramente l’esperienza legata agli aspetti pratici, dalla logistica alle spedizioni, dal rapporto con i fornitori alla cura editoriale. Un’altra cosa che senz’altro è cambiata è il fatto che ora più gente dell’ambiente fumettistico ci conosce, e quindi è molto più facile di prima convincere artisti incredibili a lavorare con noi! La voglia di pubblicare i libri che vorremmo comprare noi e divertirci il più possibile con ogni progetto non è cambiata di una virgola.

T-Avi, studio di Arianna Climaci

Ci sono delle tappe della vostra crescita in cui, con il senno di poi, avreste fatto scelte diverse?

Vittori – Ad averlo in anticipo, il senno di poi, ci si eviterebbe qualunque imprevisto o sentiero difficile, ma forse non servirebbe: siamo solide adesso, con conferme come il premio PressUp a quest’ultimo ARF o lo splendido premio di pubblico per “Iconoclast”, il monografico di Walter Baiamonte, alla stessa fiera.

Forse una scelta molto pratica ed errata è stato il titolo “Grimorio II”, abbiamo scoperto che è meglio evitare di mettere il “2” nei titoli. Un sequel funziona meglio con lo stesso titolo e un sottotitolo diverso: dovevamo imparare dagli Avengers!

Visto che ogni anno avete in programma diverse proposte, possiamo chiedervi qualche anticipazione per il futuro?

Vittori – Oltre al librone dell’anno sono già usciti “Iconoclast”, di Baiamonte, e “Clessidra 2” (sui “quarti di giornata” con me, Genny Ferrari, Chiara Raimondi e Yi Yang), mentre in autunno uscirà “Impronte”, di Stefano Martinuz, che sarà un libro illustrato: il diario di viaggio di un giovane sfuggito alla tragedia attraverso mondi fantastici. Per chi ha presente “Historia”, il format è quello: una pagina di storia, una di illustrazione. Tutti insieme sono acquistabili nella campagna con il perk Gigabyte e con un forte sconto!

Mentre per l’anno venturo avremo già tre pubblicazioni sicure: una ambientalista di cui cominceremo a parlare presto, e una invece supereroistica che crediamo sarà proprio un gioiellino. Per non dimenticare, naturalmente, il terzo numero del nostro annuale, “Clessidra”.

 

Not Ready Yet, anteprima 01

 

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