Tra le più recenti produzioni originali di Panini Comics c’è Gurt, progetto decisamente peculiare che ha portato alla ribalta i suoi creatori: Isaak Friedl e Oscarito. Nell’esplorare il variopinto universo narrativo concepito da questi giovani autori abbiamo familiarizzato con la figura di uno strambo postino, la sua fantastica famiglia e le tante creature mostruose che popolano vari mondi.

In occasione del recente Comicon abbiamo avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere con lo sceneggiatore e il disegnatore di Gurt per farci rivelare qualche retroscena:

 

Isaak e Oscarito, benvenuti su BadComics.it!
Finora abbiamo letto i primi due capitoli della vostra opera: “Gurt e l’ascensore dei mondi” parte velocissimo ed è decisamente travolgente nel suo incidere, mentre “Gurt e il piano di sotto” rallenta bruscamente per ampliare la mitologia del titolo. Isaak, avevi chiara sin dall’inizio la direzione che volevi dare all’opera oppure hai apportato cambiamenti durante la lavorazione?

Gurt e l'ascensore dei mondi, copertina di Oscarito

Isaak Friedl – Tutte le trilogie (mi viene in mente “Il Signore degli Anelli”) partono forte, introducendo un immaginario fatto di tantissimi personaggi, per poi soffermarsi nella parte centrale. In questa fase si creano le basi sulle quali poggerà il terzo capitolo.

“Gurt e il piano di sotto” è stato il più difficile da creare. Contiene una parte molto densa, più parlata, ma è questa che ci ha spinti a realizzare l’intera saga. Siamo partiti dai dialoghi che trovi nel secondo capitolo e poi abbiamo sviluppato tutto il resto. Sebbene lo spunto parta da un inciso incentrato sui dialoghi, la mia intenzione è stata quella di realizzare una storia più immediata. E la prima parte della saga lo è di certo.

In tutta sincerità, abbiamo aggiustato un po’ il tiro, dopo l’esordio di “Gurt”. Da un lato c’erano i nostri fan più sfegatati che ne erano esaltati, dall’altro qualcuno ci ha detto che si era trovato un po’ in difficoltà. Il nostro non è un fumetto didascalico, lascia sempre spazio a testi e immagini che si integrano perfettamente tra loro. La voglia era quella di realizzare un fumetto per lettori di Fumetto che vogliano godere di una storia che richiede attenzione.

La struttura di “Gurt”, dunque, è già ben definita nella tua testa?

Isaak Friedl – Assolutamente sì. Prima di completare il primo volume avevamo già pronti i soggetti degli altri tre. È impossibile gestire un’opera del genere se non si va in una direzione precisa sin dall’inizio. In ogni pagina ci sono tanti rimandi e una gestione del ritmo così oculata che senza una guida generale non potresti mai avere.

A questo punto, cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo capitolo?

Isaak Friedl – Il ritmo non tornerà ai livelli del primo, in quanto alcuni misteri si andranno a risolvere. Possiamo dire che se il primo era troppo veloce e il secondo era il suo compimento, il terzo sarà un mix dei due. Credo che il ritmo di “Gurt e l’ascensore del mondo” sia impossibile da mantenere per tutti e quattro i volumi della saga. Avrebbe destabilizzato i lettori.

In attesa di leggere le prossime avventure, torniamo all’attimo in cui “Gurt” è stato concepito. Come ha origine un’opera così folle?

Gurt e il piano di sotto, copertina di Oscarito

Isaak Friedl – La creazione dei personaggi è tanto mia quanto di Oscarito. Io gli fornivo delle indicazioni e lui realizzava anche dieci prove per ogni personaggio. Era imbarazzante sceglierne una, perché erano tutte stupende! Discorso analogo anche per il mondo di “Gurt”: tutta farina del suo sacco. Certo, abbiamo discusso dei dettagli, ma il grosso dell’operato è suo.

L’idea alla base della saga è molto semplice: c’è un mondo dei mostri, c’è un mondo degli umani e c’è un ascensore che li collega – di cui non sono stato a spiegare i retroscena – e che, nel tragitto da uno all’altro, modifica il DNA delle persone, trasformando gli umani in mostri e viceversa. Bastano dieci parole per descriverlo.

Definito ciò, dovevo solo decidere che tipo di lavoro avrebbe fatto il protagonista. Ho scelto il postino perché necessitavo di una professione che mi permettesse di realizzare scene d’azione e di cambiare continuamente ambientazione. Essere il titolare di un’agenzia di consegne privata era la scelta migliore per creare il mio postino James Bond. In realtà, ai fini del racconto avrebbe potuto ricoprire qualunque altro lavoro, visto che una volta introdotto il plot poi il tutto si trasforma in una bizzarra gangster story.

Definito lo sviluppo e costruito il protagonista, arriva il momento di completare il cast, a partire dalla moglie di Gurt.

Isaak Friedl – Esatto. Gurt ha un rapporto molto bello con la moglie, realmente libero e carnale. Questo aspetto manca un po’ nel secondo volume, ma tornerà nel prossimo. È un personaggio che sta riscuotendo tantissimo successo tra chi ha letto l’opera, tant’è che la maggior parte delle dediche è proprio incentrata su di lei.

 

 

Gurt può essere definito un eroe?

Isaak Friedl – Gurt non diventerà mai un eroe, né lo metterei alla stregua dei super eroi. Di sicuro, però, è un personaggio di buon cuore.

Quali sono state le principali influenze che hanno portato alla creazione di un’opera così particolare?

Isaak Friedl – Durante l’anno leggo tantissime cose, prevalentemente manga, e in questo mare di volumi non saprei dirti con precisione cosa possa avermi influenzato.

Si racconta che a Hollywood quando bisogna presentare un film si debba indicare a quale altra pellicola assomigli, per far capire di che genere sia. Per la presentazione di “Gurt” avevo scritto che si trattava di un incrocio tra “Rick and Morty” e “Men in Black”, o qualcosa del genere. Non è una definizione che chiarisce bene il tutto, però ti restituisce in parte quello che andrai a leggere.

Oggi, ad esempio, dei ragazzi sono venuti allo stand di Panini Comics e si sono complimentati perché hanno letto qualcosa di molto originale, inaspettato e soprattutto che gli piace sempre di più. Credo che questa sia la peculiarità principale di “Gurt”: il suo non essere facilmente collocabile, unito alla possibilità di essere letto da persone che possiedono un background differente.

Oscarito, qual è stata la tua reazione quando Isaak ti ha contattato per proporti questo folle progetto?

Oscarito – Dopo esserci scritti, ci siamo fermati a parlare per la prima volta di “Gurt” al BilBolBul di Bologna. Eravamo ancora in una fase embrionale, ma è bastato a convincermi ad accettare un progetto davvero figo. A quel punto abbiamo iniziato a lavorare sui personaggi e sull’intero universo della storia.

Inizialmente, sono riuscito a immaginarmi subito come strutturare la città. I personaggi sono venuti dopo. Abbiamo riferimenti molto simili, io e Isaak, quindi mi sono mosso in una direzione che piaceva a entrambi.

Come si è sviluppata la collaborazione tra voi?

Isaak Friedl – A questo punto, però, devi sapere che Oscarito ha lavorato agli storyboard della serie animata delle “Winx”, e non può non raccontarti un episodio successo durante la lavorazione del primo volume.

Oscarito – Nel primo volume c’è una sequenza ambientata nella casa di Gurt–

Isaak Friedl – Aspetta. Precisiamo che si tratta di due pagine separate da altre sessanta.

Oscarito – In pratica, la scala che avevamo utilizzato doveva vedersi in un determinato modo, mentre a Isaak interessava – per motivi di racconto – che fosse girata diversamente. Per il mio modo di lavorare non era accettabile.

Isaak Friedl – Esatto. Gli ho detto: “Guarda, Oscar, a me serve che la scala sia in quel posto preciso. Tranquillo, non lo noterà nessuno”, ma lui niente.

Oscarito – Io gli ho spiegato che si tratta di una mia deformazione professionale e che non riesco a lavorare diversamente.

Isaak Friedl – Non ti dico per il secondo volume, poi! C’è una scena con un sottomarino. Non so quanti modelli mi abbia mandato, facendomi notare particolari ai quali nessuno presterebbe attenzione. Guarda, si potrebbe pubblicare un libro con tutto il materiale di studio preparatorio di Oscar. Purtroppo non sempre riusciamo a inserirli in appendice al libro. A volte capita che li utilizzi per qualche post su Instagram o Facebook, e poi se ne dimentica proprio.

 

 

Oscarito – Pensa che per il cappello di Sunny ho realizzato otto modelli diversi. Mi piace creare un background dei personaggi, immaginare delle storie dietro a ogni indumento che indossano o oggetto che possiedono.

Un universo narrativo così vasto si presta a diversi spin-off. Ne avete già in mente qualcuno?

Isaak Friedl – Assolutamente sì. O meglio, ne abbiamo in progetto ma, ovviamente, aspettiamo il responso del pubblico. Al centro di questi nuovi progetti ci sarà la squadra Oddity, quindi il racconto delle origini di questo gruppo. Il nostro sogno sarebbe quello di raccontare poi le origini di Death Machine, ma nel mondo umano. Tutta la sua vita, dalla nascita e fino all’incontro con Gurt.

Oscarito – Sì, spiegare perché si chiama Death Machine.

Com’è stato lavorare come colorista? In fondo, è stata la tua prima volta in questo ruolo.

Isaak Friedl – Se fosse stato per Oscarito, “Gurt” non sarebbe mai stato pubblicato: sarebbe ancora fermo a pagina quindici! [Ride]

Oscarito – Un dramma. È stato molto difficile trovare un tipo di colorazione che andasse bene per “Gurt”.

Isaak Friedl – Per incentivarlo, gli ripetevo di continuo quanto fossero belle le tavole che stava realizzando.

Oscarito – Non è vero… perché anche lui è un bel scassaballe! [Ride] Però sono arrivato a questo tipo di colorazione anche grazie a Isaak e alle nostre chiacchierate. Abbiamo fatto un sacco di prove, davvero tante, e alla fine abbiamo trovato questa soluzione che ci soddisfa molto.

Cosa avete in cantiere al momento? “Gurt” è l’unico progetto su cui siete impegnati?

Isaak Friedl – Prima di cominciare “Gurt” ho chiuso alcuni progetti che mi portavo avanti da un po’, e adesso mi sto concentrando solo su questo. D’Altronde, con una saga in quattro capitoli risulta difficile immaginare di fare anche altro. Diciamo che non ti viene neanche voglia. Un domani vorrò guardare a questo lavoro e pensare di aver dato tutto per la sua realizzazione.

Oscarito – Anche per me è lo stesso. È davvero difficile fare altro.

 

Isaak Friedl, Pasquale Gennarelli e Oscarito

 

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