Jonathan Hickman ai microfoni di Comic Book Resources per parlare di House of X e Powers of X, le miniserie tramite cui da luglio inaugurerà il suo ciclo di storie dedicato agli X-Men e destinato a cambiare in maniera importante l’intero sottobosco mutante.

La prima domanda cui risponde è significativa, pesante e nella mente di un po’ tutti i fan dei personaggi: che cosa è mancato negli ultimi anni ai Figli dell’Atomo, caduti in qualche modo nel dimenticatoio dopo decenni di enorme successo?

 

Powers of X #1, anteprima 01

Posso assicurarvi che la cosa che mancava non è il talento. Grandi scrittori e artisti, tanti, hanno lavorato sulle testate. Nel decennio precedente ero alla Marvel e molti di loro erano miei amici.

Mi pare indubitabile che quando Bendis era lo scrittore degli X-Men ha lavorato su idee interessanti e con un parterre pazzesco di disegnatori. Faccio fatica a ricordare storie degli X-Men meglio disegnate di quelle di quel periodo. Ma ricordo il giorno in cui mollò i personaggi e il motivo. Ed è importante ricordare che il nostro lavoro è alchimia, non chimica.

A volte l’editore è più interessato ad altri prodotti. A volte il nostro tempismo non è quello giusto e il mercato cospira contro di te. A volte gli eventi del mondo reale si mettono di mezzo, cambiando la percezione di una storia. A volte i tuoi competitor producono un capolavoro e ti portano via tutto l’ossigeno. Elementi che costano tempo, sforzo e denaro, se vuoi affrontarli. E poi c’è un altro elemento che puoi controllare, ed è il valore del prodotto.

 

Hickman ha quindi parlato di Black Monday, la sua serie Image Comics disegnata da Tomm Coker, caratterizzata da un formato particolare: trenta pagine a fumetti e altrettante di dati a supporto della storia, inframmezzati alle tavole. Una lettura molto più densa rispetto al normale albo a fumetti e molto più inaspettata, che ha cambiato i ritmi di fruizione della storia. Ovviamente, a un prezzo superiore rispetto a quello classico dei comic-book.

 

Powers of X #1, anteprima 02Quando leggi un normale albo di venti pagine, spesso sai cosa aspettarti a pagina diciannove. Il lettore medio ha consumato talmente tanta cultura popolare che difficilmente risulterà sorpreso dal finale di un fumetto di venti pagine. Magari la sorpresa arriverà lo stesso, ma certamente una buona percentuale degli eventi risulterà prevedibile.

Raccontare storie in maniera diversa cambia tutto. Il lettore si perde tra le due sezioni contrastanti che abbiamo sperimentato, qualcosa di molto interessante.

Ne parlo perché questo è in parte quel che faremo con Powers of X e House of X. So che i primi numeri sono annunciati come di quaranta pagine per 5,99 dollari, ma non è proprio così. Gli albi saranno più grandi, perché li riempiremo con del valore aggiunto. Il che ci darà modo di pensare che saranno valutati al di là della semplice qualità della storia che vi troverete. Ed è una sfida che ci entusiasma. Anche lì troverete pagine di informazioni. Stiamo lavorando al formato con il grafico Tom Muller. Davvero, non stiamo nella pelle.

 

Hickman, stimolato a rispondere ad alcune domande su personaggi molto particolari, alcuni irriconoscibili, apparsi nelle illustrazioni diffuse a corredo degli annunci, è rimasto sul vago, ma ha chiarito due punti importanti: non racconterà una storia ambientata in un universo alternativo né una storia che coinvolga i viaggi nel tempo. Sui personaggi, tace completamente.

 

House of X #1, anteprima 01

In passato avrei rivelato molto di più, perché sarei stato ansioso di parlare del processo narrativo che stavo per giocarmi, dei miei obiettivi, delle mie strategie. E poi, dopo l’uscita di un albo, mi sarei soffermato a spiegare i suoi significati, perché mi ci tenevo molto che i lettori si rendessero conto di quanto fossi in gamba. Ero pessimo. Ricordo che una volta un fan venne da me e mi raccontò una complessa teoria sul significato di un mio albo. Credo dei Fantastici Quattro. Ricordo la delusione sul suo viso quando gli dissi che si sbagliava e perché. Era distrutto. E io mi chiedevo perché mai gli avessi fatto quel dispetto.

Ricordo che da ragazzino ero proprio come lui. Leggevo un fumetto e mi immaginavo dove sarebbe andata la storia, quel che sarebbe successo a un certo personaggio secondario, quale fosse il vero significato. Ed è un aspetto che abbiamo perduto, con tutti i dietro le quinte che ci sono in giro, con tutte le discussioni in rete. Quindi ho deciso di non dire più niente della storia, di raccontarla e basta. E poi consegnarla a voi. Dopodiché, potrete amarla o detestarla. Il mio unico compito è non rovinarvi il viaggio.

Di solito non sono uno che, sui fumetti Marvel, si mette a creare una gran quantità di nuovi personaggi. Certo, a volte serve e quindi si fa, ma perlopiù sono interessato a raccontare storie con quelli che già esistono. E questo è ancora più vero con gli X-Men, perché di personaggi mutanti ne esiste già una sterminata quantità. E poi è tutta la vita che aspetto di scrivere Palle d’Oro.

 

In chiusura, Hickman ha chiarito che le storie che sono state raccontate negli ultimi mesi non sono frutto di una pianificazione che lo abbia coinvolto direttamente. L’editor Jordan D. White sapeva da tempo quale direzione avrebbero preso le storie, e gli sceneggiatori hanno lavorato con lui a trame che ne tenevano conto, ma sono del tutto originali e libere. Nessun appunto è stato passato da Hickman ai suoi colleghi.

 

Lasciatemi dire che mi dispiace molto di aver letto, in queste settimane, che le storie dell’ultimo periodo non contano solo perché poi tanto arriverò io. Penso che il vero valore di una storia sia l’intrattenimento che dà a chi la fruisce. Se era di qualità, allora conta eccome. Sarà un punto di vista banale, ma io la vedo così.

 

Dichiarazione lapidaria finale. Hickman dichiara senza mezzi termini che Cannonball e Sunspot, portati da lui negli Avengers, nelle sue storie non torneranno a casa.

 

 

Powers of X, teaser di R.B. Silva

 

 

Fonti: Comic Book Resources | Bleeding Cool

 

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