Mark Waid intervistato dal sito ufficiale della Marvel sulle migliori storie degli anni Settanta. Decennio per decennio, la Casa delle Idee sta celebrando le sue creazioni più memorabili, affidando un commento alle autorevoli personalità con cui collabora.

Waid inizia la sua dissertazione da una storia che non è nemmeno in continuity:

 

What If #3, copertina di Gil Kane

Mi seppellirete con la convinzione che What If? #3, che immagina il mondo se gli Avengers non fossero mai esistiti, sia indubitabilmente una delle storie meglio disegnate e più emozionanti dell’intero decennio. Scritta da Jim Shooter, uno dei primi scrittori mainstream a rendere le emozioni e non gli eventi il fulcro della storia. Disegnata da Gil Kane e Klaus Janson, che era anche ai colori. Tutti hanno dato il loro meglio. Ho riletto quell’albo almeno trenta o quaranta volte.

Essendo cresciuto nel sud rurale, nelle edicole non trovavo molti fumetti Marvel. Mi sono appassionato ai comics grazie a Batman, alla TV, con il serial degli anni Sessanta. Quindi, ovviamente, la DC è stata il mio primo amore e non mi incuriosii della Marvel, da ragazzino. Ricordo di aver letto Uncanny X-Men #18, che finiva con Magneto che si presentava alla porta del gruppo. Non me ne feci nulla. Non sapevo chi fosse Magneto, e quella che avevo in mano non era nemmeno una storia completa. Spesi i miei dodici centesimi per un albo di Jimmy Olsen. Tre storie. A mia difesa, avevo solo sei anni.

Poi arrivarono gli anni Settanta. Nel 1971 comprai il mio secondo albo Marvel quando vidi Amazing Spider-Man #100 sugli scaffali a Tupelo, Mississippi. Non so perché, ma credo che già allora intuii che i numeri multipli di cento dovevano per forza essere qualcosa di speciale. Quindi decisi di dargli un occhiata. Fu un viaggio. Un bigino completo dell’intera carriera del Ragno fino ad allora e un cliffhanger da paura.

Ed eccomi diventare un fedele di Spider-Man. L’anno dopo ho scoperto le ristampe delle sue storie in Marvel Tales, che divenne un acquisto costante. Dopodiché, sono diventato la testimonianza vivente del fatto che la strategia Marvel di fare crossover e utilizzare eroi ospiti su altre serie funziona davvero benissimo. Le avventure di Spider-Man su Marvel Feature con Ant-Man? Prese! Ed eccomi a leggere improvvisamente tre serie. Il vaso di Pandora si aprì definitivamente quando vidi gli X-Men sulla copertina di Avengers #110, per una storia che si legava a Daredevil #99. Costrinsi mio padre a guidare per mezza città a caccia di quell’albo.

 

Storie vitali, personaggi sinceramente emotivi, disegni più dinamici rispetto ai decenni passati e il senso presente di un universo condiviso erano le caratteristiche che spiccavano negli anni Settanta, secondo Waid.

 

Potrei fare un elenco enorme delle mie storie preferite, ma un paio di cose emergono. La storia sull’Impero Segreto e Nomad in Captain America mi spazzò via. Alla DC, il problema più grande di Superman era come espandere la città in bottiglia di Kandor. Alla Marvel, Steve Rogers era in cerca del senso dell’esistenza del proprio Paese. Ero decisamente intrigato.

La storia di Mantis su Avengers, che terminava con il matrimonio di Visione e Scarlet, mi rese l’ossessionato della continuity che sono oggi. Si tratta della mia storia Marvel preferita di sempre. Tirava le fila di talmente tanta continuity Marvel che non la conoscevo tutta, ma mi rendevo conto che fosse qualcosa di importante.

 

Waid cita titoli meravigliosi e d’avanguardia di quegli anni, forse molto sottovalutati. La Tomba di Dracula, Ghost Rider, Master of Kung Fu e Iron Fist. Un’epoca di scrittori meravigliosi che lo hanno profondamente influenzato nel suo lavoro. Su tutti Steve Gerber e Steve Englehart: il primo gli ha insegnato a gettarsi nel bizzarro e a trattare concetti imprevedibili; Englehart è stato invece un maestro nella ricerca di un equilibrio tra personaggio e trama, nell’economia della storia.

 

 

Fonte: Marvel

 

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