Jonathan Hickman, sulla bocca di tutti per l’impegno, sbandieratissimo, sugli X-Men, risponde alle domande di Comicbook.com in merito al destino dei più famosi mutanti Marvel. Da luglio, lo sceneggiatore di Secret Wars sarà chiamato a rinnovare e rilanciare personaggi amatissimi, caduti un po’ nel dimenticatoio delle trame che contano negli ultimi anni.

Vedere uno degli scrittori più amati degli ultimi quindici anni al timone è certamente prova di un investimento importante, che tutti stavamo aspettando. Ecco, infine, la prima intervista sul progetto tradotta per voi:

 

Powers of X #2, copertina di R.B. Silva

Ero seduto in una stanza di albergo a L.A., circa un anno e mezzo fa, quando mi ha chiamato Dan Buckley, chiedendomi se fossi disposto a mettere in pausa altri progetti fino a quando non sarebbe stato pronto a farmi un’offerta. Ovviamente ho accettato, perché sia lui che la Marvel sono stati preziosi per me, negli anni. Siamo rimasti a parlare al telefono di un sacco di cose: cosa avrei voluto fare se fossi tornato, cosa sarebbe piaciuto a lui. Parlammo anche di certe opportunità in senso verticale nella compagnia che non erano nemmeno pensabili quando ero in esclusiva con loro.

E poi, mi ha detto che se fossi tornato avrei avuto sostanzialmente il compito di provare nuove cose. Il che, in aggiunta a tutto quel che aveva già detto, era una proposta decisamente attraente. Ovviamente, ho accettato. Gli ho buttato lì qualche idea per altre serie, ma gli X-Men erano quella più grossa e più adeguata ai tempi. Era certamente quella di cui ero più entusiasta.

Ho pensato a quel che avrei voluto fare e, cosa più importante, a quel che credevo fosse necessario per i personaggi, dopodiché ho preso un aereo, sono andato alla sede della Marvel e ho raccontato la mia idea a tutti gli editor più esperti. Ci siamo incontrati un po’ di volte, abbiamo anche un po’ litigato, poi sono andato a casa e ho dato una ripulita ai soggetti. Quindi, circa un anno fa, ho presentato tutto quanto a una riunione degli autori, che andò molto bene. Da allora abbiamo lavorato sodo assieme.

Io non credo che procedere per piccoli progetti successivi funzioni negli universi narrativi di finzione. Perché ogni cambiamento rilevante all’interno di un grande franchise deve avvenire in un momento ben preciso. Funziona. Ecco perché nel nostro ambiente si abusa spesso dei nuovi numeri zero come strategia di vendita.

House of X #2, copertina di Pepe Larraz

Pensando a ciò che funziona e a ciò a cui ormai il mercato è abituato, avevo l’impressione che una semplice rinumerazione non fosse sufficiente. Inoltre, ero convinto che, se volevamo fare le cose sul serio, non era il caso di dare al pubblico e al mercato messaggi confusi sulla natura delle testate mutanti. Quindi ho sostenuto che avremmo dovuto cancellare l’intera linea di prodotti. Ho spiegato perché avrebbe funzionato, perché era una buona idea e, soprattutto, perché era ciò di cui c’era bisogno anche narrativamente per riportare gli X-Men alla posizione che si meritano all’interno dell’Universo Marvel.

Bisognava far capire che il progetto che avevamo in mente aveva una durata di qualche anno. Quindi, se vuoi leggere le storie mutanti da fine luglio a settembre, sappi che House of X e Powers of X sono gli unici nuovi fumetti in circolazione. E tutto quel che seguirà è basato su di essi. Volevamo essere molto chiari con i fan, i rivenditori e, non ultimi, autori e artisti che dovranno lavorare a queste testate in futuro. Il messaggio è molto chiaro: una nuova era per gli X-Men inizia qui, con quel che stiamo facendo ora.

Due miniserie da sei numeri invece che una da dodici. C’è un elemento pratico alla base, ovvero il fatto che volevo un solo artista a lavorare su ognuna delle due. Alla luce delle scadenze, non sarebbe stato possibile fare altrimenti, perché avevamo a disposizione circa nove mesi di lavoro per realizzare tutto quanto. Quindi, nella mia mente, una sola serie non è mai stata un’opzione. Ma devo dire che questo non è mai stato un problema, perché anche quando lavoravo sui Fantastici Quattro e sugli Avengers avevo sostanzialmente due serie che raccontavano la stessa storia sotto le mani.

House of X è la narrazione di un mese fondamentale nella vita degli X-Men, in cui tutto cambia per i mutanti della Terra. Mentre Powers of X racconta la storia dei mutanti nell’Universo Marvel. Si tratta di una serie di rivelazioni in cui ogni numero di House che segue uno di Powers permette di reinterpretare quel che hai appena letto. E viceversa. E poi, ovviamente, le due cose finiranno per collidere in modi che ci lanceranno in un universo mutante completamente diverso.

House of X #3, copertina di Pepe Larraz

Onestamente, non vedo come si possa sfuggire alla componente metaforica quando si scrive una storia degli X-Men. Suppongo che, narrativamente, il problema che hanno oggi le storie sia interpretativo. Stiamo parlando di un sostituto simbolico dei gruppi marginalizzati? Oppure la metafora consiste semplicemente nel sostituire la parola “diversi” con la parola “speciali”? Oppure il problema vero è la moderna e complessa atomizzazione? Che fa sì che tutto sia segmentato in elementi talmente piccoli che non esistono più storie che sappiano avere un senso per tutti quanti. In cui l’aspettativa psicologica è realizzata su misura, personalizzata.

Sospetto che quest’ultima componente abbia a che fare anche con la spirale di nostalgia in cui siamo stati per molto tempo. Una situazione in cui molti hanno raccontato storie degli X-Men su altre storie degli X-Men. Tenendo a mente tutto questo, credo di avere un’idea abbastanza precisa di come fare a proseguire da qui. Spero sia quella giusta.

Al termine delle dodici settimane di HOX e POX, lanceremo una linea completamente nuova di testate mutanti. Alcune saranno più tradizionali, altre porteranno avanti i concetti presentati in HOX e POX. Altre ancora avranno presupposti mai visti. Io, personalmente, continuerò a scrivere la serie regolare principale sugli X-Men. Ora siamo già impegnati nella produzione della prima ondata e i nostri piani, al momento, sono di presentare le nuove testate e i nuovi team creativi nel periodo del San Diego Comic Con, una settimana prima del debutto di House of X. Abbiamo già piani completi per la seconda ondata che debutterà nel 2020 e stiamo reclutando autori e artisti.

Sono convinto che la storia degli X-Men racconti di persone che trovano finalmente la famiglia che non hanno mai avuto. Una che li accetta per quel che sono, che li ama con i loro pregi e difetti, che condivide i sogni su quel che il mondo potrebbe essere. Tutti vogliono amare qualcuno, tutto vogliono essere amati. Quando si riesce a fare entrambe le cose, è grandioso. Specialmente se sei un mutante impressionante con bulbi oculari dappertutto.

 

 

 

Fonte: Comicbook

 

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