In occasione del Comicon 2019 abbiamo avuto l’onore di incontrare il maestro Milo Manara per parlare della sua ultima opera, La grazia, capitolo conclusivo di Caravaggio, andando ad approfondire alcuni aspetti relativi alla realizzazione di questo incredibile viaggio alla scoperta di uno dei grandi protagonisti della Storia dell’Arte.

Ringraziamo Stefania Simonini e lo staff di Panini Comics per la disponibilità.

 

Maestro Manara, grazie per essere di nuovo con noi su BadComics.it.
Prima di parlare del capitolo conclusivo della sua opera, facciamo qualche passo indietro: cosa l’ha portata a interessarsi alla vita di Caravaggio?

Caravaggio vol. 1: La tavolozza e la spada, di Milo Manara - Panini Comics

Sono diverse le motivazioni che mi hanno portato a intraprendere questo progetto. Innanzitutto, Caravaggio è sempre stato considerato da me e da altri disegnatori – tra cui Andrea Pazienza e Tanino Liberatore – come il santo patrono degli illustratori. È stato il primo a introdurre nelle sue opere l’arte narrativa, ovvero la capacità di raccontare degli episodi attraverso una singola immagine, fissa. Parliamo di veri e propri racconti organizzati come farebbe oggi un regista cinematografico: organizzava i suoi set con gli attori, perlopiù persone prese dalla strada, e faceva interpretare loro i ruoli dei santi, dei martiri; inoltre, ricreava dal vivo anche tutta la scena dell’episodio cruciale della vicenda, proprio come farebbe un disegnatore moderno o un cineasta.

È quasi inevitabile fare riferimento a Caravaggio come il capostipite di una visione dell’immagine come strumento narrativo. Prima, infatti, il martirologio o le vicende dei santi venivano rappresentate non tanto come narrazione dell’evento in sé ma come beatificazione del personaggio, in maniera del tutto slegata dalla realtà. San Sebastiano, ad esempio, riceveva il martirio gioiosamente! Con Caravaggio tutto questo non succede, in quanto possiamo vedere proprio l’azione della decapitazione raccontata attraverso le immagini.

Poi c’è una particolare mia affezione nei confronti di questo gigante della Storia dell’Arte. Ultima ma non meno importante, Caravaggio ha vissuto una vita da picaro, come fosse il personaggio di un fumetto. Dumas avrebbe potuto raccontare la sua storia, un’esistenza piena di avventure con molti contrasti e contraddizioni. Quanto più si avvicinava alla salvezza, ecco che ne combinava una delle sue e veniva imprigionato. Era una specie di Conte di Montecristo. Oppure, un altro scrittore che avrebbe potuto raccontare bene la vita di Caravaggio era Fëdor Dostoevskij. Avremmo potuto leggere così del tormento interiore di un assassino che non riesce mai a liberarsi dal complesso di aver ucciso qualcuno. Credo che questa condanna pesasse anche a livello psicologico su di lui.

Nell’insieme, Caravaggio è proprio un artista, un genio da raccontare per immagini, e non è un caso che ci siano già state molte biografie romanzate o filmate. Io sono arrivato ultimo nel racconto di questa storia!

Un altro aspetto moderno della pittura di Caravaggio era poi la sua natura iconoclasta.

Certo. Nelle sue opere, Caravaggio partiva proprio dalla realtà nel senso più profondo del termine, e uno degli esempi più lampanti di questo approccio è proprio “Morte della Vergine”. I poveri non venivano visti come dei futuri santi, “perché di loro sarà il regno dei cieli“, ma rappresentati con i piedi sporchi, feriti, lividi. Caravaggio illustra la povertà nell’aspetto della miseria morale, oltre che fisica. Per cui la modernità è anche questo, ovvero avere il coraggio di guardare in faccia alla realtà senza abbellirla, senza renderla sublime o mistica.

Volendo fare un altro esempio, nell’estasi della Maddalena, la protagonista è in preda a un vero e proprio orgasmo. Escludendo che il Caravaggio non abbia visto effettivamente l’estasi della Maddalena, quella che rappresenta è un’estasi erotica che lui ha potuto osservare sul volto e sul corpo di una modella. Una lezione talmente moderna da influenzare anche Gian Lorenzo Bernini nelle sue opere “L’estasi di Santa Teresa” e “L’estasi della beata Ludovica Albertoni”.

Studiando la biografia di Caravaggio, quali sono stati gli aspetti della sua vita che l’hanno maggiormente affascinato?

Caravaggio vol. 2: La grazia, copertina di Milo Manara

Sono tanti. Nel secondo libro i riferimenti bibliografici erano più scarni rispetto al periodo romano, quando testimonianze e rapporti di polizia ci restituivano più fedelmente l’immagine dell’uomo Caravaggio. Nei pochi riferimenti che ci sono pervenuti dell’ultimo periodo della sua vita è raccontato come Caravaggio, nello spostarsi da Napoli a Malta, abbia viaggiato a bordo di una galea agli ordini di Fabrizio Colonna. Le galee erano una specie di inferno viaggiante, in quanto a bordo c’erano più di duecento uomini – a seconda poi della dimensione – incatenati giorno e notte ai remi. Immagina quindi il fetore insopportabile che emanavano… tanto che le altre navi non le volevano vicine nei porti. Questi rematori erano dei condannati a morte ai quali era stata proposta la scelta tra il boia e il remo. E incautamente molti sceglievano il remo, sperando di allungarsi la vita, invece prolungavano solo la morte, perché era un vero inferno.

Sebbene il viaggio sia liquidato in un solo rigo nelle cronache della vita di Caravaggio, io credo che sia stato invece un episodio cruciale, perché lui vedeva questi rematori come dei condannati a morte, come lo era lui. Caravaggio stesso avrebbe potuto scegliere tra il boia e il remo, ma vista la sua vocazione pauperistica, la sua predilezione per gli ultimi, la rappresentazione pietosa degli ultimi, credo che questo viaggio l’abbia scosso nell’intimo: l’abbia preparato ad arrivare a Malta con un altro sguardo. Ricordiamo che Caravaggio si era recato a Malta per ricevere l’ordine e, di conseguenza, la grazia; ma resosi conto di come l’intera società dei Cavalieri di Malta si basava sullo sfruttamento degli schiavi, rimase colpito. Non si aspettava che i protettori della cristianità fossero in realtà i primi a trarre vantaggio economico da quella situazione.

In generale, nel mio lavoro su questi due volumi sono andato alla ricerca di episodi che possono mettere in risalto le varie sfaccettature della personalità di Caravaggio. Ho scelto degli episodi chiave che potessero risultare accattivanti sia dal punto di vista dell’azione sia dal punto di vista psicologico.

Studiando il Caravaggio artista è stato influenzato dalla capacità descrittiva e narrativa delle sue opere?

Caravaggio riusciva a unire il massimo del realismo con il massimo della finzione. Di fatto, ha inventato il concetto di fiction così come viene interpretato oggi da un disegnatore di fumetti, e non potevo non restare impressionato da questa sua capacità. Sotto il profilo tecnico, poi, abbiamo ripreso al computer la tavolozza utilizzata da Caravaggio, campionando di fatto i colori. Inoltre, per creare un dialogo tra i le atmosfere dei quadri e quelle degli spazi circostanti, ho usato la tecnica luci e ombre.

In chiusura, quale altro artista crede che potrebbe essere oggetto di un lavoro così approfondito e affascinante?

L’idea è quella di realizzare un terzo libro che vada a chiudere un’ideale trilogia. Per chiudere il cerchio mi farebbe piacere analizzare il caravaggismo, il lascito che il grande artista ha lasciato nella Storia dell’Arte. Quindi mi farebbe piacere parlare della vita di Artemisia Gentileschi, che tra l’altro ha conosciuto Caravaggio, in quanto il padre, Orazio, era amico del pittore. Raccontare, dunque, una vita altrettanto emblematica ma rivista da un’ottica femminile.

Artemisia è stata una femminista e, sebbene sia stata violentata, è riuscita a trovare la forza, il coraggio di denunciare l’accaduto nonostante l’iniziale opposizione del padre. Orazio era un collega di Agostino Tassi, il violentatore di sua figlia, e non voleva interrompere questa collaborazione, tanto da rompere ogni rapporto con lei. Ma quando Agostino non mantenne la promessa di sposare Artemisia dopo la violenza – in quanto già sposato – allora anche Orazio si convinse di denunciarlo. Si è creata una situazione molto interessante con la quale analizzare la battaglia che oggi portano avanti molte donne. In particolare, mi riferisco a quel fenomeno incredibile che è il femminicidio, ma anche alle problematiche legate alla retribuzione delle donne. La figura di Artemisia è di una attualità cruciale, per cui credo che sia doveroso concludere questo ciclo.

 

 

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