Sono state diverse le novità che Sergio Bonelli Editore ha presentato all’ultima edizione del Comicon, tra le quali spicca indiscutibilmente la trasposizione a fumetti de I bastardi di Pizzofalcone, il primo romanzo della fortunata serie poliziesca di Maurizio De Giovanni.

Con un certo orgoglio, lo scrittore napoletano ha presentato il volume nella sua città natale, e noi di BadComics.it non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di avvicinarlo.

De Giovanni, dimostrando grande disponibilità e simpatia, ci ha raccontano dell’incontro con la casa editrice milanese, delle genesi di Le stagioni del Commissario Ricciardi e de I bastardi, dandoci inoltre alcune anticipazioni sul suo futuro in ambito fumettistico.

 

Grazie, Maurizio, è un piacere e un onore averti con noi su BadComics.it!
Partiamo dagli inizi della tua collaborazione con Bonelli: com’è nato questo fortunato connubio?

Maurizio De Giovanni al Comicon 2019

Il piacere e l’onore sono miei. Lasciami dire, innanzitutto, che sono felice di essere qui e di confrontarmi con un mondo che non è quello con cui solitamente lavoro. È un universo dell’immaginario importantissimo per la mia città e a cui facciamo riferimento un po’ tutti. Si tratta di una straordinaria opportunità per chi inventa storie.

Per tornare alla tua domanda, sono stato avvicinato dalla Bonelli, che era interessata al Commissario Ricciardi. Per me ha significato un prestigio enorme, che paragono senza esagerare al ricevere un vero e proprio premio letterario. Questo perché la Bonelli non aveva mai pubblicato le storie di un personaggio che non fosse suo, prima di quel momento.

Io, che sono un lettore e un ammiratore dei suoi fumetti, “Tex” e “Dylan Dog” in primis, ho dato immediatamente la mia disponibilità. Ho inoltre chiesto espressamente di non percepire alcuna cifra per i diritti di Ricciardi, ma di utilizzare sceneggiatori, disegnatori e coloristi campani.

Il coinvolgimento della Scuola Italiana di Comix di Napoli è stata dunque una tua proposta.

Assolutamente sì. E devo aggiungere che la Bonelli ha accettato immediatamente e con entusiasmo, esaltando e approfondendo le professionalità fantastiche che sono all’interno della Scuola di Comix. Da tutto ciò è nata la collana de “Le stagioni del Commissario Ricciardi”, che ha riscosso un successo eccezionale, a cui a fatto seguito l’adattamento de “I bastardi”, grazie all’incredibile intuizione di una giovanissima artista della stessa Scuola di Comix.

“Le stagioni del Commissario Ricciardi” è stato affidato a sceneggiatori di qualità come Sergio Brancato, Claudio Falco e Paolo Terracciano. Qual è stato il tuo contributo all’adattamento? 

Io mi sono limitato a osservare il loro lavoro con grande ammirazione, dando qualche indicazione sul casting dei personaggi. Ho avuto davvero una funzione ridotta. Sono assolutamente felice che il mio nome sia sulle copertine, perché si tratta di un prodotto di eccellente qualità, tanto da suscitare una notevole attenzione anche all’estero. Ne sono doppiamente felice, perché comporta notorietà al di fuori dell’Italia per tutti i nomi che vi hanno lavorato.

Una curiosità sul soggetto originale dei romanzi: perché proprio la collocazione storica degli anni Trenta? 

C’è più di una motivazione. La prima è casuale, Ricciardi è stato inventato in occasione di un concorso letterario che si teneva presso il Gambrinus, splendido caffè liberty di Napoli; per cui, ambientare Ricciardi negli anni Trenta del ‘900 è stata una cosa quasi naturale per me. Lasciarcelo, di contro, è stata una decisione: si tratta di un periodo raccontato poco e male; invece, è stato un momento di grande euforia e ottimismo. Raccontarlo con correttezza – in una città come la mia, che a quell’epoca era di una bellezza indescrivibile – mi è venuto molto semplice.

Hai subito concepito Ricciardi con quella sua dote speciale, quella sorta di super potere?

Sì, immediatamente. Volevo un personaggio estremamente sensibile, e come tutte le grandi sensibilità è innanzitutto una condanna.

Al panel a cui hai presenziato insieme al direttore editoriale di Bonelli, Michele Masiero, hai ribadito che non ci saranno ulteriori romanzi dedicati a Ricciardi, dopo quello che uscirà per Einaudi il prossimo 25 giugno. Tuttavia, abbiamo intuito che ci sarà un seguito a fumetti delle avventure del nostro Commissario. È così?

Sì, è così. Ricciardì andrà avanti grazie alla Bonelli, e io seguirò il progetto nello stesso ruolo che ho avuto finora. Sono contento che il personaggio abbia questa seconda vita. Sono ovviamente molto soddisfatto anche della trasposizione in fiction televisiva, ma quella a fumetti è più vicina all’immaginario che suscitano i romanzi.

Veniamo a “I bastardi di Pizzofalcone”. Prima hai accennato all’eccezionale intuizione di una giovane artista della Scuola di Comix di Napoli: l’idea di questa trasposizione con l’utilizzo di animali antropomorfi, dunque, non viene da te né da Bonelli.

Esatto. L’idea originale è di Fabiana Fiengo, che ha immaginato la tavola che si trova all’inizio del volume, la quale mi ha subito conquistato. Ho proposto questa interpretazione de “I bastardi” alla Bonelli, che l’ha accolta immediatamente. Per cui Fabiana, che è bravissima, ha convinto con facilità prima me e poi la stessa Bonelli.

Qual è il personaggio che ti piace di più di questa metamorfosi animalesca del tuo romanzo?

L’idea di Romano in chiave pit bull mi è sembrata particolarmente felice.

Ci saranno altre trasposizioni a fumetti del ciclo di Pizzofalcone?

Assolutamente sì. Dopo “I bastardi”, toccherà agli altri romanzi. Questo esperimento ha avuto una risposta di pubblico molto incoraggiante per il futuro.

Sei un appassionato di fumetti, nonché un fan Bonelli: c’è un titolo che ti senti di consigliare ai lettori di BadComics.it?

Credo che la serie di “Dylan Dog” non abbia mai mostrato momenti di stanchezza. A chi non conoscesse questo fumetto e questo straordinario personaggio consiglio di correre subito ai ripari.

 

Maurizio de Giovanni

 

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