Si apre con una domanda piuttosto complicata l’ultima edizione di X-Men Monday, la rubrica che consente ai fan dei mutanti Marvel di contattare Jordan D. White affinché soddisfi le loro curiosità: quale percentuale delle storie è effettivamente composta dalle trame a cui team creativo ed editoriale volevano arrivare e quale percentuale è invece di transizione?

 

Powers of X #1, copertina di R.B. Silva

Difficile rispondere. La risposta semplice è che tutto quel che leggete è scritto dopo la mia approvazione, anche se devono ancora uscire alcuni numeri di X-23 e Mr. & Mrs. X di prima che salissi a bordo. La parte più complicata della risposta riguarda per esempio il fatto che, come ho detto altre volte, sapevo con un discreto anticipo che Jonathan Hickman sarebbe arrivato con House of X e Powers of X, sapevo quanto impatto questo avrebbe avuto su tutto quel che avevamo pianificato per gli X-Men. Se foste venuti da me il giorno in cui ho preso l’incarico di supervisionare tutte le testate mutanti, però, e mi aveste chiesto quale direzione avrebbero preso, vi avrei dato una risposta molto diversa da quella che potrei darvi oggi

Non credo che nessuno di noi avrebbe infatti potuto prevedere le trame che Jonathan racconterà. Il nostro compito è quello di collaborare, e io sono felice del cammino che la nostra linea di testate sta intraprendendo. Non avrei mai potuto dar vita a queste storie, e questo è un po’ il punto della questione. Non penso che vedrete mai “Gli X-Men secondo la visione di Jordan D. White”, perché il mio compito è soltanto quello di aiutare gli autori a scrivere le migliori storie che hanno in serbo.

Chi rivorrei per un ciclo di Uncanny X-Men, tra gli autori passati? Penso di aver detto molte volte che ho adorato le storie di Kieron Gillen, quindi sarei felice di riaverlo con noi. Sfortunatamente, la sua run non è stata la più costante in termini di matite. Tanti artisti diversi in momenti diversi. Credo che quello che vorrei rivedere con Kieron sia Daniel Acuna.

 

Le imprese di cui White è più orgoglioso dacché ha preso l’incarico che attualmente ricopre? A quanto pare, sono X-Men: Black – Emma Frost, che secondo lui ha arricchito di molto le sfumature sul personaggio, Merry X-Men Holiday Special #1 e Uncanny X-Men Annual #1, fondamentale per le trame post-Disassembled e per il riassestamento del personaggio di Ciclope.

 

Uncanny X-Men Annual #1, copertina di Salvador Larroca

Amo il personaggio di Jean Grey, quindi vorrei sempre che fosse presente nelle storie. Credo che la sua lunga storia sia parte del suo contributo fondamentale, alla luce di tutto quel che ha passato, delle molte cose che ha fatto e che sono chiavi di volta della vicenda degli X-Men. Tutto contribuisce a renderla un personaggio così grandioso, e lei si porta questo retaggio in ogni avventura. Sebbene, va detto, sia stata nel regno della morte più di quanto capiti in media a un personaggio.

No, non esistono schemi o tabulati che usiamo per seguire le linee narrative. Per lo più, ci mettiamo semplicemente la nostra testa. Ecco perché di solito è un bene che un editor possa rimanere su una serie a lungo, quando cambiano i team creativi. L’editor ha modo di mantenere la barra dritta in termini di personaggi e macro-trame. A volte, quando la guida editoriale cambia su una serie, quegli elementi vanno persi nelle crepe che si vengono a creare, perché sono protetti solo dalla nostra attenzione e forza di volontà.

 

White ha anche parlato del precario equilibrio che viene a crearsi nella gestione di un personaggio durante i tie-in di un evento:

 

House of X #1, copertina di Pepe Larraz

Quando ero l’editor di Deadpool, al lavoro sul personaggio con Gerry Duggan, credo di aver inserito il personaggio in ogni evento possibile. Original Sin, Civil War II, Secret Empire, Axis, Secret Wars… e forse anche qualcos’altro che non mi ricordo. Il punto è che volevamo sempre essere coinvolti e che quegli eventi avessero delle conseguenze sulla storia principale che raccontavamo, che quel che capitava nel crossover fosse la molla per nuove storie sulla testata. Credo che questo sia il modo più giusto per gestire questi tie-in.

C’è da dire, a latere, che della parola “evento” non abbiamo mai dato una definizione univoca, secondo me. In questo periodo, vedo i fan dare questo nome a ogni ciclo narrativo che abbia un titolo, il che rende le cose un po’ troppo generiche dato che si applica, come principio, a ogni cosa che accada in una serie. Se fosse così, ogni albo a fumetti potrebbe essere un evento.

Sappiate che non passiamo chissà quanto tempo a discutere delle ragioni per cui certi personaggi sono vestiti come sono. A volte ci sono delle ragioni specifiche per cui vestono nuove uniformi: un design di gruppo, una necessità di equipaggiamento… Ma a volte, non fanno altro che aggiornare il proprio look. Se ricordo bene, nessuno si è sentito in dovere di spiegare il perché dei costumi di Jim Lee negli anni Novanta. I membri originali erano tornati, le squadre si erano mescolate, alcuni hanno cambiato look.

 

A proposito del ciclo di storie in arrivo, firmato da Jonathan Hickman, White ha risposto a una domanda interessante. Dovendolo paragonare a qualche suo predecessore, l’editor ha pensato che il confronto più corretto possa essere con la gestione di Grant Morrison di New X-Men, alla luce delle nuove idee che entrambi gli sceneggiatori inseriscono nelle trame e dell’abitudine di manipolarne altre, più storiche, per dar vita a qualcosa di nuovo.

 

 

 

Fonti: Adventures in Poor Taste | Bleeding Cool

 

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