Billy Batson ce l’ha fatta. Il ragazzino in cerca della mamma, che inganna i genitori adottivi e scappa di fronte alle proprie paure, che non sa trovare se stesso perché troppo legato a ricordi della primissima infanzia che non trovano mai concretizzazione, che si convince di non essere completo finché non avrà fatto i conti con il passato, è il protagonista del primo film DC Comics che ci ha fatto uscire davvero felici dalla sala cinematografica da tanti, troppi anni. Shazam! è una storia con tanto cuore e che funziona. Siamo certi che la prima delle due espressioni la leggerete spesso e la troverete un po’ banale e scontata. La leggerete spesso perché è vera.

Per trovare quel cuore e restituircelo sullo schermo, il regista svedese David F. Samberg, classe 1981, non ha esitato a tornare ai propri di ricordi di infanzia. La storia di Shazam, eroe che eredita i propri poteri magici dall’ultimo dei maghi, il primo Capitan Marvel della storia del Fumetto americano, è trasposta al cinema con il passo e le atmosfere dei film di Steven Spielberg, produttore e regista che lo si voglia intendere, di Chris Columbus, di Robert Zemeckis. Di quei registi che più di tutti gli altri hanno influenzato l’immaginario narrativo cinematografico della generazione di chi scrive. La stessa di Samberg, il quale è stato furbo e intelligente, perché c’è un gruppo di ragazzini al centro della vicenda. Un gruppo di orfani che deve insegnare a Billy cosa sia davvero una famiglia e fare in modo che l’eroe giunga là dove sempre deve: a capire chi davvero sia, cosa davvero voglia, di cosa davvero abbia bisogno, per essere consapevole di sé e, quindi, librare tutto il proprio potenziale.

La vicenda è classicissima e Shazam! ha il sapore dei classici. Fa ridere, parecchio, senza essere mai stupido. Cita molto il Cinema degli anni Ottanta a cui si ispira con sincerità e consapevolezza. La storia di un ragazzino che diventa un super eroe adulto non poteva non strizzare l’occhio a Big, leggendario film con un giovane Tom Hanks. Scegliendo questo filone, quello delle fiabe moderne con ragazzi (non necessariamente per ragazzi, ma anche per ragazzi), Samberg va a occupare uno dei pochi generi cinematografici che non erano stati frequentati dal supereroismo. E ci azzecca perfettamente. Anche perché questo film è il primo cinecomic in cui abbiamo ritrovato – ed era ora – lo spirito del miglior Spider-Man di Sam Raimi.

Lo abbiamo rivisto nella capacità di non nascondere le esagerazioni e le comicità tipiche dei comics supereroistici, nella leggera e aggraziata caricatura dei suoi personaggi chiave, nello sguardo divertito con cui osserva quel che di assurdo c’è nella trama e nella messinscena senza per forza correggerlo con i temi adulti, con la serietà della spiegazione, con il rigore della modernità smaliziata. Il che apre la via a qualche incoerenza e a qualche ingenuità, ovviamente, ma ci si passa sopra molto volentieri alla luce di dialoghi che funzionano, di un cattivo che ha perfettamente senso – anche se non è affatto memorabile – e di un percorso di crescita dell’eroe che non ha nulla di nuovo ma sa essere emozionante.

E poi ci sono i ragazzini. I giovani attori della pellicola impressionano e divertono. Il cast di comprimari è l’anima di Shazam! dal punto di vista della recitazione, molto più di quanto non lo sia Zachary Levi, che potrebbe risultare fastidioso per qualcuno, con le sue costanti faccine dagli occhi sbarrati. Non è il nostro caso, dato che il personaggio dell’eroe con l’anima di adolescente ne giustifica le esagerazioni. Soprattutto, impressiona la prova di Jack Dylan Grazer, che interpreta la spalla comica e morale di Billy. Se il ragazzo è questo interprete a quindici anni, non vediamo l’ora di vederlo crescere.

Il difetto principale di Shazam! è una certa lungaggine nel terzo atto del film. Si poteva certamente giungere più in fretta a tirare le fila della trama e al confronto inevitabile tra il male e il bene. La parte più divertente è certamente il percorso di scoperta dei poteri acquisiti da Billy, intelligentemente metacinematografico e metafumettistico. Proprio qui abbiamo ritrovato Sam Raimi, oltre che nella sequenza più adulta della pellicola, e un riferimento a film di ambito supereroistico più maturi, come Chronicle. Il che ci ha fatti decisamente contenti.

Benissimo, quindi. Vogliamo rivederlo al più presto. Lo abbiamo visto in lingua originale e abbiamo paura del doppiaggio italiano, dato che la comicità funziona benissimo in inglese. Ma l’inversione di tendenza delle atmosfere e dei toni dei film DC Comics già vista con Aquaman è confermata, come era prevedibile, da Shazam! con molta più qualità e ispirazione, secondo il nostro parere.

C’è da augurarsi che la Warner Bros., finalmente benedetta da un successo paragonabile a quello dei diretti avversari, non esageri e punti la barra esclusivamente a dritta, condannandosi alla leggerezza a tutti i costi. Staremo a vedere. Per ora, Shazam! scalda il cuore, pur con qualche difetto qua e là. Ne vogliamo ancora.