Kevin Smith è tornato al mondo del Fumetto lo scorso febbraio, rispondendo alla chiamata di Mark Millar e scrivendo una mini-saga dedicata a Hit-Girl per le matite di Pernille Ørum.

In questo nuovo arco narrativo delle sue avventure, Mindy si trova a Los Angeles per impedire che un regista porti a termine un film sulla sua vita. Golden Rage of Hollywood è il titolo di questa storia ed ecco le dichiarazioni più interessanti in merito di Kevin Smith:

 

Hit-Girl: Golden Rage of Hollywood #1, copertina di Francesco Francavilla

Come ha fatto Mark a convincermi? Ha chiesto. Puro e semplice. Mi ha mandato una mail all’improvviso. Ci conosciamo da anni e sono un fan dai tempi del suo Swamp Thing. Faceva riferimento alle storie di Alan Moore e mi ha fatto innamorare immediatamente. In più, molto semplicemente, è un grande scrittore. L’ho osservato diventare lentamente un titano del mondo del Fumetto, passare dal tizio che scriveva Swamp Thing al fottuto Mark Millar.

Netflix ha investito su di lui e in quel momento tutti abbiamo pensato che uno dei buoni aveva conquistato il mondo. E ho adorato il fatto che abbiano reso Kick-Ass una sorta di archetipo e rilanciato Hit-Girl. Come ho adorato Kingsman e il fatto che le sue idee abbiano avuto tutto questo successo. Di tante persone che ce l’hanno fatta nel nostro ambiente si pensa male, ma mai di Mark, perché è davvero un tipo a posto, sempre gentile, e sono felice del suo successo.

Dato che raccontiamo una storia di Hit-Girl a Hollywood, avevo la sensazione che ci volesse una come Pernille, che ha uno stile molto da cartone animato Disney. Non credo che sarebbe stato altrettanto appropriato per Hit-Girl in Brasile o in Cile, ma in un’avventura in cui si mette in scena una versione della sua vita cinematografica, lo stile di Pernille sarebbe stato perfetto. Quindi, quando Mark mi ha assoldato, ho chiesto se avrei potuto coinvolgere proprio lei.

 

Il contatto tra Smith e Millar è avvenuto prima dei recenti, gravi problemi di salute del regista e sceneggiatore, che si è messo al lavoro sui quattro numeri della saga non appena si è ripreso dall’infarto. Un lavoro rapidissimo per quanto riguarda il primo numero, perché praticamente privo di dialoghi. Un’idea rubata a una storia di John Byrne: Le molte morti del Batman.

 

Il primo numero di quella storia era totalmente senza battute, se non per una sola che dice Jim Gordon in obitorio: “Get out!” Altrimenti, non una riga di dialogo. Mi ha sempre impressionato, perché una cosa del genere significa consapevolezza del mezzo, del fatto che sia un medium visivo. Realizzare una storia intera senza nemmeno un balloon richiede talento. Il che, visto che parliamo di John Byrne, non stupisce.

Quattro albi di storia su Hollywood e volevo che ognuno avesse un riferimento a quell’ambiente e alla sua storia. Il primo era all’epoca del muto, che mi dava anche una grande occasione di mettere sotto i riflettori la tecnica di Pernille. Inoltre, avevo appena scritto un fumetto in poco tempo, proprio io che sono spesso accusato di usare troppe parole.

[…] Il primo capitolo, The Silent Era, ha funzionato e il secondo, The Talkies, ci introduce ai dialoghi. E vediamo Mindy dire parolacce che ammazzerebbero una persona. Dal secondo numero in poi, leggerete tutte le battute che volete.

 

Nel primo capitolo, Smith mette in scena una sparatoria in una scuola. Tema caldissimo negli Stati Uniti, molto sentito da un padre di un’adolescente, come lui.

 

Come tutti, leggo i giornali. Un evento del genere sarebbe già orribile se fosse accaduto una sola volta. Ma c’è stato un periodo in cui succedeva con una frequenza oscena. E da persona informata con dei figli che vanno a scuola, mi sento raccontare di esercitazioni anti-sparatoria. Quando ero ragazzino io le facevamo per gli incendi e ci trovavamo a bighellonare nei parcheggi. E ora ci sono rifugi nelle scuole, ti insegnano a nasconderti se qualcuno si presenta con un fucile e inizia a sparare.

 

Usare Mindy per fermare una sparatoria a scuola, per Smith, è stato un po’ una rivincita. La legge non fa nulla di concreto per evitare queste tragedie e il suo cuore di narratore è stato molto soddisfatto dalla scena. Anche perché Hit-Girl non è Batman, che alla peggio spezza una gamba ai criminali. Hit-Girl non ha pietà. Inoltre ha perfettamente senso che Mindy, una ragazzina in età scolare, voglia beccare questo particolare tipo di omicida.

 

Ovvio che molti potrebbero trovare la scena di cattivo gusto. Mi sono posto il problema, non voglio offendere nessuno. Ma poi ho pensato che ci sono un sacco di casi in cui il Fumetto ha messo in scena crimini orrendi con la scusa che erano personaggi di fantasia ad averli compiuti. Spero che funzioni anche questa volta e che nessuno pensi che io sia incredibilmente irresponsabile per aver scritto quella scena. Non faccio altro che mostrare una cosa che sta nell’attualità, non mi invento niente. Mi piacerebbe vivere in un mondo in cui ci siano degli eroi a impedire certe tragedie.

 

Smith ha parlato della sua carriera cinematografica, spesso controversa e segnata dalle polemiche di chi non apprezzava il modo in cui trattava l’omosessualità in Alla ricerca di Amy o la religione in Dogma. Non ha mai voluto essere graffiante e ci è sempre rimasto male quando le persone si sono sentite offese. Il suo intento non è mai stato provocatorio, gettare in faccia la propria scomoda verità agli altri, ma solo dare sfogo alla propria fantasia, divertita anche se a volte ricca di violenza.

 

 

 

Fonte: Comic Book Resources

 

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