Shazam! sta per esordire nei cinema di tutto il mondo e, come noto a molti di voi, la cosiddetta Marvel Family è una presenza pressoché costante delle pagine dei fumetti sin dai tempi della Golden Age.

L’occasione è dunque propizia per parlarvi di uno sceneggiatore il cui nome risulta essere quello più associato a Capitan Marvel, Mary Marvel e soci, non fosse altro perché ha scritto centinaia delle loro storie. E, no, non è un’iperbole. Il suo nome è Otto Binder.

 

GLI ARTIGIANI DEL FUMETTO

 

Captain Marvel #9

Otto Oscar Binder nasce in Michigan nel 1911, sestogenito di una famiglia emigrata dall’Austria un anno prima per riunirsi a Michael Binder, loro padre, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1906. Di tutti i suoi fratelli, Otto è l’unico nato su suolo americano.

Forse per motivi di lavoro, forse per pregiudizi derivanti dal loro retaggio, la famiglia Binder si trasferisce più volte nel corso degli anni, fino a stabilirsi a Chicago nel 1922. Otto diventa un vorace lettore, grazie a una biblioteca locale, appassionandosi ai classici della letteratura e rimanendo affascinato dagli scenari fantastici presenti nelle opere di Jules Verne, H.G. Wells ed Edgar Rice Burroughs.

Si può dunque immaginare con facilità come la comparsa, nel 1923, di una rivista quale Weird Tales, che ospita tra le altre cose i racconti di H.P. Lovecraft e Robert E. Howard, sia per Otto Binder come una manna dal cielo. Su questa rivista peraltro compaiono in maniera saltuaria alcuni disegni realizzati da suo fratello Jack Binder.

Il giovane ragazzo forgia la sua immaginazione sia su quelle pagine che su quelle di Amazing Stories, la rivista fondata nel 1926 da Hugo Gernsback, il coniatore del termine scientifiction, da cui sarebbe poi derivato science fiction, ossia “fantascienza”.

Otto frequenta con profitto la Schurz High School, ottenendo i voti più alti in biologia e chimica e collaborando al contempo con il giornale scolastico, dove compaiono i suoi primi, acerbi racconti. Quando ottiene il diploma, è il 1929, l’anno in cui la Grande Depressione colpisce come un macigno molte famiglie americane. Otto Binder tenta di perfezionare i suoi studi di chimica e si appassiona anche all’astronomia, comprando un telescopio ottenuto facendo i lavori più umili, ma la crisi economica non gli permette di sviluppare in maniera adeguata queste sue passioni.

Decide dunque di tentare una terza strada. Otto è ancora un avido lettore di ogni numero di Amazing Stories e condivide l’amore per la fantascienza con suo fratello Earl Binder, aspirante poeta. Earl appare più a suo agio con la scrittura, anche se ha qualche difficoltà con la sintassi e la costruzione di una frase, cosa che Otto compensa con il suo perfetto inglese.

Nell’inverno del 1930, dunque, i due fratelli scrivono il racconto The First Martian. Invece che presentarlo con i loro due nomi, decidono di adottare uno pseudonimo: Eando Binder. Un nome derivato dalle loro due iniziali (“E” e “O”).

La storia viene accettata da Gernsback, ma viene pubblicata solo nel mese di ottobre del 1932. I due fratelli continuano comunque negli anni successivi a veder pubblicate loro storie su varie riviste di fantascienza.

Captain Marvel #18

Gli introiti derivanti non sono tuttavia sufficienti a sostenere le proprie famiglie – Earl è anche sposato e ha una figlia – così i due fratelli iniziano a passare da un lavoro all’altro. Allo stesso tempo, Otto affina le sue capacità di scrittore, rendendo l’apporto di Earl alle storie sempre meno frequente.

Il fandom che coinvolge i giovani lettori di fantascienza negli Stati Uniti è fervente, tanto che compaiono le prime fanzine scritte da questi giovani lettori: tra queste, quelle curate da Mort Weisinger e Julius Schwartz, che Otto legge con interesse, iniziando a intessere un rapporto epistolare con i due e incontrandoli in un secondo momento nelle prime convention di fantascienza che si tengono sul territorio americano.

Quando alla fine del 1935 Earl trova lavoro come operaio e Otto si trasferisce a New York per perseguire una carriera come agente letterario al servizio di un’agenzia fondata da un suo amico e appassionato di fantascienza, Otis Adelbert Kline, la partnership lavorativa tra i due fratelli si interrompe. Altre storie firmate Eando Binder compaiono in seguito sulle riviste, ma in realtà sono scritte solo da Otto.

Nella Grande Mela, Otto Binder inizia a farsi un nome, soprattutto perché – dietro mandato di Kline – ha l’incarico di vendere alle riviste le storie scritte da Robert E. Howard, uno dei più apprezzati scrittori pulp dell’epoca. L’improvviso suicidio dello scrittore, tuttavia, e la sempre crescente crisi economica costringono Kline a chiudere la sua agenzia letteraria nel 1937.

Nel 1939 avviene la svolta: nel mese di gennaio, su Amazing Stories, viene pubblicato il racconto I, Robot (Io, Robot), il primo che vede protagonista Adam Link, il primo robot senziente della letteratura fantascientifica. La storia è antesignana delle storie robotiche di Isaac Asimov e sarebbe stata utilizzata nel 1950 come titolo per un’antologia di racconti a tema robotico ideati dal celebre scrittore, nonché nel 2004 come titolo di un film con protagonista Will Smith.

Sempre nel 1939, Otto torna a New York, invitato da suo fratello Jack, il quale ora lavora come art director presso lo studio di Harry Chesler, disegnando tra le altre cose numerose copertine per svariate case editrici di fumetti, un medium in forte crescita. Grazie ai contatti di suo fratello, Otto Binder sceneggia le sue prime storie a fumetti nel 1939, rimanendo tuttavia ancora focalizzato sui racconti di fantascienza e su Adam Link, i quali continuano a essere pubblicati con regolarità fino al 1940.

Sempre nel 1940, avvengono due episodi fondamentali nella vita di Otto Binder. Tramite amici comuni, conosce una donna di nome Ione Turek, con la quale scatta l’amore a prima vista, tanto che si sposano in quello stesso anno. Jack Binder, intanto, ha iniziato a realizzare copertine per un’altra casa editrice, la Fawcett Comics. Sempre tramite lui, Otto entra in contatto con l’editor France Edward Herron, il quale gli affida alcune testate di prova.

Conquistata la fiducia di Herron, Binder viene dirottato alla fine del 1941 sul parco testate più proficuo della Fawcett, le serie della Marvel Family. A dire il vero, all’epoca vi è un solo personaggio, Capitan Marvel, appunto, che compare sulla serie a lui intitolata Captain Marvel Adventures e sulla testata antologica su cui ha esordito, Whiz Comics. Ma questa situazione sta per cambiare.

Le avventure di Capitan Marvel, infatti, stanno ottenendo un incredibile successo, capace di rivaleggiare con le due serie di Superman, e serve nuova linfa che capitalizzi su questo interesse.

Adventure Comics #242

Otto Binder inizia dunque la sua lunga associazione con le testate della Marvel Family. Con l’eccezione di Capitan Marvel, il Dottor Sivana e Capitan Marvel Jr., crea tutti gli altri personaggi di contorno – Black Adam, Mary Marvel, la famiglia di Sivana, Mister Mind e molti altri – e lancia le serie in solitario di Capitan Marvel Jr. e Mary Marvel. Questo senza contare il suo apporto ad altre testate antologiche incentrate sulla Marvel Family, quali Master Comics e… Marvel Family, appunto.

Grazie soprattutto alle sceneggiature di Binder, le serie di Capitan Marvel arrivano a surclassare quelle della National Comics (la futura DC Comics), che per tutta risposta porta la Fawcett in tribunale, con l’accusa che Capitan Marvel sia un plagio dell’Uomo d’Acciaio.

La causa si rivela lunga e le buone vendite dunque continuano, permettendo a Binder nel 1944 di acquistare una casa in New Jersey, dove si trasferisce con sua moglie. I due coniugi trascorrono il loro tempo libero bevendo alcolici in grande quantità, essendo a quel tempo ritenuta una cosa normale e senza controindicazioni.

Essendo uno scrittore freelance, come molti sceneggiatori di fumetti della sua epoca, Binder cerca altri incarichi oltre a quelli assegnatigli dalla Fawcett. Dal 1942, sceneggia alcune testate della Quality Comics, creando tra le altre cose il personaggio di Kid Eternity. Dal 1943 inizia a collaborare con la Timely Comics (la futura Marvel), scrivendo numerose testate e creando il personaggio di Miss America.

Nel 1947, Binder approccia la National Comics, pur con tutto l’imbarazzo del caso. Dopotutto, la contesa giudiziaria con la Fawcett è ancora in corso e lui è uno degli sceneggiatori principali delle serie più vendute. Tuttavia, nella redazione della casa editrice sono presenti due suoi amici, Mort Weisenger e Julius Schwartz, che riescono a fargli ottenere alcuni incarichi, seppur su testate secondarie, di cui il più importante è un serial su Green Arrow pubblicato su Adventure Comics.

A partire dal 1949, i fumetti di super eroi cominciano ad affrontare un drastico declino, ma questa situazione non colpisce affatto le serie della Marvel Family, che Binder continua a sceneggiare, pur con qualche pausa di riflessione. Come nel 1952, quando nel mese di settembre nasce sua figlia Mary (supponiamo che questo nome non sia stato scelto a caso).

Nel 1953, la contesa tra la Fawcett e la National si conclude, non con una sentenza giudiziaria definitiva, ma con un accordo tra le parti. Considerato il crepuscolo del genere supereroistico, la Fawcett ritiene infatti inutile continuare questa disputa, che le è costata migliaia di dollari in spese giudiziarie.

La casa editrice paga dunque una somma risarcitoria una-tantum e chiude tutte le sue testate incentrate sui super eroi, incluse quelle della Marvel Family. Si interrompe così la collaborazione tra Binder e la Fawcett: solo tenendo in conto le storie collegate alla Marvel Family, lo scrittore ne ha realizzate 986, più della metà di quelle pubblicate.

Binder intensifica dunque la sua collaborazione con la DC Comics. Weisinger lo assegna alle testate collegate a Superman, ma non gli affida subito le serie principali, dirottandolo dapprima su Superboy e facendogli tenere a battesimo Superman’s Pal, Jimmy Olsen. Nei vari numeri da lui sceneggiati, Binder si diverte a sottoporre il giovane alleato di Superman alle più bizzarre trasformazioni e cacciarlo nelle situazioni più improbabili e surreali.

Adventure Comics #247

Nel 1955, Ione partorisce il secondo figlio, a cui viene dato il nome di Robert. Purtroppo, il neonato è affetto dalla sindrome di Down, una condizione che i medici di allora ancora non conoscono a sufficienza e per cui suggeriscono di trasferire il figlio in un istituto specializzato. Otto Binder segue questo consiglio e, pur non facendo mai mancare negli anni successivi il suo apporto economico, vedrà poche volte Robert e non lo accoglierà mai nella propria famiglia.

Alla fine del 1956, Binder inizia a sceneggiare sia Action Comics che, con meno regolarità, Superman. È l’inizio di un ciclo di storie che viene pubblicato fino al 1969 e durante il quale svariate situazioni e personaggi vengono ideati. Supergirl, Brainiac, la Legione dei Super-Eroi, Krypto, la Zona Fantasma, Kandor, Bizarro, Mondo Bizarro, Lucy Lane… sono solo una parte delle creazioni di Otto Binder.

Una geniale intuizione di Binder, che raccoglie un suggerimento di Julius Schwartz, sono anche le cosiddette “storie immaginarie”, le quali permettono di esplorare scenari narrativi non possibili nelle serie regolari, quale ad esempio il matrimonio tra Lois Lane e Superman. Tale idea verrà poi ampliata e assumerà il nome di Elseworlds.

Sono anche gli anni in cui avvengono grandi conquiste scientifiche, come il lancio dello Sputnik nel 1957, le prime dettagliate osservazioni della Luna e, nel 1961, il primo uomo nello spazio. Nel 1959, dunque, Binder viene contattato da William Woolfolk, che gli propone di divenire editor capo di una rivista scientifica, Space World Magazine.

Woolfolk cerca anche un finanziatore, in quanto ha investito metà della somma necessaria ma non è riuscito finora a trovare un altro investitore. Binder rimane conquistato dal progetto e, vedendo in esso un’opportunità per garantire un futuro e una stabilità economica per la propria famiglia, abbandona la DC Comics e arriva a mettere un’ipoteca sulla propria casa pur di racimolare il denaro necessario.

Space World Magazine si rivela un totale fallimento: ne escono sedici numeri ma le vendite calano a ogni mese, trascinando Binder e la sua famiglia in una grave crisi economica. Lo scrittore si trova dunque costretto a tornare a lavorare per la DC Comics.

Il 27 marzo 1967, una grande tragedia colpisce Otto Binder: mentre sta tornando a casa da scuola, a Mary Binder cadono dei libri sul vialetto che porta all’istituto. Mentre è chinata a raccoglierli, un giovane studente di nome Brian Hetzel decide di oltrepassare il cordolo della strada con la sua auto per immettersi direttamente nel vialetto. Non si avvede della presenza di Mary, che viene dunque investita. La ragazza viene portata d’urgenza in ospedale, ma i medici non possono far altro che constatarne il decesso.

A seguito della morte della figlia, Otto Binder decide di vendere la sua casa in New Jersey, troppo piena di ricordi della perduta Mary, e di trasferirsi presso una nuova abitazione a Chestertown. Il dolore però rimane e diviene sempre più forte. Soprattutto in sua moglie Ione, che da quel momento diviene soggetta a improvvisi attacchi di ansia che le causano un esaurimento nervoso. Una condizione che la porta a vivere sempre più distaccata dalla realtà e a dover subire di tanto in tanto degli internamenti psichiatrici.

Non riuscendo a gestire il grande stress derivante, Otto Binder cerca conforto in un’amica che gli è sempre stata fedele, la bottiglia. Inizia a bere alcolici in sempre maggiore quantità, non preoccupandosi delle conseguenze.

Binder sa, come molti altri suoi colleghi, che il suo lavoro come scrittore freelance non gli consente di ricevere una copertura sanitaria o diritti sulle ristampe, cosa che lo aiuterebbe con le spese che deve affrontare. Insieme ad altri scrittori, tra cui Arnold Drake, nel 1968 chiede dunque un miglior trattamento economico alla dirigenza DC Comics, ricevendo un netto rifiuto.

Adventure Comics #252

Rimasto amareggiato da questa situazione, Otto Binder decide di smettere di scrivere fumetti per tornare alla sua prima passione, la fantascienza. L’ultima sua storia di Superman, Action Comics 377, viene pubblicata nel giugno 1969.

Oltre a nuovi romanzi e racconti, Binder comincia a scrivere dei saggi incentrati sull’ufologia e la vita extraterrestre, in cui si dichiara fiero sostenitore della teoria secondo cui razze aliene abbiano visitato la Terra in passato e siano stati scambiati come dei dagli uomini primitivi.

Nel 1973, la DC Comics, che nel frattempo ha acquisito la proprietà dei super eroi della Fawcett, rilancia la Marvel Family con una nuova testata intitolata Shazam!. Binder, pur non sceneggiandola, vi compare nel primo numero come ospite speciale, sotto forma di un passante che riconosce Billy Batson, rimanendo stupito dal fatto che non sia invecchiato in vent’anni.

Sempre nel 1973, Otto Binder effettua un’ultima sortita nel campo dei comics, sceneggiando per la Pendulum Press alcuni adattamenti a fumetti di celebri classici della letteratura quali Frankenstein, La Macchina del Tempo e 20.000 Leghe Sotto i Mari.

Alla fine, il corpo dello scrittore non riesce più a sopportare gli eccessi e lo stress a cui è stato sottoposto negli ultimi anni. Nel settembre 1974, a Binder viene diagnosticato un cancro al fegato che ha un rapido decorso, portandolo a una morte per infarto il mese successivo.

Oltre 3.300 sceneggiature, circa 50.000 pagine di fumetti sceneggiati: basterebbero questi dati per sottolineare l’importanza di Otto Binder per il mondo del Fumetto. Anche la sua straordinaria vita, come quella di un super eroe, è stata messa spesso alla prova, ma in quanto essere umano come tutti noi ha altresì commesso degli errori e incontrato dei fallimenti che purtroppo nessuna parola magica è riuscita a evitare.

 

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