Dragon Ball Super: Broly, locandina italiana

Il personaggio di Broly è uno degli avversari più celebri e amati dai fan della saga di Dragon Ball, pur non essendo mai apparso nel manga originale di Akira Toriyama. Introdotto nel film Il Super Saiyan della leggenda, è stato accolto con un tale entusiasmo dagli appassionati da spingere Toei Animation a sfruttarlo in altre due uscite cinematografiche: Sfida alla leggenda e L’irriducibile bio-combattente. Questo avveniva nella prima metà degli anni ’90, ma da allora Broly è stata una presenza costante nei videogiochi, nelle action-figure e nei gadget di Dragon Ball, a testimonianza del grande successo raccolto nonostante la sua natura di personaggio non canonico.

Sì, perché durante la pubblicazione del manga di Toriyama i film facevano parte di una sorta di extended universe che poteva permettersi di contraddire gli eventi della trama originale o addirittura raccontarli in una versione parecchio differente per comporre un filone parallelo a quello del fumetto e della serie televisiva. Ora la situazione è cambiata, con il creatore di Dragon Ball che si occupa in prima persona delle trame dei lungometraggi animati, perciò i prodotti cinematografici sono a tutti gli effetti opere del canone. Dunque, perché non ripescare quel potente saiyan e inserirlo a tutti gli effetti nella continuity ufficiale?

Dragon Ball Super: Broly potrà sembrare quasi un remake a chi ha seguito assiduamente tutti i prodotti della saga: l’introduzione di Broly non è troppo differente da quella vista ne Il Super Saiyan della leggenda, il prologo deve molto a Le origini del mito, mentre il climax della battaglia è ripreso abbastanza fedelmente da un altro film non canonico (non vi sveleremo quale per non rovinarvi la visione, sperando siate riusciti a evitare la campagna promozionale che non si è fatta problemi sul bruciare l’effetto sorpresa).

Con i suoi 100 minuti, Broly è il film animato più lungo della serie, e questo si rivela un grande vantaggio, permettendogli di prendersi tutto il tempo necessario per sviluppare la vicenda. Passano più di venti minuti prima che lo spettatore assista all’entrata in scena degli eroi principali, dopo un efficace prologo che racconta della loro nascita e della distruzione del pianeta Vegeta; è un modo per mettere ordine sulle origini della saga, rinarrate con efficacia per rivolgersi sia allo spettatore casuale che agli appassionati incalliti (c’è persino un riferimento al fratello di Vegeta che potrebbe suscitare qualche perplessità nei fan italiani, riferendosi a un cortometraggio inedito nel nostro Paese).

Quando l’azione si sposta nel presente, il film risulta una boccata di aria fresca per la saga, sfruttando al meglio i suoi aspetti più leggeri mentre prepara il terreno per l’immancabile scontro. Lo fa con tutta calma, senza inserire scene di lotta intermedie e lasciando montare l’attesa nello spettatore. Non ci sono rimpatriate o affollate carrellate per soddisfare i fan che vorrebbero rivedere sul grande schermo i personaggi più amati del cast: Broly è a tutti gli effetti un triello in cui il saiyan eponimo affronta Goku e Vegeta, con una manciata di brevi apparizioni di contorno, ma nulla che porti a distrarre dal focus principale della vicenda: tutti i fili conducono all’evento principale del film. Una storia esile, certamente non troppo elaborata, ma funzionale per raggiungere l’obbiettivo.

E poi, arriva il momento della lotta.

 

Goku

 

Mai nella saga di Dragon Ball si erano visti combattimenti tanto veloci, elaborati, con disegni e animazioni dalla qualità così elevata. Dopo averla attesa a lungo, la battaglia tra i saiyan è uno spettacolo pirotecnico con un ritmo che non era mai stato raggiunto prima; solo i lettori del manga, con la loro immaginazione avevano potuto trasformare le linee cinetiche e gli spazi bianchi tra le vignette in uno scontro tanto concitato. La regia di Tatsuya Nagamine si scatena con inquadrature vertiginose e un montaggio adrenalinico; ci perdoneranno i recenti e più raffinati Gli Incredibili 2 e Spider-Man: Un Nuovo Universo, ma qui possiamo vedere ottima animazione al servizio del più puro Cinema di Menare.

Il cambiamento di character design, più fedele al manga originale, durante la visione non si nota troppo e salta all’occhio principalmente per quanto riguarda il volto e l’espressività di Goku. Considerando il risultato finale di questa sublime scazzottata, ci sentiamo di passare sopra ad alcune forzature (difficile giustificare la presenza costante di Beerus e Whis, che potrebbero battere Broly senza troppi problemi) e alle trasformazioni ormai pretestuose, ormai una modifica puramente cromatica, con poche variazioni di potere tra chiome gialle, rosse o blu.

Ciò che non possiamo perdonare è invece la caratterizzazione di Freezer, la cui figura algida è stata ridotta a contrappunto comico: un avversario isterico che inoltre prende una decisione assurda, simile a quella di uno degli avversari grotteschi che minacciavano Goku quando era bambino.

Un’altra sbavatura è rappresentata dalla colonna sonora, fin troppo invasiva: c’è una strana calibrazione dei volumi, e quelle che dovrebbero essere musiche di sottofondo diventano una presenza ingombrante, in grado di rendere bizzarre soprattutto le sequenze più ordinarie e tranquille, come se il tappeto sonoro si ribellasse e volesse rubare la scena ai dialoghi.

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro del franchise di Dragon Ball, se dobbiamo aspettarci un ritorno al piccolo schermo o se le avventure di Goku e compagni continueranno principalmente al Cinema. Di certo, Broly ha definito un nuovo standard visivo, una gioia per gli occhi dopo la quale non si potrà più tornare indietro.

 

Goku

 

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