Come già dovreste sapere, la nuova scrittrice di Wonder Woman è G. Willow Wilson, passata a scrivere per la DC Comics dopo anni di successi con il personaggio di Kamala Khan, la nuova Ms. Marvel.

Le avventure di Diana vedono la principessa di Themyscira non soltanto nei panni di eroina e guerriera, ma anche di un’immigrata e una rifugiata. Nelle storie attualmente in corso negli Stati Uniti, l’isola delle amazzoni è in grave pericolo, così come la sua regina Hippolyta. Tuttavia, Diana non è in grado di intervenire.

La sceneggiatrice ha risposto alle domande di Comic Book Resources sul nuovo corso delle avventure di Wonder Woman.

 

Wonder Woman #64, copertina di Terry Dodson

Wonder Woman è un personaggio genericamente lontano dalle esperienze degli umani comuni, tanto che rappresenta una vera e propria sfida, per una scrittrice, sceneggiarne le storie. Quel che sto facendo negli ultimi numeri è cercare di porre delle creature fantastiche, come gli dei dell’Olimpo, all’interno di un mondo estremamente materiale e quotidiano, per mostrare il contrasto fra le due componenti. Il che crea una serie di momenti comici, ma anche ricchi di pathos e sentimento.

Penso sia sempre interessante quando personaggi e temi della fantasia stanno fianco a fianco con dei problemi strettamente contemporanei del nostro mondo e con luoghi ben noti. La tendenza degli anni recenti, con Wonder Woman, è stato fare un po’ il pendolo tra le sue avventure nel mondo normale e quelle ambientate nei luoghi del mito, invece di cercare una fusione delle due cose. Quel che vorrei ottenere è avvicinare i due mondi, metterli assieme, per vedere cosa scaturisce da questo forte contrasto tra fantasia e realtà.

Spesso, quando leggiamo storie che, una dopo l’altra, mettono sempre la barra del rischio molto alta, in cui c’è sempre moltissimo in gioco, pensiamo che questa sia sempre la regola, ogni volta che il bene e il male si confrontano. In realtà, nel novantanove percento dei casi, nel mondo reale questo scontro avviene nelle piccole cose. Nella burocrazia, nella stampa, nel tentativo di convincere una certa persona a fare qualcosa di specifico.

Credo che raccontare, tramite i super eroi, un po’ di queste storie quotidiane mescolando aspetti di fantasia sia molto prezioso, perché ci mostra una serie di situazioni che potrebbero far parte della vita di tutti i giorni. Situazioni che vedono ciò che è giusto contro ciò che è sbagliato, invece di minacciare costantemente la fine dell’intero universo.

 

Le storie attuali si concentrano moltissimo su Veronica Cale, uno dei nemici più realistici di Wonder Woman, che collabora con una sorta di dea della vendetta e del risentimento. Un altro esempio di come la Wilson ha intenzione di affiancare elementi terreni a personaggi dell’epica.

 

Credo che Veronica sia un personaggio molto affascinante, perché incredibilmente ambiziosa. Prova un sacco di odio per Wonder Woman, che in molti aspetti le somiglia moltissimo. Tra loro sarebbe normale un po’ di camerateria, ma accade esattamente il contrario. Veronica detesta Diana perché la vede come un’aristocratica che gode di privilegi ormai vetusti, di un altro reame, giustificata chissà perché nel suo dispensare giustizia per il mondo, secondo la propria morale.

Veronica è invece una donna che si è fatta da sola, lavorando duro per guadagnarsi ciò che ha. Odia Wonder Woman per aver ereditato il potere alla nascita. Credo che questo risentimento dipenda dal fatto che tutti amano Diana e la vedono come un’icona di pace e giustizia, mentre non è lo stesso per lei. Questa rivalità è emotivamente molto complessa ed è divertentissimo costruirci attorno delle storie, perché i cattivi bidimensionali non sono mai interessanti.

 

Nelle storie recenti la Wilson ha anche mostrato la fragilità di Wonder Woman che dipende dalla perdita della propria patria, dalla distanza da sua madre. Lo stress non l’ha risparmiata e ha mostrato aspetti di lei meno brillanti, che la avvicinano a Veronica. Nonostante questo, il suo primo istinto è stato, come sempre, aiutare gli altri.

 

C’è da chiedersi fino a quando possa reggere. Davvero si può sempre tener fede alle proprie convinzioni, anche quando si è moralmente allo stremo? Credo che questa sia una domanda valida tanto per Wonder Woman quanto per tutti noi, quando siamo di fronte a difficoltà che ci mettono in crisi e dobbiamo capire in cosa davvero crediamo.

Diana sta davvero iniziando a farsi qualche domanda sulla natura della sua identità e della propria missione. Prima, anche se non poteva tornare a casa, la cosa era sempre parte della sua crociata. Stava mettendo a buon uso il proprio retaggio, il proprio addestramento e il proprio orgoglio. Ma ora che tutto questo le è stato strappato, deve decidere chi è senza. Cosa significa dire di essere Diana di Themyscira ora che Themyscira non c’è più?

 

 

Fonte: Comic Book Resources

 

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