Dragon Ball Super

L’ultimo arco narrativo di Dragon Ball Super è anche il più imponente: senza avvicinarsi alla lunghezza delle saghe incentrate su Freezer e Majin Bu di Dragon Ball Z, questo ciclo di episodi occupa quasi metà della serie animata. Dopo il Torneo del sesto universo, Zeno decide di organizzare per il proprio intrattenimento il Torneo del Potere: la competizione vede scontrarsi i dodici universi con una battle arena nella quale entrano dieci campioni provenienti da ciascuno di essi, al fine di evitare la distruzione totale.

La maggior parte degli elementi presenti in Super (compresi i due film La battaglia degli Dei e La resurrezione di ‘F’) confluiscono in questo torneo, che diventa l’evento principale attorno al quale ruota il rilancio di Dragon Ball per il nuovo millennio.

L’importanza di questo campionato era chiara fin dalla prima volta in cui il Re dei dodici universi lo aveva annunciato, ma gli autori hanno deciso di prolungare l’attesa con una ventina di episodi che ritardassero l’inizio della sfida: dapprima con una fase preliminare, utile a conoscere alcuni combattenti tramite duelli che coinvolgono Goku, Gohan e Majin Bu, poi attraverso una fase di reclutamento in cui il protagonista cerca di convincere i suoi futuri compagni di squadra a partecipare, sorvolando – in alcuni casi inspiegabilmente – sull’effettiva importanza della sfida.

La struttura del Torneo del potere porta una boccata di aria fresca alla saga, presentando di volta in volta un differente numero di combattenti. Purtroppo, a livello di variabili, non viene sfruttata a dovere la compresenza di centoventi lottatori sullo stesso campo di battaglia: nessuno, ad esempio, tenta di colpire alle spalle qualcun altro e tutti rispettano ordinatamente i singoli scontri.

Nonostante un numero di partecipanti così elevato, il character design e la varietà di poteri sono tra i principali lati positivi, presentando avversari che si rivelano di volta in volta minacce di vario tipo: tra robot, trasformazioni sorprendenti, creature invisibili e altre piccole quanto un insetto, non c’è il rischio di annoiarsi.

Purtroppo è la squadra del settimo universo – composta dai personaggi che ben conosciamo – a peccare di ripetitività, finendo spesso al centro di sequenze molto simili ad altre già viste nel corso della saga; una scelta probabilmente non legata all’assenza di idee ma alla volontà di stuzzicare la nostalgia dei fan.

 

Dragon Ball Super

 

Ci ha invece sorpreso in positivo la partecipazione di Muten e Freezer al torneo, che inizialmente sembrava puro fanservice e poco funzionale: l’anziano maestro torna ad avere un ruolo di tutto rispetto nella lotta, dopo anni incastrato nel ruolo di contrappunto comico, mentre il malvagio alieno si rivela fondamentale nella risoluzione, senza però vedere ammorbidita la sua caratterizzazione. Ci sono trasferimenti di energia, cambi di fazione e reiterazioni che non rendono sempre logica la sceneggiatura e, anzi, ne intaccano il ritmo, ma il risultato complessivo è decisamente positivo.

È invece poco credibile la gestione temporale, in quanto la durata del torneo sarebbe limitata a quarantotto minuti, con tanto di conto alla rovescia al termine di ogni episodio. Il risultato è un “tempo allungato”, come nei film action quando c’è una bomba che sta per esplodere o nelle partite di Holly & Benji, con ogni puntata che sostanzialmente dovrebbe corrispondere a un solo minuto effettivo. Insomma, un conteggio del tutto improbabile, anche considerando che alcuni eventi scorrono in parallelo.

Dopo le sequenze imbarazzanti dal punto di vista tecnico dei precedenti archi narrativi, Dragon Ball Super si risolleva con un’impennata qualitativa che sbalordisce, offrendo alcune delle migliori animazioni mai viste nella saga, soprattutto per quanto riguarda i combattimenti.

Jiren è un carismatico avversario finale, e il Super Istinto – pur somigliando molto alla prima trasformazione in Super Saiyan su Namecc – è la prima trasformazione soddisfacente per lo spettatore dopo una carrellata di cambiamenti cromatici alle capigliature che stava diventando più che altro una fonte di meme.

Il finale, che “annulla” la minaccia della distruzione, potrebbe essere intepretato come una scorrettezza dal punto di vista narrativo, ma la quantità di personaggi introdotti dai vari universi (che ci piacerebbe rivedere in futuro) è un punto a favore, nella speranza che gli autori del franchise intendano riutilizzare – chissà quando, chissà come – questo enorme cast.

 

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