Si torna a parlare di Age of X-Man (da non confondere con Age of X), il progetto che coinvolge l’intero sottobosco mutante e che – dopo gli eventi di Disassembled – riporta al centro della scena Nate Grey, personaggio nato ai tempi di L’Era di Apocalisse.

Da ieri, il prologo Age of X-Man: Alpha è nelle fumetterie americane, quindi la saga è ufficialmente partita dai blocchi; la prosecuzione è affidata a sei miniserie volte a esplorare la dimensione alternativa creata appositamente per questa storia e si concluderà con un altro speciale, Age of X-Man: Omega.

Ecco cosa hanno dichiarato all’indomani dell’esordio gli architetti del progetto, Lonnie Nadler e Zac Thompson, già scrittori di Cable e Deadpool: Bad Blood:

 

Age of X-Man: Alpha #1, copertina di Phil Noto

Nadler – In un progetto come questo, si vuole sempre giocare con i personaggi e cambiarli quel tanto che serve a renderli interessanti e creare un senso di mistero su come siano diventati in questo modo nella tua realtà alternativa, ma allo stesso tempo devono restare credibili in quanto se stessi e riconoscibili. Se non si coglie l’equilibrio giusto, si rischia di allontanare i lettori e, a quel punto, meglio sarebbe creare da zero dei nuovi personaggi.

Ci siamo chiesti quale fosse l’identità dei nostri protagonisti nell’intimo. Invece di cambiarli tanto per farlo, abbiamo cercato di renderli sensati nel nuovo mondo in cui si trovano, in cui sono liberi di essere se stessi senza rischio di essere giudicati. Credo che sia importante anche dire che, sebbene la storia sia ambientata in una realtà diversa, i personaggi sono gli stessi di Terra-616. Sono cambiati perché lo ha fatto il contesto attorno a loro.

Thompson – Ci siamo presi molto tempo per costruire i nostri gruppi mutanti e abbiamo pensato a lungo a come svilupparli in maniera organica. Quando è stato il turno di Marvelous X-Men abbiamo costruito una matrice di personaggio e abbiamo studiato le personalità dei nostri eroi dentro Terra-616, il modo in cui sarebbero dovuti cambiare alla luce della storia che avevamo progettato. Abbiamo osservato il loro passato per capire come sarebbero diventati, a partire da chi erano all’epoca della loro creazione.

Age of X-Man: Next Gen #1, copertina di Chris Bachalo

Nadler – Io e Zac facciamo sempre più ricerca possibile prima di scrivere. Ormai è una fase essenziale del nostro processo creativo, perché ci permette di capire cosa stiamo per creare. Per quanto attiene gli X-Men in particolare, abbiamo iniziato leggendo alcuni dei grandi eventi più recenti… House of M, Messiah War, Scisma e, ovviamente, L’Era di Apocalisse e Age of X. Volevamo vedere come gli scrittori che ci hanno preceduti affrontavano determinati argomenti per poi scegliere quello che serviva a noi e prendere ispirazione per il nostro mondo. Dopodiché abbiamo riletto le storie mutanti di cui eravamo innamorati un tempo.

Pertanto, la storia del genere mutante ha un ruolo fondamentale nella narrazione di Age of X-Man. Volevamo che fosse un commento sulla natura della continuity, sulla sua complessità e su come sia facile dimenticarsi qualcosa. In termini di fonti di ispirazione, abbiamo discusso tanto del Miracleman di Neil Gaiman e di Mark Buckingham, del lavoro di Morrison e Quitely sugli X-Men, dell’X-Man di Warren Ellis e Ariel Olivetti e di Supreme Power di J.M. Straczynski e Gary Frank.

Thompson – Una volta che lo sguardo e l’ampiezza dell’evento ci era chiara, siamo tornati indietro a vedere come L’Era di Apocalisse avesse completamente cambiato il paesaggio delle testate mutanti, all’epoca. Partendo da lì, abbiamo cercato di leggere le storie che, da allora, hanno più lasciato il segno nelle vicende degli X-Men. All-New Wolverine di Tom Taylor e David Lopez ha definito il modo in cui abbiamo trattato X-23. X-Men: Red è stato di grande ispirazione. Non era facile costruire la nostra storia avendo l’ottimo lavoro di Taylor come paragone, ma ci è servito per puntare in alto. Volevamo che la nostra storia fosse piena di umanità, quindi anche Vision di Tom King e Gabriel Walta è stato d’ispirazione.

 

Quali perle dimenticate o leggermente ai margini della coscienza collettiva dei lettori sono state riscoperte dai due, in questo lavoro di rilettura? Un titolo che spicca è X-Men: Legacydi Mike Carey, meravigliosa analisi del personaggio di Charles Xavier e dei suoi difetti. Anche District X, di David Hine e David Yardin (inedito in Italia) ha colpito particolarmente i due sceneggiatori che non nascondono anche echi del cinema di David Lynch. Per quanto Age of X-Man sia lontano dall’essere un fumetto horror, presenta una realtà apparentemente patinata e perfetta per poi svelare lentamente le sue inquietanti contraddizioni. Non diversamente da tante sceneggiature del grande regista di Missoula.

 

Age of X-Man: The Marvelous X-Men #1, copertina di Phil Noto

 

 

Fonte: Marvel

 

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