Rughe, Memorie di un uomo in pigiama e La casa sono solo alcuni dei titoli che hanno reso celebre il fumettista spagnolo Paco Roca. La sua poetica, da sempre in bilico tra ironia e malinconia, ha permesso all’autore di imporsi all’attenzione del pubblico con opere di indubbio valore in cui la memoria ha sempre ricoperto un ruolo cardine. In un’epoca che corre veloce verso il futuro, Paco Roca ha l’aria di chi va controcorrente, perso nelle pieghe di un tempo che fu e nel quale è solito ritornare: ricordare per ritrovare se stessi, questo sembra essere il suo adagio.

In occasione di Lucca Comics & Games 2018, Paco Roca è stato ospite dello stand Tunué per presentare il suo ultimo lavoro, Il bivio, nato dalla collaborazione con José Manuel Casan, cantante dei Seguridad Social. Grazie alla disponibilità dell’autore, della casa editrice – in particolare Silvia Bellucci – abbiamo avuto il piacere di intervistarlo.

Un ringraziamento speciale a Diego Fiocco, che ha tradotto per noi le domande all’artista spagnolo.

 

Ciao, Paco, e benvenuto su BadComics.it!
Nelle tue opere precedenti sei sempre stato molto attento a indagare l’animo umano, a cogliere i risvolti e le reazioni dettate dal ricordo. Per “Il bivio”, invece, hai voluto lanciarti in una retrospettiva sulla tua carriera partendo da una chiacchierata con José Manuel Casañ, cantante dei Seguridad Social. Da dove nasce questa scelta?

Ciao a tutti e grazie. Io credo che non ci sia grande discontinuità tra “Il bivio” e le mie precedenti opere. È la prima volta che parlo di me in prima persona senza ricorrere alla finzione ma esponendomi in prima persona, senza filtri. In opere come “La casa” o “Memorie di un uomo in pigiama”, ad esempio, inserivo degli elementi biografici all’interno di un’opera concepita come pura finzione. Ne “Il bivio”, invece, sono riuscito a parlare delle mie paure più grandi legate al mio lavoro grazie al dialogo avuto con José Manuel. Il frutto di questi incontri è la graphic novel che potete leggere oggi.

Quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi che hanno caratterizzato la tua collaborazione con José Manuel Casañ?

L’aspetto positivo è stato sicuramente l’avere qualcuno con il quale confrontarmi durante il processo di lavorazione, con cui condividere i miei dubbi. In fondo, come ho scritto nel libro, creare è sempre dubitare. Ci sono alcuni aspetti che destano preoccupazione in chi fa questo mestiere. Molto spesso mi sono chiesto se fosse possibile vivere decentemente e per un tempo indeterminato facendo il fumettista, situazione non scontata nonostante la tanta esperienza maturata. Questa incertezza è stata al centro del confronto con José Manuel che, come musicista, ha vissuto stagioni più o meno fortunate insieme al suo gruppo: difficoltà legate sia a un calo di vendite della band, sia dovute alla flessione che ha colpito il mercato discografico. Quest’aspetto è stato il legante che ha fatto nascere il libro.

L’unico aspetto negativo potrebbe essere che il libro realizzato, in grado di unire Fumetto e Musica, è un prodotto difficile, non immediatamente collocabile in un genere. Potrebbe incontrare persone appassionate di fumetti e non di musica e viceversa. È un libro che contiene una dose di rischio, ma che valeva la pena fare.

Entrare in contatto con una metodologia di lavoro diversa dalla tua ti ha in qualche modo influenzato?

Ne “Il bivio”, ho raccontato il lavoro che c’è dietro alla realizzazione del mio fumetto, cosa che solitamente non faccio, realizzando così un fumetto non-fiction. Un racconto incentrato sull’azione richiede un tipo di tavole dal taglio cinematografico, ma che forma dare a un dialogo tra due persone sul processo creativo? Questo è stato il mio problema principale. Per risolverlo, ho dovuto utilizzare strumenti insoliti, come le allegorie, per rendere fruibile una conversazione e far sì che essa fosse avvincente per un lettore. In un punto del libro c’è una tavola in cui metto a confronto la mia giornata tipo e quella di José Manuel: è stato bello sottolineare con le immagini il fatto che il mio desiderio più grande è alzarmi senza dover mettere la sveglia e lavorare il meno possibile! [Ride]

Uno degli aspetti importanti per un autore – che viene rimarcato anche nel fumetto – è il non ripetersi. Ne “Il bivio” trovano posto alcuni racconti brevi in cui sperimenti nuove soluzioni artistiche. È questo un primo tentativo di variare il tuo registro stilistico?

Combinare diversi stili grafici è stata sicuramente una delle operazioni più divertenti e funzionali di quest’ultimo lavoro ed è stato necessario per la buona riuscita del libro. Nel disco, José Manuel ha sperimentato diversi generi che avevamo preventivamente scelto. Di mio, ho ripreso degli stili fumettistici che ho adattato ai racconti brevi inseriti lungo il libro. Ogni volta ho dovuto affrontare una sfida diversa nel provare a mescolare stili grafici differenti con il mio e, soprattutto, nell’adattare i racconti stessi alle canzoni di José Manuel. Mi sono trovato davvero bene con alcuni stili adottati, tanto da non escludere che in futuro possa continuare a svilupparne alcuni.

La prossima domanda riguarda proprio quest’ultimo aspetto: ci sono state soluzioni che ti hanno conquistato particolarmente e che magari vorresti riproporre in un futuro non troppo lontano?

Tra i vari stili sperimentati, quello di Winsor McCay mi ha conquistato di più. È uno stile appartenente a un periodo, precedente a quello di Milton Caniff, in cui il Fumetto non era ancora influenzato dal Cinema e che conservava ancora una sua particolare autonomia.

“Il bivio” ha una colonna sonora ben precisa, scandita dalle canzoni di José Manuel Casañ. Tornando indietro a tue opere fondamentali, come “La casa” o “Rughe”, quale sarebbe la colonna sonora che consiglieresti ai lettori?

Sia “Rughe” che “La casa” hanno un forte legame con la musica che ascoltava mio padre: il primo nel periodo in cui era anziano, il secondo quando mio padre era già deceduto. Entrambi hanno una colonna sonora molto particolare e personale, legata a cantanti come Nat King Cole, Glenn Miller e Antonio Machín, un musicista cubano vissuto in Spagna. Ascoltavo questa musica quando lavoravo a “La casa” per entrare meglio nell’atmosfera della graphic novel. Per me è difficile separare i due aspetti, in quanto la Musica ha un incredibile potere evocativo: ogni volta che sento queste canzoni non posso non pensare a mio padre. Viceversa, se penso a mio padre, ho sempre queste canzoni ben in testa.

Dubbi e paure da sempre accompagnano e caratterizzano il tuo lavoro. Nel corso degli anni, hai avuto modo di scavare molto a fondo nel tuo animo. Pensi di essere riuscito a sviscerare tutto o credi che in futuro ci possano essere ancora aspetti della tua persona che vuoi raccontare?

Torniamo un po’ all’inizio di questa intervista, come se avessimo fatto un giro: ogni autore ha un tema principale che unisce quasi tutte le proprie opere. Può cambiare stile, può modificare il modo di esporlo, ma il tema resta sempre centrale nello sviluppo dei suoi racconti. Nei miei lavori, questo tema è la ricerca della memoria, e della ricerca dell’identità attraverso la memoria. Ne “La casa” la ricerca è personale, familiare, ed è stata fondamentale per crescere; “L’inverno del disegnatore” tratta della storia di personaggi che mi hanno influenzato e da cui ho tratto forti insegnamenti e che era giusto riportare alla memoria; la mancanza totale di memoria, infine, era alla base di “Rughe”. In quello che voglio raccontare, la ricerca della memoria serve sempre a individuare la propria identità.

 

Paco Roca e Pasquale Gennarelli

 

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