Grazie a Tunué, a Lucca Comics & Games 2018 abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Enrico Orlandi, L’autore de Il fiore della strega (potete leggere qui la nostra recensione) ci ha parlato delle sue ispirazioni grafiche e narrative, oltre a svelarci qualcosa sul suo prossimo progetto.

Ecco cosa è emerso dalla nostra chiacchierata:

 

Ciao, Enrico! Benvenuto su BadComics.it!
“Il fiore della strega” è la tua prima graphic novel: ci puoi raccontare come sei arrivato a pubblicare questo volume con Tunué?

Ho conosciuto Tunué all’ARF 2015, dove ho presentato loro il progetto e ho fatto un colloquio con Massimiliano [Clemente, direttore editoriale – NdR], il quale si è dimostrato interessato. Ho cominciato a lavorarci a inizio 2016 e l’ho consegnato a fine anno.

Quali pensi siano gli autori e le opere che hanno influenzato maggiormente il tuo stile grafico?

Prendo molto dall’animazione, a partire da Genndy Tartakovsky. Gli sfondi devono molto a un certo tipo di prodotti molto stilizzati, come “Samurai Jack”. Invece per le atmosfere guardo parecchio a Enrique Fernandez: per quanto gli stili siano molto diversi, cerco di rifarmi al modo in cui utilizza il colore. Riguardo ai personaggi, mi ispiro a Jake Wyatt, riprendo la sua stilizzazione dei volti o della figura umana. Il mio tratto è ancora un po’ immaturo, ma spero di perfezionarlo con il tempo.

Nel genere fantasy, invece, quali sono le opere che apprezzi maggiormente e che sono confluite in questo fumetto?

Soprattutto i fantasy per ragazzi come “La Bussola d’Oro”, ho cercato di ricreare quelle atmosfere. Non volevo produrre un fantasy con orchi e orchetti, volevo qualcosa di un po’ più magico. Ho preso molto anche dalle saghe nordiche, la strega deriva dalla mitologia lappone. Anche la dea della morte è una figura di quelle leggende e accudisce all’inferno i bambini mai nati. A causa del freddo e del ghiaccio sono una popolazione isolata, quindi la loro mitologia ha una forte identità.

Mi sembra di aver riconosciuto anche alcuni elementi narrativi da videogioco: per caso, c’è anche qualche titolo di questo medium ad averti ispirato?

Un po’, a livello visivo. Le prime immagini che ho partorito di questo volume mostravano un piccolo guerriero contro un mostro gigantesco. Volevo ricreare la sensazione di essere schiacciati dal pericolo che il videogioco riesce a trasmetterti più di altre arti, perché è una forma d’arte alla quale partecipi in prima persona. Penso a giochi indie come “Hyper Light Drifter” o la serie “Dark Souls”.

Sei già al lavoro sul tuo prossimo fumetto, anche se non ci sembra che sia stato annunciato…

Non è ancora stato annunciato, però il contratto è firmato, quindi si può dire. Non sarò autore unico ma sceneggiatore di un volume disegnato da Gaia Cardinali [autrice di “Viktoria” – NdR], pubblicato sempre da Tunué. Stavolta, però, non sarà un albo della collana Tipitondi ma un cartonato di Prospero’s Books. Si tratta di una rilettura dell'”Orlando Furioso”, quindi un’epica cavalleresca ambientata nella Francia dell’800, anche se aggiorneremo alcune parti della vicenda, visto che noi lo stiamo realizzando nel 2018. Non racconteremo l’intera opera, perché è impossibile – è gigantesca – ma ci soffermeremo su Bradamante e scenderemo nell’intimo dei vari personaggi.

Qual è l’ultimo fumetto che hai amato e che vuoi consigliare ai nostri lettori?

Non ho ancora letto “La saga di Grimr“, di Jérémie Moreau, ma non vedo l’ora di leggerlo. Altrimenti “Gaugin”, di Fabrizio Dori.

 

Il Fiore della Strega, copertina di Enrico Orlandi

 

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