La Marvel affida a Scott Aukerman, comico americano e gran lettore di fumetti, i testi di X-Men: Black – Mojo. Il sito ufficiale della Casa delle Idee l’ha intervistato con domande molto personali sulla passione per i super eroi Marvel che lo hanno ispirato, non solo professionalmente ma nella vita di tutti i giorni. Ecco le sue dichiarazioni più interessanti:

 

X-Men: Black - Mojo #1, copertina di J. Scott Campbell

Ricordo di essere incappato, un giorno, in un tesoro di ristampe di vecchi fumetti, in un negozio di alimentari. Fantastic Four #1, la storia con l’Uomo Impossibile, il numero #50 con Galactus. Quelle furono le mie introduzioni ai personaggi: non solo fumetti del tempo, ma un sacco di ristampe. Almeno fino agli anni Ottanta. Negli ultimi anni delle elementari e alle medie ho raggiunto l’apogeo del mio collezionismo. Lì mi appassionai davvero alla Marvel. Uncanny X-Men nel periodo di Byrne e Claremont. Roger Stern su Spider-Man. Poi John Byrne che passa ai Fantastici Quattro. Dai primi anni Ottanta fino al 1987, fu il mio grande periodo a fumetti.

Spider-Man era senza dubbio il mio preferito. Avrei sempre voluto poter leggere ogni storia su di lui mai uscita. Ma tutto quel che avevo, all’epoca, erano quei libretti tascabili su cui venivano ristampati sei numeri alla volta. Arrivavano fino al numero #35, se non sbaglio. E poi c’era Marvel Tales, che credo riprendesse tutte le sue apparizioni, ma in quelle versioni cambiavano i dialoghi, aggiornando i riferimenti degli anni Sessanta agli Ottanta. Mi dava un fastidio!

 

Spider-Man, la Cosa, i Fantastici Quattro e gli X-Men erano i preferiti di Aukerman. Soprattutto i primi due, in quanto carichi di pathos umano. Inoltre, c’erano sempre delle risate, nelle storie Marvel.

 

Gli autori di Spider-Man che ho davvero amato, Stan Lee, Roger Stern, Dan Slott e Brian Michael Bendis, sono quelli che ne hanno abbracciato il lato divertente. Credo che Chip Zdarsky stia facendo un gran lavoro. Si tratta di una parte importantissima dell’equazione, per me, ed è quella attorno a cui gravitavo quando ero ragazzino, quella combinazione di umorismo e soap opera. Trovare equilibrio fra le due cose è fondamentale. Devi essere sempre abbastanza divertente da leggere, ma anche agganciare il pubblico con le vicissitudini dei personaggi.

 

Un equilibrio che Aukerman trova, ad esempio, nelle stagioni migliori dei Simpson, giocate tra il classico umorismo dei personaggi e il contenuto emotivo delle loro storie. Il personaggio di Mojo, che gli è stato affidato non è uno di quelli che ha più nel cuore, quindi ha dovuto fare diverse ricerche. Il motivo della sua scarsa affezione? In molte delle sue apparizioni, è privo di contenuti emotivi, è solo un personaggio satirico.

 

Nei comics c’è sempre meno romanticismo e credo che la combinazione di battaglie e relazioni interpersonali sia invece quel che più amo nelle storie Marvel. Quando pensavo a Mojo, mi sono chiesto cosa desiderasse il personaggio. Ma avevo anche quest’altra idea in testa, mentre osservavo suoi vecchi disegni: la prova più evidente della sua malvagità è soprattutto la sua bruttezza fisica.

Il fatto che sia grottesco è una specie di scorciatoia per dire ai giovani lettori che sono di fronte a un cattivo, tanto orribile quanto malvagio. Butta male per i bruttini! La cosa accade ovunque, con moltissimi personaggi di finzione. Ogni volta che vediamo qualcuno di davvero, davvero brutto ne siamo spaventati. Ma tutti noi, a volte ci sentiamo brutti. E non credo che questa equazione dovrebbe essere automatica.

 

Glob Herman, eroe orribile a vedersi, è fondamentale nella storia in contrapposizione a questa idea di personaggio. Ottimista e brillante, pur essendo dotato di uno dei più disgustosi poteri mutanti di sempre. Aukerman lo paragona alla Cosa: un essere grottesco con un cuore d’oro senza pari e vedere qualcuno brutto quanto Mojo avere una luce interiore così brillante è uno dei temi più interessanti della storia.

 

 

 

Fonte: Marvel

 

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