Rob Guillory parla di Farmhand, il suo fumetto Image Comics. Suo al cento percento, dato che il disegnatore diventato celebre grazie a Chew si occupa della serie sia come artista che come sceneggiatore. Farmhand ha debuttato a luglio negli Stati Uniti e, poco prima della sua pubblicazione, Newsarama ha intervistato l’autore. E

cco cosa ha rivelato Guillory di questa sua nuova, bizzarra creatura:

 

Farmhand #1, copertina di Rob Guillory

La cosa più spaventosa di passare alla carriera di autore completo è che se il fumetto dovesse essere una schifezza, non avrei un collega da incolpare. Scherzo, ma non del tutto. Non è semplice passare dalla condivisione delle responsabilità ad avere tutto il peso sulle proprie spalle. Che io abbia o meno successo con Farmhand dipende solo da me, e mi ci è voluto un po’ per affrontare il timore di fallire e tentare il meglio che posso, per poi vedere come andrà. Oggi sono orgoglioso di questa storia e credo che mi stia facendo migliorare ad ogni numero.

Farmhand racconta di un fattore del Sud di nome Jedidah Jenkins, colpito da una rivelazione apparentemente soprannaturale che lo conduce alla creazione dei Semi Jedidah. Quando piantati e annaffiati, diventano organi umani. Nel giro di una notte, lui e la fattoria di famiglia diventano un negozio di organi pronti da usare. Guarisce il mondo intero e diventa ricco oltre ogni immaginazione. Poi, tutto va a catafascio, in maniera orribile. La storia parla delle conseguenze catastrofiche dell’invenzione di Jed a livello mondiale e, nello specifico, sui suoi bambini.

Credo che l’idea sia il frutto di una serie di interessi che ho coltivato negli ultimi dieci anni. Sono sempre affascinato e spaventato dalle scoperte scientifiche, tipo le colture di bioingegneria, le manipolazioni del bestiame, la clonazione e le intelligenze artificiali. Allo stesso tempo, da padre di tre bambini, passo ore e ore a ragionare sulle conseguenze delle mie scelte su di loro. Farmhand mette insieme queste due ossessioni.

 

Una storia certamente di fantasia, ma che Guillory non stenta a vedere tradotta in qualche modo in realtà. Dovessero essere legalmente accettabili, certamente qualcuno tenterebbe la strada della coltivazione di organi. Soprattutto in caso di vita o morte. L’autore ha visto alcuni suoi cari passare attraverso momenti difficili, in coda per il trapianto. Non stenta a credere che molti sarebbero disposti a tentare con un organo clonato.

 

Farmhand #2, copertina di Rob Guillory

Ezekiel, il figliol prodigo di Jedidah, torna alla fattoria con la sua giovane famiglia appresso. Al nucleo di Farmhand, c’è la storia di una famiglia che cerca di guardare avanti, sulla via della riconciliazione, mentre i demoni del passato la fanno a pezzi. In questo caso, la famiglia Jenkins affronta il vaso di Pandora scoperchiato dai semi.

Hanno dato a Jed fama e fortuna, ma anche mostruose complicazioni ai suoi cari e alla loro comunità. Zeke è al centro di tutto questo, diviso tra il desiderio di perdonare suo padre e la sensazione istintiva che papà sia un serpente nascosto nell’erba. Un rapporto complicato, come spesso è quello tra padre e figlio.

Zeke è uno che ne ha passate tante e lo vedremo, in parte, nel primo arco narrativo. Ha un passato di dipendenze, ma non posso dirvi di più. Il fantasma di suo padre lo perseguita, oltre ai suoi demoni personali. Cerca di guardare avanti, ma l’ironia della sorte fa sì che questo significhi tornare indietro, ai luoghi della sua infanzia.

 

Anche Taylor Wells, già colorista di Chew per oltre quaranta numeri, lavora sulla serie. Tra lei e Guillory c’è ovviamente molta familiarità professionale, e nessuno, secondo l’artista, conosce meglio il suo stile di disegno.

Nel descrivere Farmhand, l’autore parla di una serie con tanto cuore, un bell’intrigo e qualche spavento dietro l’angolo: il miglior fumetto sugli organi coltivati in fattoria che abbiate mai letto.

 

 

 

Fonte: Newsarama

 

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