Batman Ninja, poster

Il Cavaliere Oscuro in pura salsa nipponica, come non lo abbiamo (quasi) mai visto. È questa la premessa dietro a Batman Ninja, film d’animazione targato Warner Bros. e DC Entertaiment, diretto da Junpei Mizusaki (Le bizzarre avventure di JoJo), con sceneggiatura firmata da Kazuki Nakashima (Kill la Kill) e animazioni di Takashi Okazaki (Afro Samurai). Un lungometraggio “made in Japan” praticamente nella sua totalità, considerando la colonna sonora di Yuugo Kanno, ma con un cast di personaggi partorito dall’immaginario americano, anche se ormai sdoganato nella cultura pop internazionale.

Batman Ninja vede il Crociato Incappucciato fallire nel suo tentativo di sventare un folle piano criminale di Gorilla Grodd. Conseguentemente, l’eroe si ritrova a viaggiare a ritroso nel tempo, finendo nel Giappone feudale insieme a buona parte della Bat-famiglia e ai suoi nemici più iconici. Qui, Batman deve abbracciare il suo nuovo destino – cosa tutt’altro che facile – per diventare il leader della resistenza che si oppone al folle dominio di Lord Joker, divenuto il dittatore di un mondo unico e spettacolare.

Prima di addentrarci nella nostra analisi, urge una necessaria premessa: Batman Ninja deve necessariamente essere inquadrato nell’ottica dell’animazione, e ancor più di in quella della narrazione giapponese, perché possiede tutti gli stilemi – sostanzialmente archetipici – della cultura del Sol Levante; senza questa prospettiva, il film risulterebbe automaticamente indigesto, per usare un eufemismo.

Non è difficile, d’altro canto, “accettare” un Cavaliere Oscuro tanto differente da quello del canone classico: da decenni la DC Comics ci propone storie – a fumetti e non solo – con iterazioni alternative delle figure del suo pantheon. Sono tantissimi i titoli classificati come Elseworld, nei quali, tra gli altri, abbiamo incontrato un Batman vampiro, pirata e così via. Abbastanza logico, dunque, far rientrare Batman Ninja in questo grande insieme, da collocare nel vasto Multiverso DC.

Batman Ninja

Al netto di tutto ciò, Batman Ninja resta un film sostanzialmente insufficiente a causa di gravi pecche che inficiano drammaticamente la pellicola, portando l’impianto narrativo a collassare su se stesso.

Partiamo dal bicchiere mezzo pieno: come già detto, il lungometraggio importa in un mondo occidentale tutte le caratteristiche più identificabili dello storytelling orientale; aspettatevi dunque di veder combattere Batman e Joker come fossero Naruto e Goku, o di incontrare castelli semoventi ed “erranti” in puro stile Hayao Miyazaki, simpatici (ma poi mica tanto…) animaletti mascotte, fino a un vero e proprio Megazord. Il tutto calato in un contesto che vede andare in scena la sempiterna crociata di Batman e dei suoi alleati contro i cattivi più bizzarri di Gotham City, che si sono spartiti il Giappone feudale sulla falsariga di quanto avviene nella classica saga a fumetti Batman: Terra di Nessuno.

Paradossalmente, non sono gli elementi narrativi più weird a rappresentare le note dolenti: ogni “assurdità” è infatti sostanzialmente giustificata ai fini della storia, considerando le premesse dell’operazione. Ciò che distrugge l’intreccio sono gli snodi narrativi più elementari che permettono il passaggio da un atto della storia all’altro: i “colpi di scena” pretestuosi, frettolosi e a volte davvero insensati a far scivolare metaforicamente la pellicola sulla più insulsa delle bucce di banana. Lo stesso macguffin iniziale, che porta i personaggi a spasso nel tempo e deve poi farli ritornare al loro presente, è un escamotage narrativo privo di mordente.

A livello di design, poco da eccepire: la rivisitazione grafica dei principali protagonisti della mitologia del Cavaliere Oscuro è coerente con quelli che sono gli archetipi della Settima Arte giapponese. Le fisionomie e i costumi presentano tutte le caratteristiche a cui siamo avvezzi grazie a manga e ad anime, ma per quanto ci sia un certo estro nell’atto di “conversione” tra uno stile e l’altro, nulla ci ha fatto saltare sulla sedia per la sua originalità.

Batman Ninja, la locandina

Più interessante, invece, il discorso sull’animazione, indiscutibilmente di buona fattura. A partire dal disegno, curato nei dettagli ed esaltato da una veste cromatica con tinte pastello – spesso fondamentali per conferire una doverosa gravitas emozionale – fino alla dinamica dei personaggi (più apprezzabili nelle sequenze d’azione che in quelle più statiche), lo studio capitanato Okazaki ha indubbiamente lavorato bene. Encomiabili la fotografia e la scenografia: grazie ad abili soluzioni stilistiche e tecniche, il campo visivo è sempre caratterizzato da una notevole profondità che esalta gli scenari e le prospettive.

A conti fatti, Batman Ninja poteva essere molto più. Evidentemente non basta prendere dei personaggi e la loro mitologia e riplasmarli in funzione di una diversa narrazione, se poi si tende a trattare con superficialità le colonne portati che hanno reso grande la Settima Arte giapponese. Non bastano accenni e citazioni buttati là, quasi in modo randomico, per dare una sostanza al racconto.

Batman Ninja risulta essere uno teatrino sì spettacolare ma anche privo di anima: il risultato è una messinscena dimenticabile con protagoniste delle maschere prive di spessore. Disegnate bene, ma pur sempre delle maschere.

Batman Ninja è disponibile per il download nel nostro Paese nello store di iTunes.

 

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