Chris Claremont commenta la decisione di rendere Psylocke un personaggio asiatico all’indomani della rivelazione della decisione Marvel per cui Betsy Braddock è destinata a tornare nel proprio corpo originale (chissà come); lo fa assieme alla scrittrice Claire Napier, sulle pagine di Women write about comics.

Ecco le considerazioni che ne scaturiscono, partendo dall’assunto per cui Claremont intendeva il cambiamento del personaggio come temporaneo e di breve durata: solo il suo successo presso il pubblico lo spinse a mantenerlo oltre.

 

Psylocke, di Alan Davis

La cosa interessante è che la Betsy che io ed Herb Trimpe abbiamo creato, assieme a Brian Braddock, sin da subito, nonostante avesse tutti gli elementi di cui aveva bisogno, nella mia mente e nel mio cuore era visivamente totalmente diversa da quel che Alan e Alan la resero dieci anni dopo. Intendo Alan Moore e Alan Davis, su Captain Britain.

Loro la resero meravigliosa. E dato che la fecero diventare esattamente quel che io avevo in mente quando l’ho creata, non ebbi problemi a prenderla e riutilizzarla nelle storie di Excalibur. Specialmente con quei capelli viola.

Del cambiamento non parlai granché con Jim Lee, perché doveva essere solo per un arco di storie riempitivo. Per lui era un po’ un periodo di prova come disegnatore, prima di prendere possesso della serie. Quindi, avevamo di fronte una storia in tre parti autoconclusiva, prima della sua presa in carico di Uncanny. Il nemico principale sarebbe stato il Mandarino, personaggio fortemente connotato come cinese, in un periodo in cui la Cina negoziava con l’Inghilterra il destino di Hong Kong.

L’idea era di fargli utilizzare uno scagnozzo occidentale non aveva molto senso. D’altra parte, era molto divertente gettare Mojo nella mischia, per incasinare un po’ le cose. In quel periodo stavamo costruendo un po’ il rapporto tra Betsy, Brian e loro fratello maggiore, quindi avevo voglia di affermare che era proprio lei la Betsy che avevo immaginato, quando l’avevo creata. Lei era la sorella maggiore, di cinque minuti, ed era quella che da sempre desiderava essere un super eroe. Era lei l’eroe. Mentre Brian era un intellettuale con la pipa in bocca. E tutto il primo numero doveva girare attorno a lei che, sotto i riflettori, tornava sulla scena come Lady Mandarin.

Uncanny X-Force, variant cover di Milo Manara

Poi, alla fine, quando si sarebbe liberata, sarebbe stata una liberazione letterale. Tutta l’illusione, la facciata fittizia della Betsy asiatica si sarebbe frantumata, scorticata, e lei sarebbe tornata ad essere ciò che era. Perché, nella mia mente, c’era l’eco di quel che Mojo e Spiral le avevano fatto due anni prima, nell’Annual. Gli eventi riprendevano da dove Captain Britain si era interrotto. Lei che diventa cieca. Gli occhi bionici. Continuavo a pensare che dovevo ricordare ai lettori che Mojo le aveva dato quegli occhi artificiali e che spiava nel mondo attraverso di lei.

L’idea era di riportare il personaggio dove lo avevamo trovato all’inizio. Ma poi, osservando quel che Jim aveva creato, dal punto di vista visivo, mi accorsi che lei era veramente straordinaria. Pensai che, diamine, avremmo potuto rimetterla a posto più tardi. Voglio dire, Jim sarebbe rimasto con noi per circa tre anni e poi sarebbe arrivato un altro artista. Allora avremmo sistemato le cose. Nel frattempo, teniamola com’è! E vediamo cosa succede, dove ci porta. A volte hai un piano, a volte segui l’ispirazione. L’unica cosa che non avevo considerato era la possibilità che io sarei finito altrove e Jim no.

Dopo che me ne sono andato e Fabian ha preso in mano la serie, ha visto il cambiamento come una metafora. E ha capito che doveva dargli una spiegazione razionale. Quindi, di fatto, c’è stata una retcon, tramite cui hanno estratto la mente di Betsy dal corpo e l’hanno infilata in quella di Revanche.

 

Claremont confessa di aver avuto ripensamenti sulla scelta, che forse sarebbe stato meglio semplicemente includere nel gruppo un personaggio asiatico, senza manipolazioni di razza di Betsy. Ma sa che ci sono conseguenze impreviste per ogni decisione. Si fa una scelta nel 1988, perché tanto è solo per un po’, senza sapere che trent’anni dopo la sensibilità cambia su una certa questione.

 

Psylocke, illustrazione di Jim Lee

Forse avremmo potuto fare meglio le cose fin dall’inizio, ma, d’altro canto, ho in mente una lunga lista di personaggi che sono caduti in disgrazia semplicemente perché ce ne sono in giro troppi. Nessuno vuole utilizzarli. E poi… Ragionare con il senno di poi è molto facile, specialmente quando lo fai dopo dieci o venti anni dopo. All’epoca sembrava semplicemente una cosa divertente e ha consentito diverse belle interazioni tra lei e Jubilee. Che, ai tempi, era il personaggio davvero asiatico. Solo che doveva avere dieci anni. Incredibile come crescono.

Non ricordo alcuna reazione negativa particolare da parte di lettrici asiatiche. Ma nemmeno di positive, se non che in generale ai lettori piacque la scelta. Perché Jim disegnava dei personaggi follemente attraenti. Credo che decidemmo così anche per portare Betsy fuori da una certa routine. Perché, anche se era una telepate, Betsy era, tra gli X-Men… insomma era l’unica che aveva bisogno di portare un’armatura, per dire. Non era invulnerabile. Il cambiamento di Psylocke era un modo per giocare anche con quel concetto. Ma, di nuovo, questo sono io che gioco con le mie idee vent’anni dopo.

Il vero problema è lo scrittore, che, nella sua arroganza, guarda alle sue storie e pensa: “Questi sono personaggi con cui io posso giocare, storie con cui io posso giocare: se c’è un problema, lo risolverò”. Persino allora, ero convinto che sarei andato avanti vent’anni a scrivere gli X-Men. Era un numero che suonava bene. Magari venticinque, se avessi avuto ancora idee. E pensavo che le avrei avute. Ma non avrei mai pensato che i contrasti del ’91 sarebbero accaduti.

Ecco perché tutto quel casino, tutti quei vicoli ciechi… Io tendo a scrivere mettendo dei concetti sul piatto e poi lasciandoli lì, a riposare, per un po’. Un tot di numeri, finché non mi viene l’idea per risolverli, magari in maniera migliore rispetto alla mia ispirazione iniziale. Non avevo pensato alla possibilità che non ci sarei stato, che non avrei potuto farlo. Quindi sono successe molte altre cose paragonabili, in maniera inaspettata, e io mi sono schiantato contro un iceberg. Sono affondato. E così, tutto è finito fuori dal mio controllo.

Tutto quel che posso dire è che all’epoca sembrava un’idea carina, ma, come direbbe il signor Holmes, attenzione alle conseguenze inaspettate. Gli X-Men ne hanno viste più di quante gliene toccassero.

 

Psylocke, di Greg Land

 

 

Fonte: Women write about comics

 

Consigliati dalla redazione