A due mesi dalla scomparsa di Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli, il Future Film Festival celebra uno dei registi più importanti dell’animazione giapponese, adorato in patria ma meno conosciuto in Occidente, spesso messo in secondo piano rispetto al collega e amico Hayao Miyazaki.

Su BadComics.it ne approfitteremo per parlarvi dei suoi lavori cinematografici, tra i quali spiccano diverse opere fondamentali che vale assolutamente la pena recuperare, tralasciando invece le serie animate, più note nel nostro Paese grazie ai numerosi passaggi televisivi (Lupin IIIHeidi, Marco dagli Appenini alle Ande, Conan il ragazzo del futuro, Anna dai capelli rossi).

 

Ci sentiamo di dire che La grande avventura del piccolo Principe Valiant, esordio sul grande schermo di Takahata, è il film che ha definito l’animazione nipponica per come la conosciamo oggi. Prima dell’estate 1968, infatti, gli studi giapponesi producevano opere per un pubblico infantile, cercando di inseguire i successi americani dei film Disney; con questa pellicola lo staff decise invece di tentare una strada differente, fornendo una nuova estetica ai personaggi, dalla quale deriva la maggior parte degli anime odierni, e mettendo insieme una storia in grado di attirare anche il pubblico adulto.

La Grande Avventura del Piccolo Principe Valiant

Toei desiderava però un film per bambini, e questo contrasto causò continui tira e molla tra produzione e animatori, portando la lavorazione della pellicola a tre anni, rispetto agli otto mesi previsti. Quando il progetto uscì nelle sale nipponiche, il marketing si rivolse principalmente a un target giovanile, con uno scarso successo e il ritiro dai cinema dopo soli dieci giorni di programmazione.

Rivedendo oggi La grande avventura del piccolo Principe Valiant, a cinquant’anni dalla sua realizzazione, è impossibile non accorgersi della sua potenza innovativa e della sua ricercatezza visiva, superiore a tutto ciò che era stato realizzato nel Paese del Sol Levante fino a quel momento.

Sin dai primi istanti, lo spettatore viene catapultato nel mezzo dell’azione, con Valiant impegnato in una violenta lotta contro un branco di lupi, armato solo della sua accetta legata a una fune (così da poterla lanciare e recuperare facilmente). In pochi minuti, il protagonista riesce ad avere la meglio, incontra un gigantesco golem di roccia, ottiene una potente spada e assiste alla morte del padre. Il ritmo della storia risulta invidiabile anche per un film odierno, e si ha quasi l’impressione che si stia assistendo al riassunto di una serie animata, tanto la trama è densa di eventi.

La storia segue il classico schema del cammino dell’eroe, con Valiant pronto a intraprendere un viaggio per sconfiggere Grunwald, il demone responsabile della morte di suo padre, intenzionato a conquistare il mondo. Nel suo cammino, il ragazzo viene accolto in un villaggio di pescatori, dove un fabbro si offre di forgiare la sua nuova spada, rendendola talmente potente da poter uccidere il suo avversario infernale.

La figura più interessante della storia è Hilda, misteriosa ragazza che inizialmente sembra rivestire il ruolo della classica fanciulla da salvare e che si rivelerà essere invece la sorella di Grunwald, combattuta tra la volontà del fratello e la missione di Valiant (l’antagonista in preda ai sensi di colpa che passa tra le fila dei buoni è oggi una figura archetipica negli anime). Takahata ha ammesso di essersi ispirato alla guerra in Vietnam per costruire il contesto del film, e per tratteggiare Hilda il regista ha immaginato come dovesse sentirsi un soldato americano durante il conflitto nel Sud-est asiatico.

Gli accorgimenti voluti da Toei per attirare il pubblico più giovane sono evidenti, e qualcuno potrebbe trovarli persino fuori luogo: Valiant ha un orso come amico, mentre Hilda è accompagnata da un gufo bianco e da uno scoiattolo, tutti animali parlati percepibili come elementi estranei ai toni generali del film. È interessante notare come, con il passare degli anni, gli anime abbiano continuato a inserire presenze di questo tipo, anche nelle opere più adulte, scoprendo come integrarle sempre meglio ad atmosfere adulte.

La grande avventura del piccolo Principe Valiant utilizzò il doppio del budget inizialmente stanziato, ma, pur essendo lontano dalla cifre dei film americani, il risultato offre un livello qualitativo stupefacente. La regia virtuosistica e l’approfondimento psicologico dei personaggi non hanno precedenti in un lungometraggio animato. Si tratta dunque di un’opera imprescindibile per ogni appassionato di anime, non celebrata quanto meriterebbe.

Fortunatamente, pochi mesi fa, Dynit è tornato a distribuirla in DVD e Blu-ray, permettendo così anche agli appassionati italiani di recuperare facilmente questa pietra miliare dell’animazione giapponese.

 

La Grande Avventura del Piccolo Principe Valiant