Lupin III: Il violino degli Holmes, copertina di Gianmaria Liani

A cinque anni da Alis Plaudo, scritto dai Kappa Boys e disegnato da Monkey Punch, nel 1999 si creò un nuovo ponte tra Giappone e Italia per un progetto ancora più ambizioso dedicato a Lupin III: una storia lunga che potremmo definire una graphic novel, o, come è scritto in quarta di copertina, “un lungometraggio a fumetti”.

È infatti evidente l’intento di replicare la struttura narrativa dei film cinematografici e degli special televisivi che da pochi mesi avevano iniziato a essere trasmessi anche in Italia. Per trasmettere quest’idea anche al lettore più distratto vennero addirittura inserite quattro tavole che simulano una sigla iniziale, le più virtuosistiche di tutto l’albo, suggerendo inquadrature e movimenti di macchina psichedelici attraverso silhouette e incastri di forme.

Nonostante Il violino degli Holmes sia fortemente debitore delle numerose opere d’animazione che hanno per protagonisti Lupin e compagni, in qualche modo le ignora andando a ricollegarsi direttamente all’epilogo del manga originale, come a voler prendere in considerazione solamente il medium cartaceo.

Tutto comincia con un Zenigata versione hard boiled che riflette sul periodo trascorso senza la sua nemesi, per poi riprendere con entusiasmo la caccia dopo aver scoperto che è ancora in vita. Lupin, infatti, è sulle tracce del violino utilizzato dal popolare detective di Baker Street, che pare sia dotato di poteri sovrannaturali. Lo strumento in questione, però, è stato diviso in diversi componenti sparsi per il mondo, e per trovare uno di questi il Ladro Gentiluomo in giacca rossa raggiunge addirittura la pronipote di Sherlock Holmes, una giovane investigatrice dotata di un intuito non all’altezza del suo cognome.

La storia è stata scritta da Andrea Baricordi, uno dei Kappa Boys, che aveva già collaborato con il disegnatore Gianmaria Liani per il fumetto Lambrusco e Cappuccino. La sceneggiatura celebra la natura italiana dell’avventura rendendolo il Pinocchio di Collodi un elemento sempre più importante nel corso della vicenda. Purtroppo, l’intento di emulare un lungometraggio (o magari suggerire agli animatori nipponici la trama per un futuro progetto animato) non appare riuscito appieno: si nota una componente action abbastanza ridotta e concentrata perlopiù nel finale; la tavole sono inoltre meno dinamiche e sperimentali di quelle di Monkey Punch, seppur con alcune sequenze piacevoli e ben congegnate e mantenendo una struttura “all’italiana” più inquadrata; infine, il character design ha una qualità altalenante, rivelandosi particolarmente azzeccato per quanto concerne il protagonista ma decisamente meno ispirato relativamente a Fujiko.

Lupin III: Il violino degli Holmes è dunque una piacevole lettura, più soddisfacente dal punto di vista narrativo che da quello grafico e in grado di mostrare il protagonista sotto una nuova luce, chiaramente influenzata dalla matrice tricolore pur rimanendo coerente con le opere giapponesi. Un buon progetto editoriale, sia per la sua qualità che per quanto riguarda la risposta del pubblico, tale da giustificare la produzione di altri albi simili; dopo un paio di anni, Kappa Edizioni avrebbe infatti avviato Lupin Millenium, una serie di fumetti realizzati da autori nostrani, rinsaldando il legame tra il personaggio e l’Italia, che anni dopo avrebbe addirittura portato alla produzione di un’intera serie animata ambientata nello Stivale.

 

CHRONO LUPIN III:

 

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