Dopo aver fatto quattro chiacchiere con loro in occasione dell’ultima edizione di Lucca Comics & Games, ritroviamo Marco B. Bucci e Jacopo Camagni, i creatori di Nomen Omen, apprezzata serie originale Panini Comics.

Il motivo è presto detto: in occasione dell’imminente Napoli Comicon 2018 (28 aprile – 1° maggio) verrà presentato uno speciale interludio della serie all’interno del survival kit dell’evento; tutto ciò in attesa del secondo volume, previsto per la prossima Lucca Comics.

Bucci e Camagni stanno dunque per raccontarvi qualcosa in più sul sempre più grande universo narrativo da loro creato, e per l’occasione vi mostriamo in esclusiva la copertina di Nomen Omen: Interludio e una vignetta dell’albo. Ringraziamo gli autori e lo staff di Panini Comics per la loro disponibilità.

 

Ciao, ragazzi, e bentornati su BadComics.it!

Bucci – Ciao a te!

Camagni – È sempre un piacere!

A Napoli Comicon 2018 si troverà un interludio di “Nomen Omen”: dove ci porterete con questo speciale?

Bucci – La trama di “Nomen Omen” si estende prima e dopo gli eventi narrati nel primo volume. La vicenda di Becky non è che uno dei capitoli finali di una storia ben più grande che sottintendiamo spesso nelle parole dei protagonisti e che in questo “Interludio” possiamo, in parte, svelare. Si tratta di un tassello importantissimo del passato e di un retroscena imprescindibile del presente.

A livello narrativo, quale necessità vi ha spinti a firmare questo “capitolo 1.5” in attesa dell’uscita del secondo volume?

Nomen Omen: Interludio, copertina di Jacopo Camagni

Camagni – Una storia che parla di altre storie incarnate ci spinge a cercare sempre nuovi formati. Il citazionismo, la metanarrazione, il racconto del racconto (nel racconto), è alla base del progetto stesso. Per questo nascondiamo parti della storia fuori dai volumi “principali”. Scene, eventi e dialoghi sono disseminati in una caccia al tesoro che mira a raccontare una vicenda su due livelli differenti: quello di chi compra, entusiasmandosi, i volumi regolari e quello di chi ci segue dappertutto, spingendosi oltre.

Su Instagram, per esempio, si possono trovare indizi rivelatori nelle foto che pubblica Becky, la protagonista della nostra storia. Tra le pagine dei racconti di “Nomen Omen”, “The Fall”, che pubblichiamo su Issuu e sulla nostra pagina Facebook c’è il passato dei personaggi e anche quello che sta succedendo tra il primo e il secondo volume.

Ma, in effetti, in questi volumetti extra di formato comic-book, come “Capitolo Zero” e “Interludio”, raccontiamo punti focali di storia.

“Nomen Omen” è una storia ambientata in più mondi, come anche “Interludio” sta a testimoniare. Quanto è importante – e impegnativo – per voi edificare un universo narrativo così espanso? E a cosa guardate, come fonte d’ispirazione? 

Bucci – Fantàsia della “Storia Infinita” di Michael Ende, le Terre del Sogno di “Sandman” di Neil Gaiman o l’Immateria di “Promethea” di Alan Moore sono i luoghi che più assomigliano a quello che abbiamo immaginato e rappresentato all’inizio di questo “Interludio”.

Nel nostro mondo, però, convivono anche le atmosfere dei viaggi onirici del “Doctor Strange” di Steve Ditko, le creature di “Hieronymus Bosch” e di Leonora Carrington, così come le architetture di Maurits Cornelis Escher. Rubando l’aria che si respira nei paesaggi pre-raffaeliti.

Insomma, non giriamoci attorno: mi piacciono i ritagli di paesaggi, i collage di mondi e le mescolanze di scenari. Per me descrivere un luogo è come costruire un personaggio. Dapprima lo ipotizzo, poi lo conosco e infine ci vivo dentro.

Nella realtà di “Nomen Omen” non sembrano esistere personaggi “bianchi e neri”. Non ci sono eroi e non ci sono villain, nel senso più classico del termine: nonostante sia una storia fantasy, quando è importante per voi dar vita a una caratterizzazione quanto più realistica possibile dei protagonisti? E perché?

Bucci – Parliamo proprio del ruolo che si ricopre all’interno di una storia. Del fatto che involontariamente siamo eroi nelle storie di qualcuno e villain in quelle di qualcun altro. Sia Fer che Lady Macbeth, dopotutto, sono gli “alleati” di Becky, la nostra protagonista, ma di certo non hanno un ruolo positivo nella storia dalla quale provengono.

Quindi come capire di chi fidarsi in “Nomen Omen”? È molto difficile, come nella realtà. Soprattutto ora, tra il primo e il secondo volume, perché tra poco avremo modo di capire quanto la divisione tra bene e male tipica di una certa parte del fantasy sfumi fino a scomparire. Inoltre amiamo i personaggi immaginari che soffrono come personaggi reali, quindi…

Jacopo, da un punto di vista artistico, quella di “Nomen Omen” dev’essere stata una sfida impegnativa, anche per un artista navigato come te. Al netto della fatica, quanto è appagante dar vita a un intero universo di tua creazione? 

Nomen Omen 0, copertina di Jacopo Camagni

Camagni – È qualcosa che aspettavo da tanto. Poter dar vita a personaggi che ho dentro da così tanto tempo è bellissimo e terrificante al tempo stesso. C’è la gioia del poterli vedere finalmente prendere vita e al contempo il timore di non rendergli abbastanza giustizia dal punto di vista grafico per i motivi più imprevisti e disparati.

Le parole di Marco hanno bisogno di una certa qualità in fatto di resa visiva e, detto sinceramente, mi sento sempre in difetto rispetto all’aspettativa che le sue sceneggiature creano.

Detto ciò son particolarmente fiero del modo in cui siamo riusciti a gestire l’uso del colore, trasformandolo in una vera e propria chiave di lettura, se non addirittura in un linguaggio. Con questo “Interludio”, dopo il bianco e nero di Becky, il colore della magia e il colore dei sogni, aggiungiamo un ulteriore (ultimo?) livello di lettura per quanto riguarda la nostra visione. Non vi anticipo altro.

Come ricordavate, Becky vive anche in altri luoghi – come la sua pagina Instagram – in equilibrio su quella sottile linea che separa la realtà dall’immaginazione. Che obiettivo vi eravate prefissati nel rompere in questo modo la Quarta Parete? E che tipo di feedback state ricevendo, al riguardo?

Bucci – Ci piacerebbe poterti dire che Becky è solo la protagonista di “Nomen Omen”, che i suoi problemi e tutto ciò che prova in questo momento siano solo il frutto di un “progetto”. Rebecca Kumar è invece una persona che vive e patisce davvero quello che noi raccontiamo. Una creatura che di giorno in giorno riporta un diario dei propri sogni e che si sta facendo sempre più cupa e dura con se stessa.

Il suo profilo era privato. La nostra colpa è stata quella di divulgarne l’esistenza e di volerne raccontare la storia mentre essa accade. Non siamo i suoi autori. Io sono il suo biografo e Jacopo il suo ritrattista, tutto qui. Questo affinché rimanga qualcosa di quella straziante storia che Becky sta vivendo.

Un’obbligatoria domanda finale: come procede la lavorazione del nuovo volume di “Nomen Omen”? Potete anticipare qualcosa sul secondo capitolo dell’opera ai nostri lettori?

Camagni – Il secondo volume procede bene, spedito quanto basta per esser tra le vostre mani in tempo per la prossima Lucca Comics e festeggiare insieme Samhain (Halloween, per chi non lo conoscesse). Posso dire che il periodo d’uscita non è casuale ed è collegato a doppio filo con la storia.

Posso sbilanciarmi oltre dicendo che, a mio avviso, ci siamo spinti oltre i limiti del primo volume. Sono davvero contento che Panini ci abbia permesso di procedere senza condizionamenti o tagli. Anzi, ci incitano! Ci provocano! Quando ho letto nero su bianco certe cose sulla sceneggiatura prima di consegnarla per l’approvazione ho temuto il peggio! E invece…

 

Nomen Omen vol. 1: Total Eclipse of the Heart, di Marco B. Bucci e Jacopo Camagni - Panini Comics

 

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