Durante l’ultima edizione di Più libri più liberi, fiera letteraria svoltasi a Roma lo scorso dicembre, siamo tornati a fare quattro chiacchiere con Stefano “S3keno” Piccoli – autore molto attivo in Tunué e co-fondatore dell‘ARFestival – questa volta in merito al progetto Stagioni: quattro storie (e mezza) per Emergency, da lui ideato.

 

Ciao, Stefano! Bentornato su BadComics.it!
In cosa consiste “Stagioni: quattro storie (e mezza) per Emergency”?

È un volume a fumetti edito da Tunué e arrivato in libreria il 30 novembre, il primo libro per Emergency che si fa portavoce dei valori da essa espressi: diritti umani, diritto alla sanità con cure gratuite in zone di guerra e molti altri. Affronta tematiche vicine alla ONLUS fondata da Gino Strada, come guerra, emigrazione e povertà, tutte molto attuali.

Una delle quattro storie parla proprio delle ragioni delle migrazioni dalle zone di guerra e l’assurdità dei conflitti e delle mine antiuomo (l’arma che provoca più danni al corpo di un essere umano), che rappresentano uno dei motivi che hanno portato Emergency ad aprire ospedali in Sierra Leone, nella Repubblica Centrafricana e in Afghanistan, perché lì arrivano persone con gli arti recisi a causa delle esplosioni.

Qual è stato il tuo ruolo nella realizzazione del volume? 

Ho coordinato i lavori, oltre ad aver disegnato una delle quattro storie. Sono dentro Emergency da tantissimi anni, e non a caso è stata il primo partner solidale per l’ARFestival, che è stato un po’ il seme di questo progetto. Il discorso è nato infatti da quel primo passo che Emergency fece nel mondo del Fumetto con le T-shirt di Zerocalcare, Gipi, Sio e Giacomo Bevilacqua.

Com’è nata l’idea di questa collaborazione? 

La reciproca conoscenza e stima, insieme alla scoperta da parte di Emergency del Fumetto come linguaggio immediato e potente, ha fatto sì che un giorno, mentre ero a pranzo con Antonio Bruscoli (medico chirurgo che attualmente lavora in Sierra Leone e scrittore di due libri) e Mario Spallino (attore teatrale che fa spettacoli per Emergency in scuole e teatri), si parlasse dell’idea di trasformare i loro racconti e scritti in fumetti.

Fondamentalmente, il progetto con loro è scaturito dal fatto che Antonio e Patrizia Pasqui (moglie di Mario e autrice dei suoi testi) ci regalarono due racconti ciascuno, per un totale di quattro. È nato come progetto solidale, di gruppo.

Perché proprio le stagioni? 

In realtà, nei quattro racconti non si fa mai riferimento diretto alle stagioni vere e proprie. È stato un nostro vezzo, perché erano quattro racconti con altrettante scale cromatiche, che rappresentano le quattro stagioni: un gioco, un libro per “tutte le stagioni”.

Non abbiamo chiamato sceneggiatori di fumetti, ma persone che operano dentro Emergency, a cui si è aggiunto un terzo scrittore: Roberto Maccaroni, un infermiere che lavora in Afghanistan. Hanno scritto per noi questi racconti in prosa, che andavano poi sceneggiati e disegnati.

Chi hai coinvolto nel progetto?

Ho chiamato a raccolta delle persone a cui mi sentivo umanamente vicino, idonee a questo progetto. I primi che ho sentito sono due miei soci ARF, ossia GUD e Paolo Campana, con il quale lavoro da una vita e che non disegnava da parecchio (erano più di dieci anni che non pubblicava qualcosa).

E poi Simona Binni, che adoro come essere umano e come artista. Insieme abbiamo trasformato quattro racconti in quattro storie a fumetti, a cui poi si è aggiunta una quinta, di Roberto Maccaroni, che è stata realizzata da Francesca Carità e Marco Rocchi.

Come hai impostato il lavoro?

Il volume ha avuto una lavorazione intensa, perché dovevamo mettere in contatto una ONLUS, con tutte le sue dinamiche, e una casa editrice, che ne ha di differenti. Le abbiamo fatte conoscere e dialogare, con Tunué che ha poi fatto un ottimo lavoro di packaging.

I ricavati del volume andranno al Centro Chirurgico e Pediatrico di Goderich, in Sierra Leone, dove lavora Antonio Bruscoli. Da sempre, se si lavora con Emergency, si lavora a singoli progetti; come fu per le T-shirt ARF finalizzate al programma Italia di Emergency.

Puoi parlarci delle singole storie?

La mia, “Fidanzati della morte”, si svolge nell’Italia del dopoguerra e racconta delle squadre di sminatori civili. Eravamo talmente pieni di mine antiuomo che l’Esercito Italiano ha dovuto impiegare i civili per coprire tutto il territorio, dopo che gli Stati Uniti ci dissero sostanzialmente di cavarcela da soli.

Quella di Simona Binni si svolge in Africa, così come quella di Gud, che va dall’Africa all’Italia. Quella di Ottokin parla della tremenda epidemia di Ebola avvenuta in Sierra Leone. Quella di Francesca Carità, Marco Rocchi e Roberto Maccaroni affronta in maniera più delicata la posizione dell’immigrato, e parla di come li dobbiamo chiamare. Magari per nome. Queste storie compongono un affresco di tematiche differenti ma accomunate dai principi base di Emergency.

Che ne pensi del risultato finale?

Siamo orgogliosi e felici di questo libro. Tunué ci ha dato il massimo supporto, anche loro sono orgogliosi di questo lavoro. E poi Emergency è davvero contentissima.

Tra i miei fumetti, credo sia il più bel volume che abbia mai tenuto il mano per qualità della carta, della stampa e dei contenuti in sé. E poi mi rispecchia. Non sono un autore prolifico, e negli ultimi anni ho preso questa onda che mi motiva molto: lavorare su progetti con un fine che vada oltre il fare Fumetto.

 

Stagioni. Quattro storie (e mezza) per Emergency, di AA.VV. (Tunué)

 

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