Immaginate di avere appena comprato un Lego. Una bella scatola. Se siete dei nostalgici e avete un’età sulla trentina, immaginate di avere finalmente per le mani la nave spaziale di Ice Planet. Ve la ricordate? Blu e bianca, con le finiture rosse. Eccoci. Con sorpresa scoprite che nella scatola non ci sono proprio tutti tutti i pezzi. Ne manca qualcuno. Qualcuno della parte esterna, della scocca della nave. Qualcuno che dovrete sostituire con altri, che avete recuperato da vecchie scatole di Lego sfuse e da altri modelli, andati parzialmente distrutti o perduti. A volte, sostituirete una fila da sei con due pezzi da tre. In un paio di casi, ci sarà un evidente pezzo blu non simmetrico con il suo corrispettivo bianco dall’altro lato. Ma, comunque, sarete riusciti ad assemblare tutta quanta la navicella spaziale Ice Planet. Complimenti.

Justice League è proprio come il vostro Lego. Non ci sono proprio tutti tutti i pezzi, ma funziona. Finalmente un film DC ci emoziona, ci diverte e ci manda a casa soddisfatti, senza troppi compromessi e sebbene non manchino alcune possibili critiche a una sceneggiatura molto frettolosa, a una recitazione non sempre all’altezza, a scene d’azione piuttosto confuse di cui ci siamo francamente stancati da tempo. E a uno dei più brutti villain cinematografici dei cinecomic di ogni epoca. Steppenwolf è un mostrone bidimensionale discutibilmente realizzato in CGI che ricorda i personaggi più deformi di certe edizioni di Mortal Kombat. Lo zio di Darkseid avrebbe meritato di meglio.

Per fortuna, non è nessuno dei personaggi principali di questo film, che diverte soprattutto perché funzionano i suoi protagonisti. Pur senza stupire. Il Batman di Ben Affleck è il leader riluttante che ci aspettavamo, con il suo tormento sempre sottotraccia e un coraggio e una forza morali che operano dietro le quinte, nell’oscurità. L’Aquaman di Jason Momoa, più attore e più convincente che in passato, è il buono e burbero che ci era stato promesso e che non poteva mancare in questo team storico. Il Flash di Ezra Miller è una matricola dalle enormi potenzialità ancora tutte da scoprire, entusiasta e divertito nel suo essere totalmente fuori luogo. Cyborg, interpretato da Ray Fisher, è molto più funzione narrativa che personaggio. Peccato, perché meriterebbe di meglio, ma siamo certi che i temi che lo riguardano, solo accennati in questo film corale, saranno sviluppati altrove. E poi c’è Wonder Woman, che è Gal Gadot e che fa sembrare il mondo tutto bello, quando sorride. Anche se non sempre l’attrice israeliana è all’altezza del suo titolo. Di attrice, intendiamo.

Ma Justice League è divertente, nelle dinamiche non originali e classicissime tra i personaggi. Intrattiene senza problemi sin dalle prime battute e, nel solco del film dedicato alla principessa di Themyscira, non si prende terribilmente sul serio, ma rimane leggero e dinamico per tutto il tempo. Accantonate le atmosfere narrative cupe e riflessive di L’Uomo d’Acciaio e Batman v Superman, abbandonata la magniloquenza dei temi pseudo-teologici, questo terzo film DC firmato Zack Snyder ha meno peso da reggere sulle spalle e, anche grazie a questo, evita di cascare rovinosamente e infrangersi.

Merito dell’ironia, ben collocata ma non sempre riuscitissima, portata da alcuni personaggi, Flash su tutti. Merito anche di una regia per nulla snyderiana, se non per alcuni tratti del film molto ben riconoscibili. Non i migliori, secondo chi scrive. In effetti tutto sembra un po’ disconnesso, nella trama e nella narrazione di Justice League. Si sente che è il frutto di più mani, che ha subito revisioni e rimaneggiamenti. Ma l’impressione è che siano serviti a mantenere basso il carico retorico della pellicola, a rendere tutto più scorrevole e leggero. Una scelta che alla fine paga.

Paga anche se i tanti comprimari che appaiono e che intervengono hanno giusto il tempo di interagire con gli eroi e con il loro mondo, in una carrellata di eventi non sempre organica. Paga anche se Wonder Woman è relegata a un ruolo tutto sommato non centrale, probabilmente in forza del successo del suo film; Diana cammina ormai con le sue gambe e in vista della saga dedicata al supergruppo DC era quella che meno abbisognava di sostegno. Paga anche se sopravvivono delle ingenuità nella trama evidenti e se ci irrita una strizzata d’occhio al fumetto anni Cinquanta e alla sua ingenuità, che proprio non aveva patria in un film come questo.

Non fatevi ingannare. Ci sono diversi accenni tematici in questo film. C’è il senso di colpa mal riposto di Bruce Wayne, c’è un’anima da ricostruire, c’è un Flash insicuro e inesperto, c’è un Cyborg che ha problemi a riconoscersi e quindi a dominarsi, c’è un principe di Atlantide non abituato a lavorare in gruppo, c’è una semidea che non se la sente di dare ordini e fare da guida, di prendersi responsabilità per gli altri. Il tutto in un mondo minacciato da mostri che si nutrono della paura, un mondo in cui la principale bandiera di coraggio e speranza è morta da poco. Tutto sommato, serpeggia l’idea di fiducia, declinata a seconda dei personaggi e delle situazioni. Ma è un pretesto per raccontare di eroi che affrontano una minaccia. Non ha un vero peso nella trama, e non porta a reali sviluppi. Non c’è tempo per darle un ruolo di svolta, in un film di due ore quasi precise che deve introdurre da zero tre personaggi fondamentali e riportarne in vita un quarto.

Pertanto, prendete Justice League per quello che è: un film d’azione con qualche difetto, che non manca di divertire per davvero in molti momenti e di emozionare per davvero in altri ancora. Si tratta del primo film DC che, a nostro modo di vedere, va visto e accolto con gioia. Non un filmone, ma un prodotto che funziona e che corregge il tiro in maniera importante, anche se non ancora significativa. Con tante sorprese, qualche apparizione che ci aspettavamo, altre che ci hanno stupiti per i modi. E due scene successive a i titoli di coda che sono valse l’attesa. Bene così. Avanti tutta. Ora, più coraggio e idee sempre più chiare.