Per la sua prima storia lunga su PKNA, Tito Faraci decide di sviscerare la figura dell’eroe.
Paperinik è un supereroe, ma finora le sue avventure sono state di stampo più fantascientifico, con misteri che si risolvono dopo un’indagine che si basa su un elemento extraterrestre, ultratecnologico o spaziotemporale. Qualche scena d’azione e stop.
Trauma invece si basa su un lungo combattimento contro un potente evroniano geneticamente modificato, nel quale Paperinik deve raccogliere il suo coraggio per affrontare le sue più grandi paure. La stile narrativo è quella dei comic-book supereroistici, in cui ha un forte peso anche l’uomo comune, o in questo caso il papero comune, che si nasconde dietro la maschera: nonostante la maschera e il costume, è pur sempre il pavido e sfortunato Paperino il protagonista di questa saga, e storie come queste riescono a non far sembrare la situazione del tutto incoerente.
Non sono la Pi-kar e l’esoscheletro che Paperinik guida in questo episodio a fare di lui un supereroe, ma il coraggio. Il coraggio che Paperino riesce a raccogliere per affrontare il ricordo dei bulli che lo perseguitavano ai tempi della scuola. È questa fiamma a muovere l’eroe una volta vestiti i panni di Pk, aspetto sviscerato a fondo in questo episodio.
Una delle cifre stilistiche di Faraci sono le didascalie, utilizzate abbondantemente per esprimere i pensieri del protagonista, sensazioni troppo intime per essere raccontate ad alta voce, nemmeno se confidate a Uno.

Queste riflessioni arrivano al lettore come monologhi interiori, in un numero che ha diverse influenze teatrali. Gorthan, l’ufficiale evroniano che ha creato Trauma e che lo preleva dal Pozzo per portarlo sulla Terra, è un estimatore di Shakespeare e lo cita più volte. Inoltre la storia è strutturata in tre atti, suddivisione forse superflua ma che contribuisce a infondere un’atmosfera epica e lirica a uno scontro che riecheggia la mitologia.
Lorenzo Pastrovicchio, qui al suo esordio pikappico dopo appena due storie Disney e diverse copertine, realizza tavole con una potenza visiva impressionante, in grado di spaziare da scenari gotici a sequenze di azione sfrenata, il tutto sempre facendo risaltare l’espressività dei personaggi, in particolare del protagonista che in questo caso mette in campo un ventaglio di emozioni più ampio della norma. Particolare il flashback nel quale ci viene mostrato Paperino a scuola, illustrato come un semplice fumetto di Topolino con un tratto semplice e una colorazione vivace: uno stacco netto col resto della storia, che riesce a ricreare un’altra epoca dove tutto era più semplice all’apparenza, ma c’erano comunque minacce in grado di traumatizzare un piccolo, fragile papero.
Da segnalare anche l’introduzione delle bande rivali di appassionati di Elvis e dell’Impero Romano, un elemento simpatico che arricchisce il dipinto di Paperopoli, ma che in questa storia è sfruttato a malapena e quasi dispiace… ma si tratta solo di un’introduzione di qualcosa che rivedremo già nel numero successivo.