Un Paperinik che scruta il cielo sul cornicione di un grattacielo, con il mantello che è mosso dal vento. Con questa immagine quasi gotica si apre Ritratto dell’Eroe da Giovane, una storia che non ha nulla a che vedere con l’atmosfera cupa della prima pagina, né con la filosofia che ci si potrebbe aspettare dal titolo che cita un romanzo di James Joyce. L’unico elemento della splash page iniziale che ritroviamo nel resto della storia è il mantello fin troppo lungo (dovrebbe essere dotato di un controllo densomorfico come lo Scudo Extransformer perché PK non se lo ritrovi sotto le zampe), una delle imperfezioni grafiche che affliggono questo numero. L’esordio su PKNA di Alessandro Barbucci, in quella che sicuramente era stata la sua prova più impegnativa dopo aver realizzato una dozzina di storie disneyane, presenta infatti qualche espressione umoristica un po’ troppo stilizzata e soprattutto ha il difetto di un’impostazione della tavola a volte disordinata, con vignette disposte all’interno della gabbia della pagina in modo non immediato, per cui capita in più di un’occasione di dover rileggere una sequenza dopo aver compreso l’ordine corretto. Sono piccole sbavature su tavole che comunque non possono non stupire il lettore per lo stile accattivante del disegnatore genovese, con  le sue linee morbide sfruttate sia per i personaggi che per le suggestive architetture futuristiche. Gli occhioni di chiara derivazione manga sono un elemento caratteristico dell’autore, ma in questo episodio riesce a spingersi anche nella direzione opposta, rappresentando superevroniani e battaglie militari dall’aspetto graffiante e ricco di dettagli.

La storia comincia con due normali malviventi da fermare, un’operazione di poco conto per PK, ma si tratta solo di un espediente narrativo di poche pagine che Alessandro Sisti utilizza per catapultare il papero mascherato nel futuro. Sì, perché dopo essere stato coinvolto in due avventure basate sui viaggi nel tempo durante i suoi scontri col Razziatore, questa volta Paperinik si ritrova ad osservare coi propri occhi la Paperopoli del 23° secolo, chiamato per quella che scoprirà essere solo una puntata di una serie televisiva dedicata a lui. Attorno a questa elaborata messinscena troviamo un cast di personaggi ben caratterizzati: il produttore Ducklas Styvsant, il suo assistente Gordon che rivelerà la sua identità di ultimo evroniano sopravvissuto nell’universo, l’attore Burton La Valle, e la droide Geena la cui comparsa è fin troppo rapida e lascia in sospeso alcuni elementi che fortunatamente saranno ripresi e sviluppati in una storia futura.
Per la prima volta PK non ha Uno al suo fianco, ma incontra il suo alter ego del futuro, l’affascinante Odin Eidolon che con la sua aria elegante e pacata è ben differente dall’entusiasta intelligenza artificiale del presente.
In un solo numero viene tratteggiato un futuro credibile e suggestivo, con invenzioni tecnologiche impressionanti come la Pivù. È un mondo fin troppo interessante per essere abbandonato dopo un solo numero, ma gli autori ambienteranno altre storie in questa linea temporale. Ma questa storia rivela alcuni particolari sul futuro della serie che dichiarano esplicitamente alcuni eventi con cui si concluderà la serie, anche se Sisti descrive quanto avvenuto in modo sufficientemente vago da lasciare la libertà di creare nel tempo le storyline che gli autori preferiranno raccontare.

Nel frattempo continua a prendere piede la Pk Mail, nella quale il Pk Team rispondeva in modo sarcastico e dissacrante alle lettere dei lettori, con simpatiche prese in giro come la storica “Poche ragazze da quelle parti, eh?”, tormentone che nasce proprio in questo albo.