Ricordo ancora il 14 marzo 1996. Il giorno in cui uscì PKNA #0.
La campagna promozionale da qualche settimana stava stuzzicando la curiosità dei lettori su “Topolino” con immagini di Evroniani, Razziatore e Xadhoom, accompagnate dalla scritta “Sta arrivando PK”. Ma nessun indizio su chi o cosa fosse quel PK, perciò mi aspettavo un fumetto Disney ambientato in un universo completamente nuovo, di certo non una riscrittura del personaggio di Paperinik.
Compro l’albo e lo leggo. Nel pomeriggio, lo rileggo. Poi, un altra volta, prima di andare a dormire.
Tre volte. Un fumetto letto tre volte in un solo giorno. Non è mai più successo.

Evroniani è una delle storie a fumetti Disney più rivoluzionarie che siano mai state realizzate.
Perché introduce un cambiamento enorme, l’esordio di una serie che in una manciata di anni effettuerà sperimentazioni e racconterà storie che mai i lettori dell’epoca avrebbero potuto aspettarsi da una testata Disney. La rivoluzione si può percepire fin dalle prime pagine: 5 tavole nelle quali un esercito di terribili alieni viola commette un genocidio sul pianeta Xerba, in una sequenza priva di dialogo che viene bruscamente interrotta dall’urlo straziante dell’unica xerbiana superstite. Un incipit inquietante che lascia intendere che Paperinik non dovrà più sventare rapine o arrestare criminali bizzarri, ma fermare una conquista aliena. Non sono alieni buffi, come più volte ne avevamo visti nelle storie con Paperino e Topolino, ma una minaccia che ha preso di mira l’intera popolazione terrestre, con l’intenzione di nutrirsi delle loro emozioni.
Per affrontare i suoi nuovi avversari Paperinik deve cambiare, evolversi. Per farlo deve diventare PK.
Non è solamente un nome differente, ma una nuova versione del personaggio. Non mi riferisco al nuovo armamentario, che accantona le scarpe con le molle e gli altri trucchi di Archimede in favore di armi più efficaci e attrezzature iper-tecnologiche. E nemmeno all’universo in cui il protagonista si muove ora: nonostante la storia sia ambientata sempre a Paperopoli, la maggior parte degli eventi si svolge nella nuova Ducklair Tower e, ad eccezione di qualche rapida apparizione di Paperone e Qui, Quo e Qua inserita per rendere meno brusco il passaggio, non è presente nessuno dei classici personaggi disneyani che già conoscevamo.
La vera evoluzione la si trova nella maturazione del personaggio: ora Paperinik -anzi, PK- è costretto a fare sul serio, a lottare come i più famosi supereroi per sperare di uscire vincitore dai combattimenti. Ovviamente non è un cambiamento che può avvenire in poche pagine: in questa storia, quando il gioco si fa duro Paperinik preferirebbe essere da un’altra parte, ma con gli episodi seguenti gradualmente acquisirà sicurezza e abilità, senza però rinunciare all’ironia che lo contraddistingue.
In Evroniani PK si guarda attorno con stupore, muovendo i primi timidi passi in un mondo che capisce essere più grande di lui e di tutto ciò che ha affrontato fino a quel momento. Fortunatamente al suo fianco c’è Uno, intelligenza artificiale che tra un commento pungente e l’altro trova informazioni e fornisce armi che permettono al papero mascherato di tenere a bada gli spietati invasori.

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Per essere un numero introduttivo, la storia d’esordio riesce a presentare molto bene gli elementi centrali della saga che saranno poi sviluppati negli episodi successivi. Alessandro Sisti ed Ezio Sisto introducono alla perfezione il mondo di PKNA, con una storia divertente che crea un ponte tra l’universo Disney e i fumetti americani di supereroi ai quali vogliono puntare grazie alle molte novità inserite.
Già grazie al formato comic-book i disegnatori hanno la possibilità di rendere più dinamica la narrazione, e infatti le tavole presentano una struttura molto più libera e varia rispetto alle altre storie italiane pubblicate in quel periodo su “Topolino”. Anche la durata è molto più lunga di quanto i lettori del settimanale Disney fossero abituati: l’opportunità di avere una storia intera di 64 pagine, senza alcuna interruzione (abitudine topolinesca di cui una didascalia si prende gioco) permette agli autori di scrivere una sceneggiatura più elaborata e più ricca, potendosi permettere di strutturare la vicenda così da sfruttare in modo intelligente il maggior numero di pagine a disposizione.
Seguendo l’esempio degli altri fumetti di supereroi, come il Daily Bugle nell’universo Marvel e il Daily Planet nell’universo DC, anche Paperopoli ha ora la sua redazione giornalistica: Canale Doppio Zero e Angus Fangus diventeranno presenze fisse del fumetto, con una propria storyline e una potenza mediatica che darà del filo da torcere a Paperinik, influenzando l’opinione pubblica.
Altro elemento di rottura con la tradizione Disney è la presenza di una continuity orizzontale, con spunti narrativi ed elementi che dovranno essere sviluppati nelle storie a venire… Chi è l’aliena sopravvissuta allo sterminio evroniano a inizio volume? Cosa ha costretto Angus Fangus ad abbandonare la Nuova Zelanda? Quale segreto cela Camera 9? Perché il raggio evroniano non ha avuto effetto su Lyla? Si tratta di indizi disseminati per incuriosire il lettore, che ovviamente speculerà a riguardo facendo ipotesi sul futuro. A trasmettere l’entusiasmante, e all’epoca inusuale, sensazione che ci fosse un elaborato quadro complessivo che andava ben oltre quel primo episodio contribuiscono le pagine di articoli redazionali, nelle quali trovano spazio bozzetti e accenni di idee che ritroveremo nei mesi (o nel caso di Urk, negli anni) successivi. Le schede sulle armi e sulla gerarchia evroniana poi approfondiscono alcuni elementi visti nella storia, con un occhio analitico e un linguaggio tecnico più complesso, che evidentemente si rivolgono a un target con un’età media più alta rispetto a quella degli altri fumetti Disney.

Anche graficamente l’albo si differenzia dalle altre produzioni disneyane: già nell’illustrazione di copertina troviamo un Paperinik con un’espressione più dark e matura di come l’avessimo sempre visto, un accenno di computer grafica che sarà una presenza fissa nelle copertine della serie, e una minaccia evroniana che a sorpresa si rivela doppia quando si scopre che l’immagine prosegue sul retro dell’albo.
Alberto Lavoradori ha la responsabilità di presentare visivamente per la prima volta al lettore i molti nuovi personaggi ed elementi della serie: le deformità dei corpi e le sinuosità presenti negli oggetti e nelle ambientazioni colpiscono l’occhio, ricordo chiaramente che sfogliando l’albo lo considerai lo stile più distante dai canoni grafici Disney. Il suo tratto spigoloso si rivelerà poi troppo differente dal look definitivo della serie (in particolare il modello di Lyla sarà meglio definito già dal numero successivo) ma comunque ha contribuito a trasmettere da subito l’idea che PKNA volesse sperimentare e intraprendere strade differenti da quelle percorse fino a quel momento.
Ciò che il disegno di Lavoradori valorizza maggiormente è la tecnologia, con i congegni  evroniani e Ducklair rappresentati con dovizia di particolari. Si tratta forse dell’elemento grafico più adulto, a fronte di uno stile che qua e là mostra ancora le tinte e l’espressività sopra le righe di un fumetto per bambini.
Così come ancora prettamente comica è la risoluzione della storia, con il combattimento finale ambientato sulla terrazza Ducklair che stempera l’iniziale tensione con buffi espedienti grazie ai quali gli evroniani vengono rispediti al mittente.
Di sicuro, anche ad anni di distanza e in una visione complessiva di quello che sarà PKNA, non ci si può lamentare dei toni ancora distanti da quelli definitivi, considerando la quantità di innovazioni introdotte in un solo albo. Di certo gli autori non sapevano ancora quanto gli sarebbe stato concesso osare, e del fenomeno che sarebbe poi diventato PK…